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Cous cous di pollo

In questa quarantena il cibo che ho cucinato più volte è il cous cous di pollo. In famiglia, eccetto mio padre, siamo amanti del brodo. Brodo vegetale, brodo di carne e brodo di pollo. Perciò, ogni volta che mia madre lo prepara, avanza sempre del pollo, così  il giorno dopo preparo sempre un gustosissimo cous cous di pollo, carote e pomodorini. In Sicilia è famoso nella zona di Trapani il cous cous di pesce, ma dato che qui a Milano non abbiamo pesce fresco, preferisco evitare di usare quello surgelato.

Questo è quello di carne che ho preparato circa un mesetto fa.

Il sapore del cous cous è semplice ma molto gustoso. A me piace tostarlo leggermente per dare quella nota croccante al piatto e anche le carote cerco di lasciarle non troppo cotte per conferire più consistenze alla mia preparazione.

E a voi, piace il cous cous? Lo preparate mai in casa? E se sì, in che modo? Sono curiosa di scoprirlo.

Buon appetito a tutti e buona serata.

Ho appena scritto la recensione sulla serie TV Cercando Alaska. La conoscete?

Laura

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Lucinda Riley

Corriere
Lucinda Riley: i miei romanzi rosa contro le «50 sfumature di …

Miei cari lettori. Oggi è successa una cosa stupenda. Ancora mi chiedo come ho fatto a non pensarci prima. Allora, credo che ormai tutti sappiate che Lucinda Riley è la mia scrittrice preferita. Beh, se non lo sapete, è così. Questa mattina mi sono iscritta al suo Readers Club in modo tale che ogni volta mi arrivano le sue news letter. Ma non è finita qui. Le ho scritto sulla mail personale. L’ho trovata un po’ per caso e sotto questa mail c’era scritto di contattarla e che avrebbe fatto il meglio per rispondere. Allora io le ho subito scritto, con un inglese un po’ impacciato, ma credo di essermi fatta capire. Ora attendo una sua risposta che, anche se temo che non arriverà, non smetto di credere che invece possa proprio arrivare a momenti. Ovviamente vi farò sapere. Se volete farvi un’idea su questa autrice potete leggere le recensioni di alcuni suoi libri. Le allegherò alla fine di questo articolo.

Più tardi pubblicherò il ventesimo episodio de Il sogno di Charlotte. Ho il timore che non abbia avuto molto successo. Mancano ancora pochi episodi, giusto un paio per concludere tutto. Ormai Charlotte ha terminato le sue scoperte ed è pronta per prendere una decisione importante che segnerà il suo futuro. Non vi resta che attendere.

Intanto io vi mando un grande bacio 😘 e aspetto i vostri bellissimi e sempre graditi commenti.

A presto,

Laura 🌺

https://wp.me/pbrtXQ-g0

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Il sogno di Charlotte (parte 20)

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Steve era rimasto scioccato dalla rivelazione di Charlotte. In effetti quando l’aveva vista aveva notato qualcosa di familiare in lei e il fatto che fosse piombata lì senza alcun avvertimento gli doveva suggerire che c’era qualcosa che non andava. Ma mai avrebbe immaginato che si trattasse di sua sorella. Solo in quel momento si rese conto della figura che aveva fatto. Aveva tentato di avvicinarsi a sua sorella. Si stava innamorando di lei. È vero, la conosceva da poco, ma davvero Steve quando l’aveva vista aveva pensato di aver trovato la ragazza giusta. Alla fine di questa contorta riflessione, Steve arrivò a concludere che forse l’amore per una sorella superava di gran lunga quello di una ragazza alla sua età.

«Steve, so che ti sembra tutto strano.  Anch’io ho scoperto di avere un fratello e da poco anche una zia. Sono sconvolta tanto quanto te. Avrei dovuto dirtelo subito, ma non trovavo le parole giuste»

«Ho bisogno di riflettere» lasciò Charlotte da sola sul dondolo e corse via dalla festa.

«Aspetta…» lo rincorse Charlotte.

«Che c’è. Cosa credi, che ti accolga a braccia aperte. Sei fantastica Charlotte, ma non lo capisci? Tu sei la figlia perfetta mentre io chi sono? Il bastardo. Mio padre, beh nostro padre, non mi ha mai cercato. Non gli è mai saltato per la testa che magari c’era suo figlio che si domandava giorno e notte di lui, che desiderava un padre, una figura di riferimento. Non dico che dovesse restare con la mamma, ma almeno prendersi la responsabilità di aver generato un figlio con lei.»

«Guarda che non è così. Papà non sa nulla di te, nemmeno che esisti. Tua madre ha scoperto di essere incinta di te quando loro due si erano già detti addio.»

A quel punto Steve arrestò il passo. Charlotte gli mise una mano sulla spalla e gli accarezzò il volto «Steve, so quando tu stia soffrendo, ma lasciami almeno provare. Ci sono tante cose che vorrei raccontarti su di me, sui tuoi fratelli. Ti prego» a quel punto Steve non riuscì più a trattenere le sue emozioni e scoppiò a piangere. Charlotte lo strinse a sé in un abbraccio e i due rimasero così a lungo. In quei pochi istanti Charlotte ripensò ai cambiamenti di quelle settimane. La sua vita era stata sconvolta ma era felice. Ora era più colorata e piena di misteri svelati. I segreti stavano giungendo al termine, ma lei avrebbe continuato a sognare e a fare di tutto per concretizzare quei sogni che avevano preso forma dentro di lei da bambina e che ora pian piano stavano spiccando il volo come tante farfalle alla ricerca della felicità.

Nelle ore che seguirono, invece di tornare a casa, Charlotte e Steve parlarono. Si raccontarono di tutto proprio come due fratelli. «Quindi vai al liceo scientifico? Cosa vorresti fare da grande?»

«Ancora non lo so. Diciamo che sono parecchio bravo con l’informatica, quindi credo mi piacerebbe creare programmi al computer o qualcosa di simile.»

«Guarda io non ne capisco proprio niente. Ho vissuto metà della mia vita senza tecnologia e ora che ce l’ho a disposizione continuo a vivere senza.»

«Qual è il tuo colore preferito?»

«L’azzurro perché?»

«Beh, sono cose che di solito i fratelli sanno. Perciò noi dobbiamo recuperare. Il mio colore preferito è il rosso»

«Il tuo cibo preferito?» e così Charlotte e Steve andarono avanti con una carrellata di domande sui loro gusti personali. Si chiesero di tutto e quando ebbero finito la lista tornarono all’appartamento di Lisa. Lei, non vedendoli arrivare e visto che era già passata la mezzanotte, aveva cominciato a preoccuparsi. Quando sentì suonare al campanello, si precipitò ad aprire. Dagli occhi di entrambi aveva subito capito che suo figlio sapeva già tutto. «Vi lascio soli, io andrei a dormire che sono molto stanca.»

«Sì, certo cara, puoi benissimo andare nella stanza di Steve. A lui troverò un’altra sistemazione»

«Sicuri? Steve per te è un problema?»

«Assolutamente no.» Poi le si avvicinò e le diede un bacio sulla guancia «Notte sorellona»

«Notte» e così Charlotte lasciò madre e figlio soli.

Il giorno seguente Charlotte rifletté a lungo sul da farsi. La cosa importante da fare era presentare Steve a suo padre. Non importava come l’avrebbe presa, ma doveva saperlo. Doveva anche capire cosa avrebbe scelto di fare alla fine di questa lunga storia. Insomma, prima di partire alla ricerca del suo passato, Charlotte aveva messo in dubbio la sua carriera. Era stanca di vivere in quel modo e avrebbe tanto desiderato studiare. Sarebbe riuscita a conciliare le due cose se solo avesse ridotto le sue esibizioni. Era fattibile ma avrebbe comunque dovuto prima parlarne con suo padre.

Insieme a Steve, Charlotte prese la decisione di rivelare la notizia al padre il prima possibile. Così, dopo aver fatto colazione, i due ragazzi salutarono Lisa e uscirono.

Arrivati all’appartamento di Mark, Charlotte fece segno a Steve di aspettare. «Lascia entrare prima me, poi vieni quando ti faccio segno»

«Ok»

«Ciao papà»

«Ciao tesoro. Come stai? Da quando sei partita non mi hai fatto sapere più nulla.»

«Dobbiamo parlare»

«Certo dimmi»

«Quando ti ho domandato se sapevi chi fosse la Lisa di cui parlava la mamma nella lettera, mi hai detto di non conoscerla. Ho scoperto che è sua sorella.»

«Sì, Lisa è la sorella della mamma. Non volevo riportare il passato a galla. Tutto qui. La mamma ha sofferto molto per Lisa. Entrambe hanno sofferto»

«Sì certo immagino. Sei stato tu però a confondere entrambe. Hai spezzato il cuore di Lisa e poi quello della mamma. Non le hai mai rivelato la verità.»

«Ma di che verità parli?»

«Della tua storia con Lisa. Mi ha raccontato tutto, anche di quella notte a Parigi poco dopo che te ne eri andato.»

«Oh, Charlotte è stato solo un momento di debolezza. Non è più successo, te lo giuro. Non vedo Lisa da quel giorno»

«Sì lo so. Ma vedi, papà, a volte basta una sola notte per sconvolgere una vita. Hai messo incinta Lisa e lei anche senza di te ha dato alla luce vostro figlio» dopo alcuni momenti di pausa «Si chiama Steve ed è poco più piccolo di me. Steve entra. Papà ti presento Steve, tuo figlio»

Continua…

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Il sogno di Charlotte (parte 19)

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Charlotte e Lisa passarono l’intero pomeriggio a parlare. Lisa raccontava alla nipote della sua esperienza in accademia e dei risultati che aveva raggiunto come pittrice, mentre Charlotte riassumeva gli anni della sua vita e di quella dei suoi fratelli. Entrambe riconoscevano nell’altra il legame che le univa e in poco tempo ogni ferita aperta si era risanata e ogni barriera divisoria era stata abbattuta.

Qualche tempo dopo suonò il campanello. «Vado ad aprire. Deve essere Steve, non vedo l’ora di presentartelo.»

«Ciao mamma, scusa se ho fatto tardi, ma mi sono trattenuto più del solito con i miei amici» la voce di Steve, di suo fratello, risuonò nella testa di Charlotte come un eco lontano. Era come se all’orecchio le fosse arrivata una voce familiare che fino ad allora era rimasta nascosta. Quando si voltò a guardare rimase sorpresa. Suo fratello era molto simile a James e Noah, d’istinto avrebbe voluto abbracciarlo, ma non riuscendo ad immaginare la sua reazione, preferì salutarlo e basta. «Ciao Steve»

«Ciao»

«Hai visto che bella ragazza è venuta a trovarci oggi?» disse Lisa «Si chiama Charlotte ed è una bravissima cantante»

«Lisa esagera»

«Facci sentire qualcosa, così vediamo se ho ragione o meno. Ti va di cantare per noi Charlotte?»

