Come una favola, di Danielle Steel

Buona domenica!

Oggi andrò a recensire l’ultimo libro letto, Come una favola, di Danielle Steel.

Riporto la trama.

♡~Camille ha avuto un’infanzia perfetta, circondata dall’amore e da ettari di vigneti nella bellissima Napa Valley, a nord di San Francisco, in California. Lì, tra dolci colline verdi e coltivazioni a perdita d’occhio, i suoi genitori, con dedizione e impegno, hanno dato vita a una rinomata azienda vinicola e una meravigliosa tenuta, ispirata all’antica proprietà di famiglia a Bordeaux. Ma quando, dopo la laurea, Camille torna a casa per aiutare a gestire Chàteau Joy, come ha sempre sognato, la favola s’interrompe bruscamente. La madre viene a mancare e, solo sei mesi più tardi, il padre si lascia ammaliare da una misteriosa e affascinante contessa francese. La donna sembra incarnare l’essenza della raffinatezza parigina, nascondendo però qualche ombra. Camille, ancora in lutto, è scioccata dal fatto che suo padre non riesca a vedere oltre gli sguardi seducenti, i vestiti firmati e le maniere eleganti, e che sia già pronto a rifarsi una vita. Così, mentre il suo mondo crolla, Camille dovrà fare ricorso a tutta la sua forza per riuscire a salvare la memoria e l’eredità della sua famiglia. Fortunatamente per lei, però, potrà contare su una gentile quanto inaspettata alleata, e su un amico d’infanzia riapparso nella sua vita proprio come un principe delle fiabe. “Come in una favola” ci ricorda come a volte, anche nella vita reale, e non solo nelle favole, il bene vinca sul male.~♡

Come una favola è narrato dall’autrice proprio come ci si aspetta che sia raccontata una favola, di quelle come Cenerentola. La parte iniziale è come sospesa su una nuvola, raccontata con molto distacco, proprio perché viene descritta la vicenda prima della nascita di Camille e dei suoi primi anni di vita, della malattia della madre Joy e del nuovo amore del padre Christophe. Anche se apparentemente questa tecnica di scrittura potrebbe sembrare freddezza, in realtà denota una grande capacità narrativa di Danielle Steel, motivo per cui leggerò altri suoi scritti.

Ho adorato tantissimo, oltre al personaggio di Camille, anche quello della madre di Maxine, la matrigna, ovvero Simone, un’anziana signora di 87 anni, che si è trasferita nella Napa Valley, dove sorge il castello di Christophe e che vive in un piccolo cottage poco lontano.

Il rapporto che si instaura tra Simone e Camille è proprio quello tra nonna e nipote, una nonna che la giovane ragazza non ha mai avuto e una nipote che Simone ha sempre desiderato.

Una cosa che avrei apprezzato sicuramente, è la parte romantica, la storia d’amore tra Camille e il suo principe azzurro. Ogni volta che voltavo pagina mi aspettavo un intensificarsi di quell’aspetto e ogni  volta rimanevo delusa.

Nonostante questa piccola mancanza, che è dovuta al mio spropositato romanticismo, ho adorato questo libro; una breve e bellissima favola, che preannuncia un seguito per i protagonisti ancora più bello.

Un altro elemento, che secondo me ha reso il tutto ancora più interessante, è l’ambientazione e il fatto che Christophe insieme a Joy abbia costruito l’azienda vitivinicola, il castello, trasmettendo tutto il loro amore alla figlia che un giorno avrebbe proseguito sulla stessa strada dei genitori.

Consiglio questo libro a tutte le ragazze che desiderano avere tra le mani una favola, di quelle semplici e delicate, che ti fa sognare un futuro da principessa. Perchè tutti alla fine, ci meritiamo un finale da favola!