«Ehm, sì va bene. Avete delle preferenze o posso scegliere io?»

«Libera, scegli quello che vuoi»

«Ok» Charlotte così si lasciò trasportare e iniziò a cantare. La sua voce invase la stanza e penetrò in ogni angolo dell’abitazione. Sia Lisa che Steve rimasero a bocca aperta. Entrambi pensarono che si trattasse di una voce angelica, quasi magica e si fecero cullare dalla melodia. Soprattutto Steve rimase sbalordito da lei. Quando era entrato la presenza di Charlotte lo aveva sconvolto. Di solito ci sapeva fare con le ragazze, ma davanti a lei si era sentito imbarazzato. Charlotte era una bellissima ragazza, dai tratti dolci e delicati, la pelle candida e gli occhi di un azzurro intenso. Era meravigliosa, proprio come una stella del cinema.

«Bravissima Charlotte, hai una voce stupenda» disse Lisa. «Non è vero Steve?»

Steve in quel momento venne riportato alla realtà. «Steve…non trovi anche tu che la nostra Charlotte sia magnifica?»

«Sì certo, Charlotte sei molto brava» disse Steve un po’ impacciato.

«Grazie, questo brano l’ho scritto io, mentre mio padre ha composto il pezzo alla chitarra»

«Resti per cena Charlotte?» chiese dopo un po’ Lisa.

«Io non lo so. Non ho detto a mio padre che sono tornata in città, perciò lui non mi aspetta a casa, se per voi non è un disturbo…»

«Io veramente mamma stasera esco con alcuni miei amici, siamo stati invitati alla festa di compleanno di una nostra compagna di classe»

«Ah mi dispiace, avrei tanto voluto che tu e Charlotte aveste modo di parlare. E se la portassi con te, non credo che alla festeggiata avere un ospite in più dia fastidio.»

Alla proposta della madre Steve iniziò a sudare. La madre non perdeva mai l’occasione di rendergli la vita complicata. «Certo, se Charlotte ha piacere può venire» disse infine Steve.

«Charlotte?»

«Va bene, è la prima volta che vado ad una festa. Non ho mai avuti molti amici. Qui a Parigi conosco solo qualche ragazzo perché ha suonato con me, ma nulla di più.»

«Sono sicura che vi divertirete» disse Lisa.

«Ok, allora mi vado a cambiare e torno. Vi lascio sole» disse Steve prima di abbandonare la stanza.

«Dovrei dirgli che sono sua sorella?»

«Se glielo vuoi dire fai con calma. Non so come potrebbe prenderla. Anche se non sembra, Steve è un ragazzo molto fragile e anche sensibile. L’assenza di una figura paterna lo ha segnato molto e anche se non me ne parla apertamente so che si domanda spesso sull’identità di suo padre. Io non gli ho mai detto nulla, ma se dovesse farlo non saprei proprio da dove iniziare. Perciò non vorrei lasciare tutto il peso a te. Se te la senti, diglielo, altrimenti lo faremo insieme. Stai attenta però, che se non fai presto, le cose potrebbero mettersi male. Ho visto come ti guardava e se non foste fratelli direi che ha trovato la ragazza ideale»

«Dici? non me ne ero accorta. Allora starò attenta.»

Così Charlotte quella sera uscì con Steve e insieme si recarono alla festa. Per la strada regnò soprattutto il silenzio, di Steve perché era troppo imbarazzato e non riusciva a trovare un argomento che potesse reggere, mentre Charlotte perché stava valutando in che modo confessare a Steve di essere sua sorella. Poi lui parlò «Quindi nella vita canti?»

«Sì, è da quando ho dieci anni che mi esibisco nei locali della zona. Per qualche tempo ho anche girato un po’ con mio padre, poi ci siamo stabiliti in un piccolo appartamento qui a Parigi.»

«Come mai questa scelta? Insomma solitamente alla tua età una ragazza va a scuola»

«Non sai quanto mi sarebbe piaciuto studiare, ma le esigenze economiche e tante altre cose non me lo hanno permesso. In realtà io vorrei tanto iniziare gli studi. Leggo molto e ho un importante bagaglio culturale, ma non so se sarei adatta all’università e poi il mio lavoro di cantante non mi lascia molto tempo libero»

«Capisco…a proposito, sei davvero brava. Prima ho avuto l’impressione di averti già sentita cantare.»

«Probabilmente sarai stato ad uno dei miei concerti senza saperlo. Oltre a esibirmi con mio padre, qualche volta ho duettato con un ragazzo che si fa chiamare Maschera nera, è abbastanza popolare tra i giovani»

«Ma certo che lo conosco, Tommy è un mio vecchio amico di infanzia.»

«Ah davvero, allora saprai tutti i suoi problemi e il motivo della maschera»

«Sì certo, ha fatto sempre fatica a farsi accettare dagli altri»

Intanto, mentre il ghiaccio si era sciolto e la conversazione procedeva, i due ragazzi arrivarono a casa di Camille, la festeggiata.

«Ciao Camille, tanti auguri. Grazie dell’invito. Ho portato con me un’amica, spero non sia un problema»

«Ma scherzi? Benvenuta…»

«Charlotte. Buon compleanno!»

«Oh, grazie. Charlotte, entrate pure»

Così Steve e Charlotte presero parte alla festa. Quella sera Charlotte ebbe occasione di fare nuove amicizie. Steve pensò che con il suo bellissimo carattere e la sua incantevole presenza non dovesse essere difficile. I suoi amici la accolsero bene nel gruppo e le fecero mille domande sulla sua vita. Su invito del suo migliore amico John, a fine serata Steve invitò Charlotte a cantare. «Charlotte, perché non canti qualcosa? Prima sei stata magnifica e so che qui tutti apprezzerebbero».

Così Charlotte prese posto al pianoforte e suonò l’ultimo pezzo che aveva composto pensando a sua madre. Al termine della sua performance la ragazza si ritrovò con un velo di lacrime cosparse sul volto. Un forte applauso acclamò il suo talento e Steve le si avvicinò. «Ehi, Charlotte. Ti va se usciamo un attimo in giardino per parlare un po’ da soli?»

«Quindi questa canzone l’hai scritta per tua madre»

«Sì, non la vedo da più di otto anni ed è venuta a mancare poco prima che partissi.»

«Come saprai io non ho un padre. Non ho mai voluto chiedere nulla alla mamma, ma credo di sapere perché lei non me ne parli mai. Penso che fosse un uomo sposato. Questa è solo una mia supposizione, ma se non è morto o è sparito o era già impegnato con un’altra famiglia per occuparsi del figlio avuto con un’amante»

«No, non dire così Steve. Sono sicuro che ci sia una spiegazione»

«Più ti guardo Charlotte e più vedo in te una luce così familiare da confondermi.»

«In che senso?»

«Nulla di male, ma come ti ho già detto mi sembra di averti già incontrata. Non è stato con Tommy, ne sono sicuro. Ho quasi la sensazione di conoscerti da sempre.» il quel momento Steve si avvicinò a Charlotte e le portò una mano sul fianco. Si era perso nei suoi occhi, così azzurri da attrarlo sempre di più.

Poi Charlotte si scostò da lui «Un momento»

«Che c’è. Ho detto o fatto qualcosa di male?»

«No, ma…»

«Io di solito non credo nell’amore a prima vista, ma oggi quando mi sei apparsa davanti agli occhi ho sentito una strana ma allo stesso tempo bellissima sensazione. Non mi fraintendere, non mi sarei mai avventato su di te, ma c’è qualcosa di misterioso nella luce dei tuoi occhi che mi piacerebbe conoscere»

«A questo punto non so quanto possa piacerti ciò che ho da dirti. Vieni siediti.» Steve e Charlotte si sedettero sul dondolo del giardino. «So cosa intendi quando parli di quella strana sensazione, quel conoscersi da sempre. L’ho provata anch’io e come dici tu è qualcosa di magico. Quando Lisa mi ha parlato di te, ho avuto subito voglia di conoscerti e sei proprio come ti ho immaginato. Quello che però oggi io e tua madre non ti abbiamo detto è che tra noi due c’è davvero un legame…di sangue. Steve, io sono tua sorella e Mark, mio padre, è anche il tuo.»

Continua…

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All’alba delle vancanze

LiveUnict – Liveuniversity
Bonus vacanze 2020: anche i single potranno usufruirne, ecco come …

Ciao a tutti! Oggi è stato il mio primo giorno di vacanza. In realtà, non ho fatto nulla di diverso dal solito. La cosa che rimpiango di più di questo anno perso è la magia che provavo gli ultimi giorni di scuola. Quando in classe si sentiva l’aria di fine primavera e inizio estate, le gare sportive, i saluti e gli abbracci, la pizzata di fine anno con la classe, il conto alla rovescia dei giorni e delle ore. Insomma, mi è mancato tutto questo. Perciò ieri non mi sono sentita diversa perché non ho potuto condividere con i miei compagni di classe la gioia dell’ultimo giorno di scuola.

Nei prossimi giorni inizierò ad uscire. Perlomeno farò qualche passeggiata e ne approfitterò per stare all’aperto, da sola ma comunque in compagnia della natura.

Sto cercando di convincere i miei genitori a fare le vancanze in montagna quest’estate, ma i miei non sono molto per trekking e scarponi. La mia battaglia continua finché non riuscirò a convincerli.

Stiamo valutando l’ipotesi di andare in Sicilia, anche se i miei nonni e i miei zii verranno da noi per il mio diciottesimo compleanno. Inizialmente mia mamma era felicissima nell’organizzare la mia festa. Aveva consultato diversi locali per rendere il 12 agosto un giorno davvero speciale per me. Ora invece è tutto molto più complicato e le ricerche si sono arrestate.

In ogni caso vi ho scritto per chiedervi un consiglio. Conoscete Via col vento? Non il film ma il libro di Margaret Mitchell. È una lettura che mi è stata assegnata dal prof di storia e filosofia. Visto che si tratta di un mattone di mille pagine, inizierò a leggerlo appena finisco Emma di Jane Austen. Se lo avete letto, ditemi cosa ne pensate. Io poi pubblicherò la recensione.

Ok, per ora è tutto. Ora vado che mi aspetta il brodo di pollo caldo caldo.

Buona cena e buona serata a tutti.

Un abbraccio,

Laura 🌺

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Il sogno di Charlotte (parte 18)

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https://httpdoveunapoesiapuoarrivare.home.blog/2020/06/07/il-sogno-di-charlotte-parte-17/

Charlotte arrivò all’appartamento di Lisa con il cuore in stato di martellamento. Era scioccata ma allo stesso tempo ansiosa di conoscere sua zia. Senza esitazione suonò il campanello. Dovette attendere alcuni istanti prima che qualcuno venisse ad aprire. In quel poco tempo che trascorse pensò quasi di andarsene, ma poi la porta si aprì. Una figura esile e slanciata le si presentò davanti. Tratti delicati, pelle candida, occhi azzurri e uno sguardo così familiare. Non c’erano dubbi, Lisa era identica a sua madre.