Laura♡

Ogni momento è prezioso, di Raphaelle Giordano

Buongiorno lettori,

Oggi andrò a recensire l’ultimo libro letto, ovvero Ogni momento è prezioso, di Raphaelle Giordano. Quando ho acquistato questo libro, ero entusiasta dalla copertina. Una ragazza su un tetto, aiutandosi con una scaletta, cerca di dipingere il cielo stellato. Anche il titolo non era da meno, è proprio vero che ogni istante è prezioso e la vita andrebbe vissuta cogliendo l’attimo (carpe diem).

Vi riporto qui la trama

♧●La felicità si nasconde dove non credi di trovarla. A volte bisogna accettare di perdersi per ritrovarsi. Lo sa bene Giulia che sul lavoro non riesce più a dare il meglio e a casa deve fare i conti con un figlio adolescente, indisciplinato e arrabbiato con il mondo. Finché, dopo l’ennesima mattinata storta, si ritrova a entrare in una singolare bottega. Un negozio pieno zeppo di oggetti strambi: orologi con dodici clessidre che segnano l’ora esatta, ma anche il tempo che fugge; fiori capaci di leggere e verbalizzare le emozioni; diffusori di profumi dei momenti speciali. Oggetti che sembrano inutili, anche se Basile, il proprietario, le promette di insegnarle a usarli per ritrovare la felicità e il benessere perduti. Giulia stenta a crederci. Poi, ripensandoci, decide di stare al gioco. In fondo, ha tutto da guadagnarci. Così, torna da Basile e si lascia guidare alla scoperta di nuovi orizzonti seguendo pochi e semplici consigli: non imbrigliare l’immaginazione ma lasciarla libera di esprimersi, non prendersi troppo sul serio, imparare ad accogliere ciò che è fuori dagli schemi ma ci fa stare bene. Giulia entra così in contatto con la parte più profonda e creativa di sé stessa e si rende conto che basta poco per tornare a comunicare con il figlio. Soprattutto impara che non esistono ostacoli troppo grandi se si trova il coraggio di andare oltre i propri limiti con audacia. Perché quando si prova a condire la vita con più pepe, ci si accorge che è possibile riconquistare la spensieratezza di quell’età dell’oro in cui sono gli altri a preoccuparsi e a prendersi cura di noi. “Ogni momento è prezioso” è una storia che ci insegna a cercare l’essenziale dove non pensiamo di trovarlo. A cambiare prospettiva per godere della meraviglia che si nasconde anche nei piccoli gesti quotidiani.●♧

La vicenda è narrata sotto diversi profili. L’unico a parlare in prima persona è Basile Vega, il proprietario di uno strambo negozio, il bazar della zebra a pois. Il resto è tutto in terza persona, secondo i punti di vista dei vari personaggi, Giulia, che lavora presso una ditta di deodoranti femminili, il figlio Arthur, che a scuola fa fatica a seguire il regole e prendere buoni voti, Louise, che fa di tutto per far approvare delle petizioni contro il bazar di Basile, Pollux, da sempre innamorato della sua collega Giulia, nonché altri personaggi. Questa volta questo stile mi ha solo confuso le idee e purtroppo non sono riuscita pienamente a entrare nella storia, tanto che a volte perdevo il filo del discorso, dimenticandomi chi stesse parlando.

Il mio personaggio preferito è Arthur, un sedicenne che non ha avuto un’infanzia felice, i suoi si sono separati quando lui era molto piccolo e suo padre non lo vede quasi mai. Arthur, a scuola, nonostante cerchi di impegnarsi, non riesce ad emergere, ma in compenso ha un talento innato per i graffiti, il suo nome d’arte è appunto Arth (un gioco di parole tra il suo nome e arte).

Poi c’è la storia d’amore tra Basile e Giulia. Devo dire, però, che io non mi sono innamorata di Basile, perciò ho solo provato tenerezza per la coppia, nulla di più.

Invece, sono stata conquistata dal rapporto che si è instaurato fin da subito tra Basile e Arthur, tra padre e figlio (anche se non biologico).