«Entra» fu tutto quello che le disse Lisa. Così Charlotte si accomodò in quella casa stracolma di quadri appesi alle pareti, contenitori di tempere sparsi ovunque e mobili di arte moderna.

«Ciao Lisa» Charlotte pensò attentamente a cosa dire «Quindi tu sapevi già di me, vero?»

«Sì, io… sono anni che so della tua esistenza, non dalla tua nascita ma quasi»

«Ti posso fare una domanda?»

«Certo dimmi»

«Perché? Perché non sei venuta quando la mamma stava male? Io non riesco a credere che dopo tutti questi anni tu non l’abbia perdonata.»

«Charlotte non è così semplice come tu credi. Io ho sempre voluto bene a Helena, tua madre, ma non potevo più venire, non dopo quello che io le avevo fatto»

«Scusa non capisco»

«Hai ragione, è meglio che ti racconti tutto dall’inizio. Quando tu avevi poco più di un anno tuo padre è venuto a vivere a Parigi per qualche tempo. In realtà viaggiava molto. La tua famiglia aveva bisogno di soldi, così lui cercava di fare il possibile per guadagnare qualcosa esibendosi in diversi locali. Una sera ci siamo incontrati proprio dentro uno di quei locali in cui si esibiva. Io in un primo momento ho pensato di far finta di non vederlo. Non avrei saputo cosa dirgli. Ciao Mark, come va con la tua splendida famiglia? Mia sorella, vi amate tanto vero? Io all’epoca l’avevo perdonata Helena, anzi non ho provato mai odio verso di lei. Io e Mark, non lo so, quando sono partita per studiare all’Accademia all’età di diciannove anni ero sicura che lui mi amasse. Poi sono tornata e lo ho ritrovato sposato con mia sorella e con un bambino di sei mesi. Puoi solo immaginare come mi sia sentita. Avrei mille volte preferito essere informata prima piuttosto che scoprirlo così. Ritornando al giorno del nostro incontro, io, nonostante fossero passati molti anni, non mi ero affatto scordata di lui e il solo rivederlo mi aveva accelerato il battito e fatto perdere nuovamente la testa. Io non so cosa ci sia nel fascino di Mark o nel suo modo di fare, il fatto è che quando anche lui mi ha vista si è avvicinato e dopo esserci salutati, mi ha invitata a fare una passeggiata. Il dopo te lo risparmio. In un modo o nell’altro siamo finiti nel suo appartamento e… Scusami Charlotte, avevamo bevuto tutti e due troppo e lui erano mesi che non vedeva Helena e io anni che non vedevo lui. Si è trattato solo di quella notte, te lo giuro. Il giorno dopo abbiamo parlato e gli ho detto che era stato uno sbaglio e che non doveva più ricapitare. Da quel giorno non l’ho più visto.»

«Quindi tu e mio padre, insomma lui ti amava ancora?»

«Non lo so Charlotte. No, non credo. Era confuso ed entrambi abbiamo commesso un terribile sbaglio»

«Per questo non sei tornata quando hai saputo che mia madre si era ammalata. Perché ti sentivi in colpa?»

«Sì, per questo, ma anche per qualcos’altro»

«Cosa?»

«A volte mi chiedo come possa bastare una notte, una sola note per cambiare totalmente la vita di una persona. Pochi mesi dopo l’addio a Mark scoprii di essere incinta. Per un attimo ho pensato di abortire. Come avrei fatto? Non potevo dirlo a Mark e non sarei mai riuscita a crescere un bambino da sola. Avrei dovuto rinunciare al mio lavoro e addio alla carriera come pittrice. Intanto però quella piccola creaturina che portava in grembo continuava a crescere e faceva sentire la sua presenza tirandomi ogni tanto qualche colpetto. E allora non c’è l’ho fatta e sono diventata mamma. L’ho dato alla luce diciassette anni fa e ora è uno splendido ragazzo» a quel punto Lisa scoppiò in lacrime. Charlotte, vedendo la zia in quelle condizioni, andò a prenderle un bicchiere d’acqua e glielo porse

«Oh Charlotte, non sai quanto ho desiderato conoscerti. Quante volte ero sul punto di tornare a casa per riabbracciare la mia famiglia, ma il fantasma di Mark e mio figlio non me lo hanno permesso. Io capisco se mi odi, ma se mi stavi cercando, significa che di me ti interessava»

«È stato mio nonno Will a parlarmi di te. Anche lui sta molto male e i medici dicono che non gli resta molto da vivere, ma almeno lui ha vissuto una vita lunga e serena. Mia madre no invece. Quando ha iniziato ad essere troppo debole per reggersi in piedi, ero io quella che si doveva occupare di lei. I miei fratelli hanno dovuto sacrificare gli studi e andare a lavorare per mandare avanti la famiglia. Di sicuro se ci fossi stata tu, se la mamma non avesse continuato a vivere con il rimorso di aver perso una sorella, forse avrebbe trascorso gli ultimi anni della sua vita più serenamente. Ma Lisa, non possiamo pensare a cosa non abbiamo fatto, ma dobbiamo costruire un futuro su ciò che abbiamo adesso. Io non provo odio nei tuoi confronti nemmeno dopo quello che mi hai raccontato. Sei mia zia e ho tanto voglia di conoscere tutto su di te e ovviamente voglio conoscere anche mio fratello. Almeno ora non sono la più piccola in famiglia!»

Le due donne si concessero una breve risata, poi Lisa parlò «Tesoro, quanto sei dolce e nei tratti mi ricordi moltissimo tua madre. Sono felice che tu non nutra rancore verso di me e in un certo senso ti invidio. Anch’io avrei voluto essere così alla tua età.»

«Come ho detto è inutile rimpiangere il passato e poi qui l’unico che ci deve una spiegazione è mio padre»

«Già»

«Quindi come si chiama mio fratello?»

«Steve, ho voluto chiamarlo come mio padre. La sua morte è stata un duro colpo per tutti. A tratti gli somiglia anche. Sai, mio figlio ha saputo risollevarmi, mi ha dato la forza per voltare pagina e pensare solo a me stessa. In un certo senso ha fatto più lui da padre a me che io da madre a lui. Sarei felicissima di fartelo conoscere. Lui ovviamente non sa nulla di te, perciò dagli tempo, non so come potrebbe prenderla. Ora è a scuola, va ancora al liceo. Tu cosa studi?»

«Io non studio, in realtà non l’ho mai fatto, anche se avrei tanto voluto. Mio padre mi ha letteralmente “usata” dai dieci anni per guadagnarsi da vivere. Lui si faceva sempre più vecchio per le ragazzine che urlavano ad ogni suo pizzico di corda e io crescevo con la mia voce che si faceva sempre più sentire.»

«Quindi canti? Hai ereditato il dono di tua madre.»

«Sì, mi piace cantare anche se comunque ho tantissime altre passioni. Amo leggere e viaggiare.»

«Anch’io, aspettami un secondo. Se anche tu hai fame direi che possiamo fare un bello spuntino. Ho preparato una buonissima crostata di ciliegie, non so tu, ma io al solo nominarla mi è venuta l’acquolina in bocca. Te ne va una fetta?»

«Certo» rispose Charlotte

«Allora vado a prenderla. Ti va anche un tè?»

«Sì grazie, zia»

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Buon pomeriggio!

Buon pomeriggio miei cari lettori.

Cosa fate di bello? Io faccio merenda con un gustoso frullato di pesca e banana, accompagnato dalla lettura di un bel libro. Cosa c’è di più semplice e geniale? Nulla😊.

Il libro in questione è Emma di Jane Austen. Sono ancora all’inizio, perciò per ora non posso dirvi nulla, ma a breve pubblicherò la recensione.

Buon proseguimento di serata a tutti quanti, io sono sempre qui pronta a rispondere ad ognuno di voi.

Un bacio

Laura

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Il sogno di Charlotte (parte 17)

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https://httpdoveunapoesiapuoarrivare.home.blog/2020/06/06/il-sogno-di-charlotte-parte-16/

Il giorno seguente Charlotte passò l’intera mattina a cercare su internet qualche informazione su sua zia. All’inizio non trovò nulla, tanto che si stava già dando per persa, ma poi ad un certo punto notò un’immagine di una pittrice che diceva di chiamarsi Lisa e che era identica a sua madre. Per un attimo le sembrò di vedere proprio sua madre e quella vista le provocò un senso di nostalgia. Aprì il link che era riportato sotto l’immagine e lesse l’intera pagina dedicata a sua zia. Il nonno aveva ragione. Lisa era una pittrice di successo. Dipingeva principalmente paesaggi con acquerelli, ma aveva imparato molte altre tecniche di disegno. Dall’articolo non si capiva dove abitasse. Di sicuro non a Parigi perché quando aveva cercato lì delle informazioni su sua zia prima di partire non aveva trovato proprio nulla. Perciò decise di rileggere la lettera della madre per vedere se per caso le era sfuggito qualche dettaglio, altrimenti avrebbe dato un’occhiata dentro lo scatolone di sua madre o al suo vecchio diario. Ecco cosa non tornava nella lettera. La madre diceva che ballava, recitava e cantava, ma non che dipingeva. Di sicuro sapeva fare tutte quelle altre cose, ma perché non dirle che il suo vero talento era la pittura? Dopo un attimo di riflessione Charlotte capì. Nella lettera la madre descriveva se stessa e non Lisa. Lei, Lisa, aveva il talento della pittura, mentre Helena, sua madre, aveva quello per il canto e la recitazione, proprio come Charlotte. Quindi, a questo punto, tutti i quadri che ricoprivano le pareti della casa erano di sua zia. E anche il “Quadro”, quel quadro che per molti anni sua madre aveva contemplato giorno e notte con un senso di inquietudine, era non solo perché ritraeva il suo amore perduto, ma perché al suo fianco c’era sua sorella. Erano talmente simili che Charlotte aveva sempre creduto che raffigurasse sua madre e invece. Invece era Lisa, sua zia. In quel momento la ragazza capì che tra sua zia e suo padre c’era stato più di un semplice amore e che quindi il tradimento era stato come un colpo al cuore per Lisa. Ora che tutte le tessere del puzzle stavano andando al loro posto, Charlotte capì che restava un’unica cosa da fare, trovare sua zia.

«Lilly, non voglio che tu te ne vada.»

«Lo so Chris, ma devo fare una cosa importante»

«Giusto! E quando avrà finito tornerà a trovarci» aggiunse Linda.

Così Charlotte riprese il treno per Parigi. Durante il viaggio decise di leggere il diario della madre. Era sicura che tra quelle pagine avrebbe trovato la risposta che cercava. Andavano da quando sua madre aveva vent’anni fino ai ventidue, esattamente l’età in cui aveva avuto James.

Sono così emozionata. Oggi io e Mark ci siamo dati il primo bacio. Ci conosciamo da una vita ma ho sempre pensato che a lui interessasse mia sorella. Invece un attimo fa mi ha rivelato che nel suo cuore ci sono solo io. Dovrei essere felice di questa cosa ma sono anche dispiaciuta per Lisa. So quanto ami Mark e so anche che Mark voglia molto bene a mia sorella, perciò non vorrei sembrare quella che rovina tutto. Il sentimento che provo per Mark è così forte che non riesco a fare a meno di pensare a lui. Un giorno Lisa tornerà però e a quel punto mi odierà a morte. Quanto può essere ingiusta la vita e quanto l’amore può spezzare un legame di amicizia o fratellanza.

Mark mi ha chiesto di sposarlo. Non ci posso credere. Prima mi ha invitata a fare una passeggiata notturna e poi sotto il chiarore di luna si è inginocchiato e mi ha mostrato un anello che brillava nella notte. A quel punto gli ho sussurrato un dolce “sì” e mi sono abbandonata fra le sue braccia. Non mi sono dimenticata di te, mia cara sorella. Almeno tu hai avuto la possibilità di proseguire gli studi e studiare all’Accademia, cosa che a me è mancata. Mi manchi e spero che un giorno saprai perdonarmi.

Il giorno delle nozze è stato semplice e con pochi invitati. Ci siamo sposati nella chiesetta del paese e poi abbiamo allestito un buffet all’aria aperta. Avrei tanto voluto invitare Lisa, ma so che deve dare gli ultimi esami e non volevo rovinarle questo momento, anche perché non avrebbe mai accettato di venire.

Le giornate trascorrono velocemente. Mio marito, è ancora così strano chiamarlo così, lavora insieme a suo padre Will, mentre io trascorro la maggior parte del tempo con mia madre e con Angela. Mi manca tantissimo papà. Sono passati molti anni dalla sua morte, quando il cancro, che lo aveva già colpito, si è ripresentato, ma io non lo riesco a dimenticare. Ero così affezionata a lui. Ogni tanto riguardo il regalo che mio padre mi ha fatto per i miei cinque anni, un orsacchiotto di peluche. Io l’ho chiamato Teddy e ancora oggi quando sono triste, lo stringo forte nel mio letto. Può sembrare una cosa da bambini, ma a me trasmette calore e mi fa stare meglio.

Charlotte interruppe un attimo la lettura. Tornare tra i ricordi di sua madre le procurava un sentimento molto forte. Da quelle pagine traspariva l’animo giovane e spensierato di una ragazza che non aveva nulla a che vedere con le sofferenze che avrebbe di lì a poco dovuto patire con la malattia. Charlotte si chiese se Lisa avesse mai saputo qualcosa riguardo allo stato di salute di sua madre. Una sorella, anche se assalita dall’odio e dalla delusione più profonda, sapendo che la sorella stava male, sarebbe di sicuro corsa in suo aiuto e avrebbe messo da parte il rancore per qualcosa di più importante.

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Charlotte arrivò a Parigi per l’ora di pranzo. Così si fermò a mangiare in un bar vicino alla stazione. Quando chiamò il cameriere per avere il conto successe una cosa alquanto strana. Il cameriere le consegnò una busta dicendo che una signora gliel’aveva data appena un attimo prima. Charlotte sul momento rimase incredula, perciò si sbrigò a leggere il contenuto del messaggio.

So che mi stai cercando. Vieni a questo indirizzo appena puoi.

L.

L., cosa significava? Come faceva a sapere lei che la stava cercando. In quel momento Charlotte si sentì osservata e a quel punto capì che Lisa sapeva fin da sempre di avere una nipote.

Charlotte non lasciò spazio alle domande, che in a quel punto erano davvero tante, ma andò dritta verso l’appartamento che le era stato indicato sul messaggio. Con il cuore in gola la ragazza si preparò a conoscere finalmente sua zia e a scoprire tutti i segreti sul suo passato che fino ad allora era rimasto nascosto nell’ombra.

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Il sogno di Charlotte (parte 16)

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Charlotte aveva ascoltato attentamente il nonno mentre raccontava. Si era sentita talmente coinvolta dalla storia dei suoi genitori che le vennero le lacrime agli occhi. Era felice che l’amicizia tra lui e Steve, ovvero suo nonno, si fosse ricucita e che fosse guarito. Ora sapeva che Lisa era la sorella più piccola di sua madre, ma ancora non capiva cosa c’entrasse con lei. In fondo non l’aveva mai vista e non era stata a conoscenza della sua esistenza fino a quando non aveva letto la lettera della madre. E allora perché il nonno le stava raccontando tutto questo? Chi era veramente Lisa e che legame c’era con Charlotte se non il semplice zia nipote?

Tutte queste domande tormentavano Charlotte.

«Nonno, che bella storia, davvero. Avrei tanto voluto conoscere i miei nonni. Angela e Anna sembrano così dolci e buone e Steve credo che sia stato un vero amico. Ma mi stavo chiedendo cosa c’entra tutto questo con Lisa e perché nessuno mi ha mai detto che ho una zia. È viva vero?»

«Si è viva. Lo so, ma c’è un motivo per cui non potevamo parlarti di lei ed è una storia molto complicata. Lei e tua madre litigarono quando Helena era incinta di James. Da quel giorno non si videro più. Alla fine si finisce sempre per litigare. Prima io e Steve e poi le due sorelle. Sai, erano inseparabili. In fondo avevano solo un paio d’anni di differenza. Niente può separare due sorelle se non l’amore e con questo intendo tuo padre. Lisa è stata sempre innamorata di tuo padre, ma anche Helena lo era. E Mark, beh lui si trovava in mezzo a due anime di fuoco. Il fatto è che i tuoi genitori iniziarono la loro storia d’amore all’insaputa di tua zia. O meglio, prima che tua zia partisse per l’Accademia d’Arte di Parigi, pare che tra lei e Mark ci fosse stato qualcosa, ma quando tornò tua madre era già incinta di sei mesi. Lisa si sentì tradita non tanto da Mark quanto da sua sorella e non la perdonò più.»

«Che storia triste. Certo, immagino la rabbia e la delusione che Lisa avrà provato. Il solo pensiero che lei e mia madre abbiano buttato via tutti gli anni che avrebbero ancora potuto trascorrere insieme mi strugge il cuore.»

«Lo so mia cara, pensa Mark che si è sentito responsabile e tua madre che per anni le ha scritto lettere senza ricevere alcuna risposta. Io Lisa non la sento dal giorno in cui se ne è andata, ma so molto di lei perché a Parigi ha avuto successo come pittrice, diciamo che è abbastanza famosa. Ora non so dove viva, non dovrebbe essere difficile però trovarla. Quel che ti voglio dire Charlotte è, vai da lei e mostrati per quello che sei, di sicuro ti accetterà e tu le permetterai di perdonare una volta per tutte tua madre.»

«Sì, ma ancora non capisco. La mamma nella lettera diceva che Lisa aveva qualcosa per me, che era importante che io andassi da lei»

«Questo non lo so Charlotte, ma fossi in te io farei di tutto per trovarla. Non hai nulla da perdere, ma solo una zia da guadagnare.»

Charlotte tornò a casa di suo fratello con la testa piena di dubbi e domande. L’avrebbe cercata? Sì certo, ma cosa le avrebbe dato sua zia? C’era un solo modo per scoprirlo.

L’azzurro del cielo stava sfumando in colori più caldi andando a creare una tavolozza variopinta. Sul cuor della terra arrivò un delicato raggio di sole ed fu subito sera. Il giorno così lasciò spazio alla notte e l’oscurità si cosparse di un drappo di stelle.

Continua…

Sfondi Wallpapers, © 2015
Sfondi Wallpapers, © 2015: Cielo Stellato -Montagna
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100 followers!!!

Wow! Ho appena raggiunto i 100 followers. Che bello. Ringrazio tutti coloro che mi seguono e che ogni giorno fanno sentire la loro presenza mettendo un “like” o un commento ai miei post. Grazie di cuore❤

Intanto vi auguro una buona serata.

A presto,

💞Laura💞

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Il sogno di Charlotte (parte 15)

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Passarono i mesi e intanto il piccolo Mark cresceva. Aveva gli stessi occhi azzurri della madre e i capelli del padre. Era molto vivace e i due genitori passarono molte notti insonni in balia di pianti improvvisi e poppate. Angela però riusciva comunque a proseguire gli studi all’università. Doveva dare ancora un altro paio di esami e poi avrebbe preso la laurea. Aveva interrotto temporaneamente le sue esibizioni canore nei locali, ma continuava a cantare, cosa che la rilassava e la rendeva felice.

Will, invece, sentiva la mancanza di Steve. Aveva provato a scrivergli, ma delle tre lettere nessuna aveva ricevuto risposta. Aveva saputo però da Angela che Anna era rimasta di nuovo incinta. Era contento per loro e sperava che un giorno i tre bambini sarebbero potuti tornare a giocare insieme.

Poi una mattina arrivò inaspettatamente una lettera da parte di Anna indirizzata a Will e non alla sorella.

Caro Will,

mi rincuora doverti avvertire dello stato di salute di Steve. Il mese scorso si è preso una brutta polmonite ed è rimasto in ospedale per diversi giorni. Ha dovuto fare diversi accertamenti e il medico gli ha diagnosticato un cancro ancora al primo stadio. Siamo stati fortunati che si sia ammalato proprio ora, almeno ha potuto iniziare la terapia da subito. I medici dicono che i parametri stanno migliorando, ma è pur sempre un tumore e tu sai meglio di me quanto spietatamente le cellule tumorali possono attaccare il nostro corpo. Per questo motivo tra qualche giorno ci trasferiremo in un paesino di montagna nella Francia settentrionale. Avevamo già una mezza idea di andare a vivere lì e abbiamo deciso di accelerare le cose per far respirare a Steve un po’ di aria buona.

Oh, Will, non sai quanto manchi al mio Steve. Ti prego, raggiungici il prima possibile. Sono sicura che vedendoti non ti respingerebbe, in fondo voi eravate inseparabili.

Aspetto tue notizie,

Dai un bacio ad Angela da parte mia.

Anna

p.s. Helena sta crescendo a perdita d’occhio. Sono sicura che apprezzerebbe molto la compagnia di un maschietto.

Comunicata la notizia ad Angela, insieme presero la decisione di accettare la proposta di Anna. Ne avrebbero approfittato per fare una breve vacanza tra le montagne e Angela avrebbe avuto la possibilità di stare accanto ad Anna e aiutarla con la gravidanza.

Quando Will vide l’amico steso sul letto, dimagrito e con un colorito pallido, una lacrima gli scese lungo il viso. «Ciao Steve» riuscì a dire. «Appena ho saputo della malattia sono venuto qui. Senti, lo so che tu ce l’hai con me. Non sai per quanto tempo non mi sono dato pace. Sarei dovuto morire io al posto di tuo fratello. Era ancora così giovane. Ha avuto coraggio, quello che a me è mancato.»