Consiglio questa lettura un po’ a tutti, perché seppur non mi abbia pienamente convinto, è piena di spunti filosofici che andrebbero colti, nel suo piccolo Raphaelle Giordano ti spinge a prendere la vita per com’è, a non accontentarti dell’utile, ma anche di quello che ti fa sorridere e stare bene, di vivere ogni istante come se fosse l’ultimo, perché, ogni momento è prezioso, ogni goccia che cade sull’orologio della vita è persa per sempre, se la si lascia andare via.

Laura ♡

Il Paradiso delle Signore

Buon pomeriggio,

oggi vi voglio parlare del daily più amato dalle madri e nonne italiane, Il Paradiso delle Signore. Lo ammetto, ultimamente non lo seguivo più per diversi motivi. Prima di tutto perché l’orario in cui va in onda é molto scomodo per un’universitaria. Secondo, la storia scorre molto lentamente e i colpi di scena faticano ad arrivare. Nonostante questo ho sempre apprezzato la serie. La cosa che più mi piace è l’ambientazione, la Milano anni ’60, tra moda, amori, tragedie e fraintendimenti, niente di più azzeccato per una soap opera strappa lacrime. Sono consapevole del fatto che la maggior parte di voi non ama questo genere di cose e li capisco, ma che ci potete fare, è più forte di me. Mia nonna mi ha trasmesso la passione per le fiction della rai da bambina e da allora non me ne sono persa una.

Il Paradiso mi ha conquistata quando ancora era una fiction. Poi la produzione ha deciso di trasformare la serie in un appuntamento giornaliero e, visto il grande successo, ha proceduto così per ben 4 stagioni. Adesso andrò a parlarvi dei personaggi che più preferisco e che più ho amato.

Partiamo da Vittorio Conti, il proprietario del paradiso. Già conoscevo l’attore da un’altra fiction, La fiction per eccellenza, Un medico in famiglia. Poi il personaggio di Vittorio è presente fin dalla prima serie e nel corso degli anni il suo carattere non è mai cambiato, generoso, sempre solare, pronto ad aiutare gli altri e soprattutto a stravolgere tutto con le sue idee innovative.

Poi ci sono le veneri, la mia preferita è sempre stata Roberta, anche se ora non fa parte più del cast del Paradiso. All’inizio adoravo la coppia Roberta-Federico, ma poi è riuscita a conquistarmi anche quella Roberta-Marcello, ma anche in quel caso è finita male. Cosa si fa per amore! Anche perdere la persona che si ama pur di proteggerla e garantirle un futuro migliore. Roberta studia ingegneria, come me, e rappresenta la donna emancipata che fa dei passi verso il mondo lavorativo tipica di quei tempi, dove una donna che studia e lavora non era sempre ben vista.

Un altro personaggio che ho sempre amato è Salvatore. Mi ha sempre fatto ridere e mi è dispiaciuto tantissimo quando ha rotto con Gabriella. Lei all’inizio era la ragazza in cui mi immedesimavo maggiormente, piena di sogni da realizzare, romantica, solare, in cerca del vero amore, che però tardava ad arrivare. L’evoluzione del suo personaggio non mi è piaciuta, devo essere sincera.

Un personaggio che ho imparato ad amare con il tempo è l’attuale ragazza di Marcello, Ludovica Brancia di Montalto. Il rapporto tra i due non è per niente semplice perché provengono da due ranghi sociali diversi e la Contessa di Sant’Erasmo, Adelaide non ignora la cosa, e fa di tutto per allontanare la sua protetta da un misero cameriere di periferia, come lo definisce.

Ora sto recuperando le ultime puntate. Mi ha fatto piacere parlarvene e sarei felice anche di scrivere degli articoli su altre fiction, magari sulla seconda stagione di DOC che esce nel 2022, chissà.

Per il momento vi auguro un buon proseguimento di serata,

a presto!