«Vieni qui» Steve indicò a Will di avvicinarsi «Tranquillo, non sono mai stato davvero arrabbiato con te. Sul momento non ci ho visto, ero annebbiato dal dolore e così ho deciso di andarmene. Ma mi sei mancato amico e ora più che mai ho bisogno di te. In futuro però niente più segreti. Sono robe da donne. Noi siamo uomini, non dobbiamo aver paura di dire la verità.»

«Hai ragione, ti prometto che non ti mentirò più.»

«Sai che Anna pensa che si tratti di un’altra femminuccia? Dimmi tu come posso fare a resistere in mezzo a tre donne» I due amici si concessero una risata.

Così tutto si sistemò. Nel frattempo il pancione di Anna cresceva. Will e Angela avevano preso la decisione di trasferirsi nell’abitazione abbandonata vicino alla casa dei loro amici. Will si occupò personalmente di imbiancarla e arredarla. Lo stato di salute di Steve migliorava e c’era da credere fortemente che entro la prossima estate avrebbe sconfitto definitivamente il cancro.

Come previsto con l’arrivo dell’estate arrivò anche la splendida notizia da parte del medico del paese che Steve era guarito. Lo avvertì che c’era il rischio di una ricaduta e che quindi avrebbe dovuto cercare di fare meno sforzi possibili. La sorellina di Helena, Lisa, portò ulteriore gioia in famiglia. I tre bambini erano il dono più bello che i quattro genitori avrebbero potuto ricevere.

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Il segreto di Helena di Lucinda Riley

Ho appena terminato il mio secondo romanzo di Lucinda Riley della settimana, Il segreto di Helena.

Devo dire che questa volta l’autrice, che credevo di conoscere più di tutte, ha saputo stupirmi adottando uno stile narrativo diverso dal solito. Infatti, invece di fare continui balzi tra presente e passato, c’è un alternarsi tra la vicenda e le pagine di diario di un protagonista.

Ho scoperto solo alla fine nei Ringraziamenti che questo romanzo è l’opera più autobiografica della Riley. Infatti l’idea è nata da un vecchio manoscritto di dieci anni prima dove Lucinda aveva appuntato il tempo trascorso con la sua famiglia proprio a Cipro.

Come sempre ho divorato questo libro e non vedo l’ora di addentrarmi in un’altra delle letture della Riley.

Ecco la trama.

Sono passati più di vent’anni da quando Helena, allora quindicenne, trascorse un’indimenticabile estate nell’isola di Cipro, dove, circondata da distese di olivi e da un mare color smeraldo, si innamorò per la prima volta. Dopo una carriera di ballerina classica, Helena vive a Londra con il marito William e tre figli, e non può certo immaginare che il suo padrino, alla morte, le ha lasciato in eredità “Pandora”, la grande, magnifica tenuta sulle colline cipriote. Helena non resiste alla tentazione di tornare sull’isola con la famiglia, pur sapendo che i molti segreti custoditi da quel luogo potrebbero, proprio come il vaso della leggenda, scatenare una tempesta su tutti loro. In particolare sul figlio tredicenne Alex, sensibile e ribelle, sul cui passato ha sempre preferito tacere…

Il segreto di Helena è ambientato sull’isola di Cipro durante una vacanza estiva. Helena, sposata e con tre figli, torna sull’isola dopo aver ereditato la villa Pandora dal suo padrino, da poco deceduto.

La tranquilla e rilassante vacanza si rivela al contrario un susseguirsi di eventi e persone da conciliare. Helena ha sempre tenuta nascosta al figlio la verità sul suo passato, sul padre che non ha mai visto.

La cosa che il lettore immagina fin dall’inizio è che in mezzo al grande segreto della protagonista ci sia Alexis, il suo primo amore.

Ho trovato subito geniale e simpatico il personaggio di Alex, il figlio tredicenne di Helena. È un ragazzo allo stesso tempo sensibile e intelligente che in questa estate si prende la prima cotta per la sua sorellastra, ma non di sangue, Chloe.

Anche Clhoe è un personaggio che ho particolarmente apprezzato. Giovane, intelligente e bella, attrae tutti i ragazzi come una calamita.

Poi ci sono tutti i bambini che danno un po’ di vivacità in queste settimane a Pandora. Ci sono Immy e Fred, i due figli di Helena e William, e Viola, la figlia adottata dai loro amici.

Il marito di Helena, William, è un uomi abbastanza freddo e impersonale. L’ho trovato sempre distante da tutto e non l’ho preso fin da subito in simpatia per il semplice fatto che il vero cuore di Helena è sempre appartenuto al suo primo amore, Alexis. Anche di lui però si sa poco. Nelle occasioni in cui lui ed Helena si ritrovano da soli, c’è sempre qualcuno che entra in scena interrompendo quel momento.

Devo dire che la verità era piuttosto prevedibile. Ancora però non riesco a capire le ragioni dell’autrice nell’accentuare così tanto il primo amore di Helena e poi sminuirlo come se fosse stato solo il primo di una lunga serie. Sarà perché forse credo nel primo amore, sarà perché forse ho solo qualche anno in più di quando Helena si innamorò per la prima volta, fatto sta che ho cercato fino all’ultimo di credere che ciò che pensavo non fosse vero. Forse questa è l’unica nota del libro che mi ha un po’ deluso.

Quella casa … Pandora …. aveva ragione Helena quando temeva che sarebbe stato rischioso tornare lì. Il vaso si era aperto, il suo polveroso contenuto era volato via provocando caos e dolore. Eppure, proprio come nel mito, restava soltanto una cosa … la speranza.

Concludo con alcune parole tratte dal diario di Alex.

Possiamo guadagnarci l’amore, ma non pagare per averlo.

Possiamo darlo, ma mai comprarlo.

E una volta che c’è, resiste con forza.

Che cosa strana, l’amore.

Consiglio la lettura a tutti coloro che conoscono la Riley e a quelli che amano le storie intrigate con misteri e segreti, ma che scorrono con fluidità.

Quanto è bello leggere, soprattutto quando le pagine del libro che hai tra le mani scorrono senza che nemmeno te ne accorgi e la tua mente vola lì e si perde in un mondo parallelo tuo e solo tuo.

Un caro saluto a tutti,

Buona serata,

Laura

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Il sogno di Charlotte (parte 14)

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https://httpdoveunapoesiapuoarrivare.home.blog/2020/05/11/il-sogno-di-charlotte-parte-13/

Will si trovava in riva al mare e si faceva cullare dalla schiuma dell’acqua che gli rinfrescava il corpo e che gli conferiva un po’ di vitalità. Non si era ancora abituato all’assenza di Steve. Era passato più di un mese, ma il ricordo di lui e del perché se ne fosse andato, era ancora molto vivido nella sua mente. Gli dispiaceva anche l’aver separato le due sorelle. Un vuoto struggente invadeva tutto il suo corpo e non gli dava tregua. Continuava a sentirsi l’unico responsabile dell’accaduto.

Ripensò a due anni prima, quando al fronte non aveva saputo dirgli che suo fratello minore Tommy era morto tra le sue braccia, nel tentativo di salvare la vita a Will. Invece della verità aveva raccontato a Steve che era stato trasferito su un altro fronte nella Francia settentrionale. Il sospetto di Steve crebbe sempre di più quando, finita la guerra, non lo vide tornare a casa. Quel grande segreto rimase scolpito nel cuore di Will per più di cinque anni e solo poco tempo prima era riuscito a rivelarlo all’amico. Si sentiva un vile, in fondo Tommy era più piccolo di lui. Doveva essere Will a morire, a risparmiare la vita al fratello del suo migliore amico. Giustamente Steve non ne voleva più sapere di lui e così aveva deciso di partire quella notte stessa.

Ora Will, ripensando all’accaduto, rimpianse i giorni trascorsi con Steve, le loro bravate da ragazzini, i loro primi amori e la gioia condivisa che presto avrebbero provato nel veder nascere i loro bambini.

Proprio in quel momento arrivò Angela con una spremuta d’arancia.

«Mi sono permessa di prepararti un po’ di spremuta d’arancia. Un po’ di bevanda fresca ti tirerà su il morale.»

«Grazie»

«Stamattina ho ricevuto una lettera di Anna. Lei e Steve ora vivono a Parigi. Hanno trovato una piccola casa abbastanza spaziosa per loro due e il bambino in arrivo. Dice che Steve, anche se non parla più di te, è molto triste. Senti, Will, mi vuoi raccontare cosa è successo. Perché è partito così improvvisamente?»

Will prese un respiro e confessò tutta la verità a sua moglie.

«Mi dispiace tanto tesoro. Avresti dovuto parlarmene prima. E poi da come ne parli sembra che lo abbia ammazzato tu Tommy e invece è stato solo una coraggiosa vittima della guerra. Non dovevi fartene un senso di colpa allora e non dovresti nemmeno adesso. Sono sicura che presto Steve ti perdonerà e che noi quattro torneremo uniti come un tempo»

Le parole di Angela confortarono per un momento l’animo di Will. Nel frattempo lei si ritirò in casa, mentre lui restò ancora per un po’ sulla spiaggia ad osservare la distesa sconfinata del mare.

Qualche giorno dopo Will portò Angela in un posto che ricordava di quando era bambino. Si trattava di una scogliera dove c’era un vecchio faro, un tempo utile per avvistare le navi che tornavano cariche di merci o dopo una lunga esplorazione. Condusse la moglie fino in cima e da lì ammirarono il panorama che si presentava ai loro occhi.

«Will» sussurrò dolcemente Angela.

«Dimmi amore»

«Ti amo»

«Ti amo anch’io» e così da lassù, come due guardiani dell’universo, Will e Angela si baciarono, trasmettendo l’uno all’altra quell’amore che di giorno in giorno cresceva rigoglioso dentro di loro.

Immagini e sfondi – 4ever.eu


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Il segreto del mercante di zaffiri di Dinah Jefferies

Eccomi tornata con un’altra recensione. Questa volta si tratta di una scrittrice inedita nella mia libreria, Dinah Jefferis. Il romanzo in questione è Il segreto del mercante di zaffiri.

Premetto che inizialmente ho fatto fatica ad apprezzare la trama forse perché reduce dalla lettura della Riley, ma poi proseguendo sono stata catturata e mi sono persa tra le pagine del libro.

Vi riporto qui la trama.

Ceylon, 1935. Louisa Reeve, figlia di un agiato mercante di gemme, ha tutto quello che una donna potrebbe desiderare. Suo marito Elliot, infatti, è uno spregiudicato quanto affascinante uomo d’affari e insieme formano una coppia perfetta. Per rendere completa la loro felicità mancherebbe solo un bambino, ma Louisa non riesce a dare un erede al marito. Quel figlio che non arriva pian piano per lei diventa un’ossessione e inizia a intromettersi con la sua ingombrante assenza nel rapporto con Elliot, che comincia a trascorrere sempre più tempo nelle profumatissime piantagioni di cannella, con lo sguardo perso nell’immensità dell’Oceano indiano, lontano dalla moglie. Quando la sera del loro anniversario giunge improvvisa la notizia della sua morte, Louisa precipita nell’angoscia. Ripercorrendo le orme del marito, si inoltra in quelle stesse piantagioni dove Elliot passava interminabili ore. Ed è qui che conosce Leo, lo scontroso proprietario dei terreni: un incontro che ha il sapore dell’attrazione. Ma ben presto il profumo della cannella lancia il suo incantesimo e Louisa scoprirà a sue spese che niente è come sembra: un segreto sconvolgente sta per essere rivelato.