Laura♡

Schiaccianoci on Ice, il musical

Schiaccianoci-on-ice-arcimboldi

Oggi voglio raccontarvi un giorno di qualche anno fa. Se non sbaglio ero in prima superiore e mia madre per Natale mi aveva regalato un biglietto per assistere allo Schiaccianoci sul Ghiaccio, al Teatro Arcimboldi di Milano. Ho apprezzato tantissimo questo regalo e ancor di più il giorno dello spettacolo. Io e mia madre siamo entrambe due persone più che puntuali, soprattutto quando non conosciamo bene il posto. Perciò quel giorno eravamo in anticipo. quindi, prima di fare il nostro ingresso a teatro, abbiamo fatto tappa in una pasticceria sull’altro lato della strada. Abbiamo preso un pasticcino per una accompagnato da un ottimo cappuccino. Considerate che era fine gennaio e io personalmente (non so voi) in quel periodo dell’anno vivrei di cioccolate calde e pasticcini. trascorso un po’ di tempo in quel posto accogliente, siamo usciti dal locale per entrare nel teatro. Non so se voi avete mai avuto l’opportunità di andare a teatro a Milano, ma posso garantirvi che ci sono tantissimi teatri e io nel corso degli anni li ho visitati praticamente tutti, un po’ con la scuola, un po’ per mio personale interesse e ho intenzione di continuare a frequentarli.

In ogni caso, la hall del teatro era enorme e le luci creavano un’atmosfera teatrale ancor prima di entrare in sala. Abbiamo atteso circa una mezz’oretta prima che ci facessero entrare. Se non ricordo male, ci avevano assegnato dei posti sull’ala destra della platea. Inutile dire che il musical è stato pazzesco, i pattinatori erano dei veri professionisti e le scenografie erano mozzafiato, davvero curate nei minimi dettagli. Non ricordo nemmeno quante chiamate hanno avuto i performers alla fine dello spettacolo.

Questa è un’esperienza che vorrei tanto ripetere. Voi conoscete la storia dello Schiaccianoci? Avete mai visto dal vivo il balletto? Magari alla Scala di Milano?

Fatemi sapere!

Laura♡

Lei

Addormentata sul letto di casa,

Accarezzata delicatamente dai raggi del primo mattino

Lei assorbe la natura in tutta la sua bellezza

Vede le sue amiche vicine di casa che man mano cambiano faccia

Lei non si può specchiare

Non può percepire questo cambiamento

Ma non può fare a meno di domandarsi cosa stia accadendo

Ha freddo, ha terribilmente freddo

Ma da dove viene quest’aria così gelida

che le soffoca il respiro?

I giorni passano

e lei si sente sempre più sola

Finché, in una mattina di pioggia,

anche lei raggiunge le sue amiche

Il volo, per quanto breve, è tormentato

L’atterraggio però è piacevole

su un soffice tappeto

Il suo destino è stato tracciato

Lei rimane colorata, particolare, preziosa

Nessuno le ruberà la sua secolare bellezza

Laura🍁

Villa Muscianisi, Milazzo

https://www.cataniablog.it/tag/villa-muscianisi

Buongiorno lettori,

questa mattina stavo cercando qualcosa di particolare da scrivere sul blog e ad un certo punto mi è saltato alla mente un aneddoto della tradizione della mia città di origine, ovvero Milazzo. Due estati fa mi trovavo in giro con un gruppo di amici e uno di loro ebbe la brillante idea di fare un salto in una villa abbandonata, situata sulla strada che conduce al Capo della città di Milazzo, Villa Muscianisi. Non si era accorto però che io indossavo un paio di pantaloni bianchi e delle scarpe aperte, abbigliamento del tutto inadatto per andare in un posto abbandonato e scavalcare un cancello. Perciò abbiamo rimandato la nostra missione. Quest’estate la proposta è stata rinnovata da un altro mio amico. Era la sera del 5 agosto, eravamo appena stati alla festa di un mio amico e ci trovavamo tutti in giro per Milazzo. Alla fine però non siamo riusciti a convincere tutto il gruppo e perciò non se ne è fatto nulla. Un giorno però ci ritorneremo. Vi starete chiedendo cosa ci sia di così misterioso in questa villa. La leggenda narra che diverse persone abbiano avvistato in tempi diversi la presenza di un folletto, o comunque di una persona dalla statura molto minuta. Voi ci credereste? Vi lascio una descrizione più dettagliata presa da questo sito: http://www.strettoweb.com/2017/06/milazzo-villa-muscianisi-e-leggenda-del-folletto/572123/