La vicenda è ambientata in Sri Lanka. L’autrice ha un vero talento per le descrizioni precise e dettagliate e più volte mi è sembrato di trovarmi in quei luoghi esotici e di respirare quell’aria ricca di profumi intensi.

Louisa è una donna molto sfortunata. Per tre volte ha tentato di dare alla luce un bambino e per tre volte questo suo desiderio non si è concretizzato. Ha un marito che la ama, quello sì, ma non sa che ben presto perderà anche lui e le rimarrà solo un grande segreto che le sconvolgerà completamente l’esistenza.

Ho sempre sperato che Louisa non si facesse risucchiare dal dolore ma riuscisse a guardare oltre e a voltare pagina.

La sua ancora di salvezza è rappresentata dal suo incontro con Leo. Quest’uomo enigmatico le darà di nuovo la voglia di vivere e con lui Louisa si sentirà di nuovo giovane e bella.

A dare supporto a Louisa c’è anche Margo, sua cognata e la sua amica Gwen.

Credo che la cosa più bella di questo romanzo sia l’inaspettato arrivo di una piccola figura all’interno della vicenda. Conor, un bambino che compare all’inizio ma scollegato dal resto e che poi si ripresenta. Il suo rapporto con Louisa non sarà subito semplice. Il dolore e l’abbandono lo faranno chiudere in se stesso, ma presto saprà riconoscere in lei una figura materna e allo stesso modo Louisa vedrà in Conor il bambino che ha sempre desiderato.

Mi sento di consigliare questa lettura a tutti coloro che amano le storie semplici ma intriganti, ben scritte e che fanno sognare.

Intanto vi auguro una buona serata e vi prometto che presto tornerò con un’altra recensione. Avevo intenzione di scrivere anche un racconto, ma più ci penso e più non mi vengono idee. Quando la natura farà il suo effetto, allora prenderà forma la mia storia. Dovrei anche proseguire con Il sogno di Charlotte ma non so se vi sta piacendo. Non ho ancora ricevuto commenti a riguardo. Devo dire che quel che so di questa storia coincide con quello che ho scritto fino ad ora. Non so come proseguirà nè quale sarà la fine. Ditemi se desiderate conoscere il seguito e vi accontenterò.

Un bacio,

Laura

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Il profumo della rosa di mezzanotte di Lucinda Riley

Ciao a tutti. Ho appena terminato la prima delle tre letture che vi ho mostrato qualche giorno fa. Si tratta di uno dei meravigliosi romanzi della mia scrittrice preferita, Lucinda Riley. Il profumo della rosa di mezzanotte racchiude in sé una storia stupenda, fatta di intrighi, segreti, sogni proibiti, veri amori, ma anche morti e tragedie. Un continuo saltare tra presente e passato, tra indizi, vecchi diari e un intero manoscritto, riveleranno la vera realtà dei defunti protagonisti e scolpiranno il futuro di quelli ancora in vita.

Iniziamo riportando la trama.

India, Darjeeling. È il centesimo compleanno di Anahita Chavan. Nonostante la sua famiglia si stia riunendo per festeggiarla, lei è avvolta da una nuvola di tristezza. Non c’è giorno che non pensi a suo figlio, che tutti credono morto da bambino. Ma il suo istinto sottile le dice che non è così: Anahita sa in qualche modo che è ancora vivo. Per questo consegna al nipote Ari un manoscritto dove ha annotato la storia della sua vita, nella speranza che il giovane possa scoprire quanto è davvero accaduto. Inghilterra, Dartmoor. La bella e famosa attrice americana Rebecca Bradley si trova ad Astbury Hall, l’antico castello scelto come set del suo nuovo film. Lord Astbury, schivo proprietario del maniero, si mostra fin troppo gentile nei suoi confronti e insiste sulla somiglianza tra Rebecca e sua nonna…Sarà il viaggio di Ari in Inghilterra e l’incontro con Rebecca a gettare nuova luce sul periodo inglese di Anahita durante la Prima guerra mondiale e sull’amore tormentato tra lei e Donald, erede di Astbury Hall. Un viaggio alla scoperta delle proprie radici che gli darà modo di comprendere molto di sé e di svelare i segreti rimasti sepolti per intere generazioni.Avvolgente, serrato, magico, Il profumo della rosa di mezzanotte raggiunge il massimo dell’incanto e dell’emozione.

La vicenda inizia con un evento importante, ovvero il centesimo anniversario di Anahita, una donna indiana che ha attraversato un secolo di storia. Nonostante ci sia un certificato che prova la morte del figlio Moh a tre anni, lei sa che non è così. Infatti Anahita ha ereditato un dono dalla madre. Ogni evento tragico, come la morte di una persona, le viene preannunciato da un canto degli spiriti. È stato così per molti suoi amori, ma non per quello dell’adorato figlio.

Così Anni ha deciso di tracciare la sua storia e racchiuderla nelle pagine di un manoscritto, conservato con cura per quando un giorno suo figlio fosse tornato. Ma non sarà lui a leggerlo.

Ari, un giovane uomo d’affari, è il pronipote di Anahita ed è proprio a lui che la bisnonna, poco prima di morire, ha lasciato la sua biografia. Inizialmente Ari non è interessato, ma poi ne sente fortemente il bisogno, tanto che è curioso di scoprire il passato della sua bisnonna e si ritrova ad indagare nella vecchia residenza di Astbury Hall.

Oltre ad Ari, l’altra protagonista è Rebecca, una giovane e famosa attrice hollywoodiana che si ritrova proprio ad Astbury Hall per girare un film ambientato negli anni Venti.

Devo dire che ho fin da subito nutrito simpatia per tutti i personaggi. Mi ha colpito soprattutto il forte legame di amicizia tra Anahita e Indira, una principessa indiana, e la strana e bizzarra presenza di Anthony, l’ultimo erede della villa.

Consiglio a tutti questa lettura. Sapevo fin da subito che non mi avrebbe deluso. Ogni volta che leggo un romanzo della Riley vengo trasportata in un’altra dimensione. Riesco a percepire i profumi del tempo e immaginarmi i paesaggi e i volti dei personaggi. Custodirò nella mia memoria anche questa appassionante storia della Riley, in attesa di fare spazio per un’altra.

Un caro saluto a tutti i miei lettori,

Buona giornata,

Laura

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La caduta dei Giganti di Ken Follett

Ciao a tutti. Ho appena terminato un nuovo romanzo. Questa volta ho deciso di uscire dagli schemi e di tentare la lettura di un romanzo storico. Ho preso in prestito questo libro dalla libreria di mio padre. Premetto che, prima di decidermi a leggerlo, ho atteso due settimane.

Vi riporto qui sotto la trama.

I destini di cinque famiglie si intrecciano inesorabilmente attraverso due continenti sullo sfondo dei drammatici eventi scatenati dallo scoppio della prima guerra mondiale e dalla rivoluzione russa. Tutto ha inizio nel 1911, il giorno dell’incoronazione di Giorgio V nell’abbazia di Westminster a Londra. Quello stesso 22 giugno ad Aberowen, in Galles, Billy Williams compie tredici anni e inizia a lavorare in miniera. La sua vita sembrerebbe segnata. Amore e inimicizia legano la sua famiglia agli aristocratici Fitzherbert, proprietari della miniera e tra le famiglie più ricche d’Inghilterra. Lady Maud Fitzherbert, appassionata e battagliera sostenitrice del diritto di voto alle donne, si innamora dell’affascinante Walter von Ulrich, spia tedesca all’ambasciata di Londra. Le loro strade incrociano quella di Gus Dewar, giovane assistente del presidente americano Wilson. Ed è proprio in America che due orfani russi, i fratelli Grigorij e Lev Peskov, progettano di emigrare, ostacolati però dallo scoppio della guerra e della rivoluzione. Dalle miniere di carbone ai candelabri scintillanti di palazzi sontuosi, dai corridoi della politica alle alcove dei potenti, da Washington a San Pietroburgo, da Londra a Parigi il racconto si muove incessantemente fra drammi nascosti e intrighi internazionali. Ne sono protagonisti ricchi aristocratici, poveri ambiziosi, donne coraggiose e volitive e sopra tutto e tutti le conseguenze della guerra per chi la fa e per chi resta a casa.

Nel primo romanzo della sua trilogia Ken Follett ha saputo unire la storia all’amore, gli ideali di guerra a quelli di vita. Un connubio di storie e personaggi che si intrecciano fin dall’inizio. Ogni protagonista appartiene ad una classe sociale differente e ad ognuno è lasciata la sua parte in primo piano. Ho apprezzato tantissimo l’analisi psicologica dei personaggi e il loro sbagliare ripetutamente, spesso per amore.

I miei personaggi preferiti sono stati essenzialmente quelli femminili, in modo particolare Lady Maud, sorella di Fitz, e soprattutto Ethel, amante di Fitz e sorella di Billy. Nel corso della vicenda la sua vita sarà sconvolta completamente, ma saprà rifarsi marciando a testa alta come una nobile guerriera. L’amore per il figlio e la fiducia in se stessa le faranno raggiungere orizzonti inaspettati.

Nonostante queste note positive, che mi sono sentita in dovere di sottolineare data l’indubbia bravura dell’autore, non credo che continuerò con la trilogia. Il motivo è semplice, non è il romanzo che fa per me. Al di là della parte romanzata, il resto mi è sembrato molto lontano dalla mia comprensione e spesso mi annoiava. Questo non per le mille pagine, perché il numero di pagine non vuol dite nulla. Se un libro ti coinvolge, scorre in fretta.

In ogni caso consiglio questo romanzo a tutti coloro appassionati di storia, in particolare di questo periodo storico, ovvero la Prima Guerra Mondiale. Ma attenzione, se siete come me e non ve ne intendete molto di guerra e dibattiti politici, allora lasciate perdere e dedicatevi ad una lettura più semplice, ma di sicuro più apprezzabile.

Presto vi scriverò un’altra recensione.

Un bacio,

Laura

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Emozione a prima vista!

Buongiorno a tutti miei cari lettori. Mio padre mi ha appena sorpreso mostrandomi il contenuto dell’ultimo pacco arrivato per posta. Non ci potevo credere, tre nuovi romanzi, due della Riley e uno di Dinah Jefferies, un’autrice che mi è stata più volte consigliata. Mi sa che dovrò sbrigarmi a terminare la lettura di Follett per potermi tuffare tra le pagine della mia autrice preferita.

Auguro una buona giornata a tutti.