Villa Muscianisi ormai da anni rappresenta un luogo dove diversi ragazzi si recano per la curiosità di vedere cosa succede, infatti da diverso tempo questo luogo nasconde un mistero, ovvero quello del folletto che vivrebbe  al suo interno. Diversi anni fa un gruppo di giovani, mentre si trovavano nella villa, sono riusciti ad immortalare la figura di un uomo molto basso, che si trovava proprio lì. Chiaramente ai tempi tutto ciò ha creato grandi polemiche e la città si è divisa tra curiosità e scetticismo, ma andando a fare delle analisi più approfondite la presenza del folletto potrebbe avere un filo logico.

https://www.cataniablog.it/il-folletto-di-villa-muscianisi.html

Per prima cosa nel momento in cui ci si avvicina alla Villa non si può fare a meno che notare la scritta “Qui lieto mi fiorisce il lare antico”, infatti nello specifico il Lare rappresenta un divinità domestica che ha il compito di fornire protezione all’abitazione in cui si trova. Ai tempi della dominazione romana si diceva che nel momento in cui si finiva di cenare bisognava riservare un posto con lo stesso pasto alla figura magica e se il giorno dopo il piatto era vuoto significava che il folletto aveva gradito il cibo. Altre leggende affermano che i folletti vivono per sempre nella stessa abitazione e ogni volta che una nuova famiglia si insedia al suo interno, deve subire le sue torture fino a quando qualcuno non riesce a fregargli il cappello, infatti sembrerebbe che una volta fatto ciò, l’essere garantirà protezione a vita.

Chiaramente è facile essere scettici ed è chiaro che se ognuno di noi non vede tale fenomeno con i propri occhi non riuscirà mai a crederci fino in fondo, ma la scritta incisa all’ingresso della Villa, che tra l’altro risale al periodo in cui venivano raccontate e tramandate queste storie non può rappresentare un dettaglio da non tenere in considerazione. La questione è stata trattata anche diversi anni fa da Enrico Ruggeri nella trasmissione Mistero, ma anche lì non si ebbero dei risultati in grado di certificare una vera e propria presenza, infatti fino a questo momento l’unico materiale da poter trattare lo troviamo nella scritta incisa all’ingresso e in quel famoso video girato diversi anni fa.

Laura

Una montagna di acquisti librosi

Buongiorno a tutti lettori e buona domenica,

questa mattina ho deciso di impegnarmi a terminare il mio bonus cultura, che scade a febbraio, con una serie di acquisti di libri. Vi lascio qui la lista con la trama di ognuno.

Fabbricante di lacrime, di Erin Doom

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♤~Tra le mura del Grave, l’orfanotrofio in cui Nica è cresciuta, si raccontano da sempre storie e leggende a lume di candela. La più famosa è quella del fabbricante di lacrime, un misterioso artigiano dagli occhi chiari come il vetro, colpevole di aver forgiato tutte le paure e le angosce che abitano il cuore degli uomini. Ma a diciassette anni per Nica è giunto il momento di lasciarsi alle spalle le favole tetre dell’infanzia. Il suo sogno più grande, infatti, sta per avverarsi. I coniugi Milligan hanno avviatole pratiche per l’adozione e sono pronti a donarle la famiglia che ha sempre desiderato. Nella nuova casa, però, Nica non è da sola. Insieme a lei viene portato via dal Grave anche Rigel, un orfano inquieto e misterioso, l’ultima persona al mondo che Nica desidererebbe come fratello adottivo. Rigel è intelligente, scaltro, suona il pianoforte come un demone incantatore ed è dotato di una bellezza in grado di ammaliare, ma il suo aspetto angelico cela un’indole oscura. Anche se Nica e Rigel sono uniti da un passato comune di dolore e privazioni, la convivenza tra loro sembra impossibile. Soprattutto quando la leggenda torna a insinuarsi nelle loro vite e il fabbricante di lacrime si fa improvvisamente reale, sempre più vicino. Eppure Nica, dolce e coraggiosa, è disposta a tutto per difendere il suo sogno, perché solo se avrà il coraggio di affrontare gli incubi chela tormentano, potrà librarsi finalmente libera come la farfalla di cui porta il nome.~♡