Laura

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Resta anche domani

Nuovo film, nuova storia. Anche questa volta ho deciso di guardare un film romantico.

Lei, Mia, è una studentessa liceale di violoncello, lui, Adam, è il leader della sua band e suona la chitarra.

Adam nota per la prima volta Mia mentre è intenta a suonare in un’aula ed è proprio in quel momento che lui vede tracciato il loro destino.

Così Adam fa di tutto per riuscire ad invitare Mia ad un concerto di musica classica e ci riesce. Subito i due ragazzi si innamorano e, dal loro primo bacio al chiaro di Luna, diventano una cosa sola.

Sarebbe tutto perfetto se solo … se solo Mia e la sua famiglia non avessero un incidente sulla strada per una breve vacanza invernale.

A quel punto Mia si ritrova a vedere il mondo dall’esterno. Nessuno la sente, nessuno la vede, ma lei sì. È in coma, in condizioni critiche. Tiene compagnia a se stessa mentre viene portata in ospedale e man mano ripercorre i suoi ultimi giorni di felicità prima di quell’evento catastrofico.

Resta anche domani è un messaggio di speranza. Bisogna sempre avere la forza di andare avanti, non rinunciare a nulla, combattere sempre fino alla fine, anche quando tutto sembra perduto. Nella vita di Mia si aggiunge ovviamente un’importante dose di amore.

Vi consiglio la visione di questo film. Semplice, ma molto comunicativo.

Buona serata a tutti! In questo momento sento dalla mia cucina provenire un buon profumino. Stasera pesce a cartoccio e patate al forno. 😋 e voi? Cosa mangerete stasera???

Un bacio,

Sempre con tutti voi,

💞Laura💞

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Blogger tag

Ciao a tutti. Sono un po’ di giorni che non scrivo più sul blog. Tranquilli, nulla di preoccupante, il fatto è che sono parecchio incasinata con lo studio. Ho una media di tre interrogazioni a settimana, il che non mi vieta di dedicare un ritaglio della giornata al mio blog. Comunque oggi sono stata in un certo senso “costretta” a causa di una nomina del blog di Tony. Ringrazio Antonio pubblicamente per la nomina e invito tutti coloro che non lo conoscessero a seguire il suo blog. È davvero molto interessante, inoltre è sempre un piacere ricevere i suoi commenti ai miei post😁.

Ma ora veniamo alle domande.

Ecco le sei domande e le mie accurate risposte

  1. Perché hai aperto un blog?
  2. Qual è l’articolo di cui sei più orgoglioso?
  3. Qual è il tuo articolo più visualizzato?
  4. Il tuo blog si è trasformato rispetto agli inizi?
  5. Qual è il tuo prossimo obiettivo da raggiungere col blog?
  6. Consigli alle persone di aprirsi un blog?

1. Ho aperto un blog perché prima di tutto ne sentivo la necessità e poi perché mi sembrava un’idea carina per farmi conoscere da gente “estranea” e condividere con tutti le mie poesie e i miei scritti in generale.

2. L’articolo di cui sono più orgogliosa è il mio racconto “Il sogno di Charlotte”. Non è concluso, non ho ancora ricevuto alcun commento, se non da miei amici e familiari, ma da una cosa nata così per caso, sta prendendo forma un bel racconto tendente al romanzo😁.

3. Non saprei sinceramente. Dai like ricevuti mi sembra proprio un tag sui libri di qualche settimana fa, ma anche gli ultimi articoli stanno raggiungendo la soglia dei 30 like.

4. Assolutamente sì. Inizialmente ero in dubbio su cosa parlare. Va bene, poesie, pensieri personali, ma avevo capito che mancava qualcosa. Ora posso dire che il mio blog è maturato con me e sono molto orgogliosa di questa cosa🤗.

5. Il mio prossimo obiettivo? Beh, non saprei. Diciamo che desidero un aumento nel numero di followers, non tanto per me, quanto per permettere agli altri di conoscere me e la mia arte poetica.

6. Consiglio di aprire un blog a tutte quelle persone che amano scrivere, condividere e confrontarsi con altre persone con le medesime passioni. Lo consiglio a tutti coloro che necessitano di una valvola di sfogo.

Perfetto, abbiamo finito. È stato piuttosto facile e veloce.

Ora veniamo alle nomine.

1. Il blog di Elena e Laura. È il mio blog preferito e sinceramente, ogni volta che mi arriva la notifica di un loro nuovo articolo, lo vado a leggere subito. Penso sia dovuto al fatto che siamo molto simili.🥰

2. Il mondo di Shioren. È un blog molto interessante che ho scoperto circa un mesetto fa o poco più.

3. Unallegropessimista. Anche questo è un blog insolito e interessante. Lo consiglio😉.

Ne approfitto per augurarvi un buon pranzo e una buona domenica.

Vi prometto che tra pochi giorni tornerò a scrivere come nelle settimane passate.

Un bacio a tutti😘,

💞Laura💞

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100 articoli

Ho finalmente raggiunto i 100 articoli pubblicati. Che bello! Ho corso un po’ nell’ultima settimana, lo ammetto, ma si è trattato principalmente di brevi ed intense poesie o recensioni di film visti. Ringrazio di cuore tutti coloro che mi seguono e che credono in me. Sto crescendo con il blog e sono sicura che tutto questo mi aiuterà ad affrontare la vita in futuro.

Un bacio

Buona serata

Laura

Ho appena notato un altro record perciò aggiorno il post.

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Caro diario

Caro diario,

Come sto? È da tempo che non mi pongo questa domanda. Io sto bene. Davvero Laura, ne sei sicura? Sì, perché dovrebbe essere diversamente? Perchè forse tutti possiamo sentirci deboli ogni tanto. Allora forse sto bene ma non troppo.

Io in questi giorni non sono stata ferma. Ho fatto tantissime cose, non solo a livello di studio, scrittura e lettura, ma ho anche costruito e rinforzato i miei rapporti con le persone, cosa che mi rende particolarmente orgogliosa di me. È bello sapere che un’altra persona tiene a te.

Ciò che mi manca di più sono gli affetti, i gesti di amore, guardare una persona negli occhi, divertirmi con gli amici, vivere una di quelle giornate stupendamente belle perché meravigliosamente normali. Chiedo troppo? Prima, intendo all’inizio, credevo che l’affetto dei miei genitori e di mio fratello mi sarebbe bastato e anche avanzato. Credevo di poter rimanere lontana a lungo dalla mia classe e da tutti i miei amici e invece non è stato così. Io non mi abbatto, ci mancherebbe. Che vantaggio ne trarrei se mi abbattessi? Nessuno, perciò tiro avanti e guardo il lato positivo delle cose. Ad esempio, ora sto realizzando un immenso puzzle. Forse sì, voglio ricucire i pezzi della mia memoria. Un puzzle serve anche per mettere a posto le idee. Mi mette tranquillità e mi fa stare bene. Poi sto guardando una serie rai di qualche anno fa, di cui avevo visto solo la terza stagione. Non so per quale motivo, ma mi rilassa guardarlo e allo stesso tempo mi fa riflettere. Credo che tutti conoscano Braccialetti Rossi e a volte ho odiato questa serie perché concentra in una sola storia le vite terribili ma allo stesso tempo uniche di diversi ragazzi. Watanka il loro motto, il loro grido di battaglia. Credo che l’amicizia, quando è vera è come un braccialetto rosso, ti si attacca e non si scolla più. Gli amici veri durano per sempre e non importa quante volte si litigherà, servirà solo a rinforzare questo legame.

Ho tanta voglia di tuffarmi in un altro libro. Avevo intenzione di leggere Follett, ma non ci riesco, in realtà non ci provo nemmeno, in parte perché ho avuto molto studio e in parte perché il mattone di un autore ancora sconosciuto mi spaventa e mi blocca al momento di aprire il libro. Perciò per ora nulla e stavo valutando di prenderne un altro anche se la mia scorta sta giungendo al termine.

Per il resto come al solito. Trascorro il tempo un po’ con tutta la mia famiglia, ma per la maggior parte rimango nella mia stanza. Ormai mi sono abituata a restare sola, ad ascoltare i rumori silenziosi della notte, a spiare i discorsi delle altre famiglie, a farmi cullare dal suono della musica.

Adesso non so cosa farò, probabilmente andrò avanti con il puzzle e poi cenerò.

C’è una cosa che vorrei tanto dirmi e che invece non mi dico mai. Ti voglio bene Laura, sei forte e coraggiosa, proprio come una leonessa. Non mollare mai!

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Istinto o razionalità?

Cari lettori,

Ormai è passata una settimana da quando ho pubblicato il mio primo post e devo dire che mi sono divertita. In sette giorni ho ricevuto bellissimi commenti, a volte anche costruttivi e ho capito che io e le mie poesie non rimarremo mai sole. Grazie al vostro supporto avranno sempre il giusto calore per sopravvivere al freddo del mondo di fuori. Adesso ho anche una decina di followers e quindi ringrazio tutti coloro che mi seguono.

Questa sera vorrei parlare di un tema che tempo fa il mio professore di filosofia ci propose in classe e che dovremo poi affrontare a scuola.

L’istinto. Questa è una forza che fa parte della nostra umanità, che ci accompagna quotidianamente e che ci fa fare le più incredibili follie.

La domanda è:

È meglio agire d’istinto o forse agire con razionalità?

Credo non ci sia una risposta. Dipende dalle situazioni. Ci sono persone istintive che vivono una vita felice e persone razionali che raggiungono grandi obiettivi. Suppongo che debbano andare di pari passo e insieme equilibrare l’animo del loro padrone. Di certo le più belle follie si fanno quando si agisce d’istinto. L’amore, le avventure sono cose su cui non ci si pensa su, si provano, si fanno e basta. Un buon impiego, un progetto per il futuro però richiedono l’arte della razionalità.

Diversi filosofi nel corso della storia si sono interrogati su questa forza così potente: l’istinto. È potente perciò ti può permettere di abbattere qualsiasi ostacolo, ma è altrettanto forte da rischiare di buttare giù anche la torre che ha richiesto una vita di costruzioni, dove ogni mattone rappresenta un giorno di felicità.

Personalmente credo di essere una ragazza più istintiva che razionale, ma ciò non significa che aspiri a raggiungere anche l’altra sponda un giorno o l’altro. Il più delle volte l’istinto mi ha portato a perdere qualcosa o ancor di più qualcuno cui tenevo davvero.

Ci sono occasioni in cui non viene richiesto altro che buttarsi e rischiare.

Ci sono però anche i momenti in cui bisogna dare un occhio alle possibili conseguenze future e dotarsi della più fedele razionalità.

E voi, siete persone istintive o razionali? Attendo vostre risposte!

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Il teatro

Oggi voglio dedicare queste poche righe ad una passione che mi ha fatto compagnia in tutti questi anni: il teatro.

Ho frequentato una scuola teatrale per circa sette anni, ma fin da piccola ho avuto questa passione. Mi ricordo infatti quando organizzavo degli spettacolini per la mia famiglia o mi inventavo delle storielle da mettere poi in scena. Ogni volta finivo per creare tanta confusione perchè chiedevo ai miei parenti di recitare con me, ma io volevo che fossero perfetti. Perciò mi arrabbiavo e me ne andavo sempre via delusa. Ripensando ora a quei momenti, posso dire di essere felice di aver avuto un passato da bambina creativa.

Poi sono cresciuta e ho iniziato a fare teatro davvero. Prima in una scuola con un gruppo ristretto e poi per un paio d’anni in un gruppo molto più numeroso del mio liceo.

Il teatro mi ha permesso di crescere sia dentro che fuori. Ho vinto la mia emotività e la mia timidezza. Ho lavorato molto sull’uso della voce e della scansione delle parole, ho stretto tantissime amicizie. Ho anche arricchito il mio bagaglio di esperienze e conoscenze. Ho avuto tante mie prime volte. Il mio primo monologo, la mia prima sceneggiatura, i primi complimenti…

Il teatro è stato per me un insegnante di vita. Mi ha fatto capire in che modo devo affrontare le cose, con che occhi devo guardare la realtà.

Purtroppo attualmente non pratico più questa mia passione. Un motivo è il fatto che richiede molto impegno che io non riuscirei ora come ora a dare. In secondo luogo ho capito che c’è una passione che negli ultimi anni ha vinto quella che ho sempre avuto per il teatro: la scrittura. Scrivendo un copione per uno spettacolo sul bullismo (che tra l’altro ha avuto molto successo con lo spettacolo Mille facce nessun’anima di cui io ero la protagonista) ho capito che scrivere mi piaceva. Mi piaceva e mi piace tuttora dare vita ad un qualcosa che appena un istante prima non esisteva. I personaggi che prendono forma nella mia testa, nel momento in cui entrano a far parte anche dei cuori del pubblico, ecco quello sì che è un momento magico. È (come avevo detto qualche tempo fa) come vedere per la prima volta una figlia che va a scuola e che si fa sempre più lontana, o come lasciare andare in aria un palloncino la cui aria proviene dai tuoi polmoni.

Come ho ribadito più volte sono convinta che il mio talento non sia nè il teatro nè la scrittura, ma la creatività. Ci sarà un motivo se mi piacciono tutte le arti, dalla musica, alla pittura, alla poesia, al teatro. Se dovessi definirmi con una sola parola direi fantasiosa. Amo viaggiare alla scoperta di cose nuove, cerco di avere sempre un briciolo di curiosità in ogni mio gesto e soprattutto non smetto mai di sognare.

Queste sono tutte quelle caratteristiche che fanno di me una ragazza creativa!

Se vi è piaciuto particolarmente questo articolo lasciate un like o un commento. Vi ringrazio di cuore, Laura.

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Fiocchi di inchiostro

Viaggiascrittori, via Pinterest

Tra nastri d’oro e fiocchi d’argento,

Corrono cuori giovani in mezzo al vento.

Da una finestra scende la neve,

Lungo il sentiero si accendono le cere.

Un velo bianco ricopre i tetti e gli alberi spogli.

Un bagliore di luce fa riafforare mille ricordi.

Con un soffice abbraccio ci protegge dai peccati della notte.

Accanto ad un camino,

Che diffonde calore fino al primo mattino,

Scio tra le righe di inchiostro

E ad ogni pagina ricamo un sorriso sul tessuto del mio cuore.

Catturo questo momento,

Vorrei che non avesse più fine.

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Il segreto dei sogni

Credete che i sogni possano diventare realtà? Il sogno di notte preannuncia una sorpresa di giorno?

Cari lettori,

Penso che a volte riusciamo a prevedere ciò che il destino ci preserva e incosciamente lasciamo che siano i nostri sogni a rivelarci questi piccoli segreti.

Ultimamente mi capita di incontrare nei miei sogni chi il giorno dopo mi fa sorridere. Magari un amico o un parente lontano che magicamente ricompare sul mio cammino.

Allora, se questo incantesimo funziona davvero, ogni sera, prima di chiudere gli occhi e cedere la mia anima agli abissi della notte, esprimo un piccolo desiderio o getto un velo di speranza sul mio prossimo sogno.

E voi, avete dei sogni nel cassetto o sogni che vi accompagnano nel cuore della notte?

Aspetto vostri commenti.

Chissà, magari prima o poi vi racconterò uno dei miei insoliti sogni.

A presto!

Laura

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Recensione “I segreti del College” di Catherine Lowell

I segreti del college eBook: Lowell, Catherine, Mantovani, Alba ...

Non ho ancora terminato il libro, anche se mi mancano poche pagine. Lo faccio ora e non dopo aver ultimato la mia lettura, perché scriverei informazioni diverse e commenti nostalgici. Un libro è una storia con due porte, una per entrare e l’altra per uscire. Il percorso all’interno di questo edificio irreale, è composto da un corridoio lunghissimo pieno di finestre che ti mostrano l’evolversi dei fatti. Quelle finestre sono le immagini che si formano poco chiare e prive di dettagli nella mia mente quando leggo.

Premessa a parte, ora vorrei esprimere un commento su questo libro. La scelta di questa lettura è stata casuale, il titolo e l’immagine di copertina (un’immensa torre con scale a chiocciola e una ragazza collegiale) hanno subito attirato la mia attenzione. Prima di addentrarmi nelle prime pagine, non mi ricordavo che la protagonista fosse una discendente delle sorelle Bronte, Charlotte, Emily e Anne.

Questo è un romanzo che definirei classico, comune, anche se mi sono imbattuta in una buona dose di suspense, misteri, segreti e verità storiche. Il messaggio che l’autrice Catherine Lowell vuole comunicare è molto chiaro. Esiste la scrittura creativa che tutti riconoscono, ma esiste anche quella che viene chiamata lettura creativa. Samantha, la protagonista e narratrice che ci accompagna nel corso della vicenda, all’inizio non comprende le parole del suo professore James Orville, “scrivi in modo creativo, Samantha. Ma soprattutto sforzati di leggere in modo creativo i libri che ti assegno e di guardarli con occhi diversi.

Ogni settimana Orville affidava a Samantha un saggio da scrivere sul romanzo assegnato e poi ne discutevano durante la loro lezione privata, prevista dal College. Infatti, l’intera vicenda, tranne i numerosi flashback iniziali che riportano la piccola Samantha nella casa del padre, e il breve viaggio e pernottamento dalla madre a Parigi, è ambientata all’Oxford College.

Il tema più importante è quello dell’amore e dell’importanza della lettura, delle storie impossibili, e del fantasmi del passato che prima o poi ritornano, costringendoti a pagare conti lasciati in sospeso dai tuoi antenati.

Analizzando il titolo si deduce subito che all’interno di questo College e precisamente nella vecchia e storica torre dove in quei mesi Samantha è l’unica persona a viverci, si nasconde ben più di un segreto. Lì, in quella torre spettrale agli occhi di molti, sono nascosti i segni indelebili di una vita passata.

All’inizio speravo che il rapporto tra studentessa e docente rimanesse semplicemente professionale. Invece no, Samantha viene pian piano avvolta dalla nebbia  delle Bronte, dalle serate e dagli incontri non previsti tra lei e Orville, dagli sguardi che dicono tutto e che non vorrebbero dire niente. Non volevo che ciò accadesse perché so che queste storie non vanno mai a buon fine. E credo sia ridicolo soffrire per amore, quando quest’ultimo nasce come il sentimento più innocente e umano che possa esistere. 

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Fiori sopra l’inferno di Ilaria Tuti

Fiori sopra l’inferno è il primo romanzo di Ilaria Tuti a cui segue Ninfa dormiente che presto leggerò.
Ho terminato la lettura di questo libro qualche settimana fa. Quindi spero di non aver rimosso nulla, anche se non mi addentrerò nei dettagli. Vorrei prendere come abitudine quella di pubblicare recensioni sui libri che leggo, sia che mi siano piaciuti o meno.


Questo romanzo è un thriller ambientato in Friuli al confine con l’Austria in un paesino di montagna dove tutti si conoscono da sempre. La protagonista, il commissario Teresa Battaglia, è un personaggio che mi è piaciuto fin dal primo momento per il suo carattere e la sua intraprendenza. Teresa è una donna intelligente che, per svolgere il suo mestiere, deve saper studiare la mente di una persona, saper precedere i passi di un criminale, interagire nell’unico modo possibile con chi non è facile parlare. È sempre molto dura con i suoi colleghi, in particolare con il nuovo ispettore Massimo Marini. Ma questa è solo una corazza, un modo per proteggere la sua fragilità. Infatti più tempo passa e più Teresa diventa debole. Inizialmente, quando Teresa si osserva allo specchio, non riesce a guardare in faccia la realtà. Qualcosa si è formato dentro di lei e pian piano sta facendo appassire un fiore così raro. Il passato di Teresa è infelice e misterioso. Si sa poco della sua vita prima di allora, ma nel corso della vicenda il lettore intuisce quali ricordi l’accompagno quotidianamente.


Il caso di cui il commissario deve occuparsi questa volta è un qualcosa di molto insolito. Un corpo senza vita a cui sono stati cavati gli occhi viene trovato in un bosco alle prime luci del mattino.

Tutta la storia ruota intorno a quattro bambini: Mathias, Diego, Lucia e Oliver. I quattro trovano nel bosco la loro casa, il posto giusto dove poter gridare, dove poter disperdere i loro lamenti e i loro desideri. Ma non sanno che nel cuore della nebbia c’è qualcuno che li raccoglie.


Ho apprezzato tantissimo questo romanzo. È il secondo thriller che leggo nella mia vita, ma devo dire che sto davvero rivalutando questo genere letterario. Non vedo l’ora di iniziare a sfogliare Ninfa Dormiente.
Consiglio caldamente questa lettura alle persone che non si lasciano facilelmente impressionare, a coloro che amano i misteri e a quelli che si divertono a studiare la psiche umana.


A presto!

Laura

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BTS

In questo periodo di Covid mi sono promessa due cose, guardare l’intera saga Star Wars e capire se potesse piacermi la band sudcoreana dei BTS. La prima cosa non l’ho ancora fatta, mentre la seconda sì. Devo dire che i BTS hanno superato la prova e posso ufficialmente affermare che mi piacciono e anche parecchio. Ormai spopolano su tutte le reti e in tutto il mondo.

Ci sono due cose che apprezzo di questa boyband. Prima cosa il loro look e le loro stupende e cordinatissime coreografie, in secondo luogo la loro musicalità pop.

Tra le canzoni ho apprezzato maggiormente DNA, Save me e Black Swan. Suppongo siano le più recenti.

Devo dire che la Corea mi affascina molto a livello urbanistico ma soprattutto culturale. Credo che prima o poi nella vita mi ritroverò in questo paese dell’estremo oriente.

E a voi? Vi piacciono i BTS? E se sì, qual è la vostra canzone preferita? Fatemelo sapere nei commenti.

Un bacio,

A presto

Laura