La sorella perduta, da Le sette sorelle, di Lucinda Riley

https://www.amazon.it/dp/8809843525/ref=cm_sw_r_apan_glc_i_T89QABYZDMJJQCNQS0WQ

♡•Maia, Ally, Star, CeCe, Tiggy ed Electra: ognuna delle 6 sorelle D’Aplièse ha compiuto un viaggio straordinario alla scoperta delle proprie origini, ma la costellazione delle Pleiadi da cui hanno preso i loro nomi è composta da 7 stelle e nessuno ha ancora scoperto chi sia veramente e dove si trovi Merope. Mentre Ally e Maia sono ad Atlantis a guardare Electra in tv al Concert for Africa, l’avvocato Georg Hoffman arriva con una novità incredibile: sembra che finalmente ci sia una pista concreta per trovare la sorella perduta. Con l’indirizzo di una vigna e il disegno di un anello di smeraldo a forma di stella, ha inizio una staffetta che porterà le sorelle ad attraversare, letteralmente, il mondo intero: dalla Nuova Zelanda al Canada, dall’Inghilterra alla Francia e infine all’Irlanda, unite più che mai nella missione di completare la loro famiglia prima della commemorazione per la morte di Pa’ Salt. Una ricerca che le metterà sulle tracce di una donna che in realtà non vuole essere trovata… ma perché? Sempre più avventura, sempre più suspense nel settimo capitolo dell’epica saga bestseller internazionale.•♡

Ogni momento è prezioso, di Raphaelle Giordano 

https://www.amazon.it/dp/8811818818/ref=cm_sw_r_apan_glc_i_1AW7GATM3EEAY0QJSP0G

♧~La felicità si nasconde dove non credi di trovarla. A volte bisogna accettare di perdersi per ritrovarsi. Lo sa bene Giulia che sul lavoro non riesce più a dare il meglio e a casa deve fare i conti con un figlio adolescente, indisciplinato e arrabbiato con il mondo. Finché, dopo l’ennesima mattinata storta, si ritrova a entrare in una singolare bottega. Un negozio pieno zeppo di oggetti strambi: orologi con dodici clessidre che segnano l’ora esatta, ma anche il tempo che fugge; fiori capaci di leggere e verbalizzare le emozioni; diffusori di profumi dei momenti speciali. Oggetti che sembrano inutili, anche se Basile, il proprietario, le promette di insegnarle a usarli per ritrovare la felicità e il benessere perduti. Giulia stenta a crederci. Poi, ripensandoci, decide di stare al gioco. In fondo, ha tutto da guadagnarci. Così, torna da Basile e si lascia guidare alla scoperta di nuovi orizzonti seguendo pochi e semplici consigli: non imbrigliare l’immaginazione ma lasciarla libera di esprimersi, non prendersi troppo sul serio, imparare ad accogliere ciò che è fuori dagli schemi ma ci fa stare bene. Giulia entra così in contatto con la parte più profonda e creativa di sé stessa e si rende conto che basta poco per tornare a comunicare con il figlio. Soprattutto impara che non esistono ostacoli troppo grandi se si trova il coraggio di andare oltre i propri limiti con audacia. Perché quando si prova a condire la vita con più pepe, ci si accorge che è possibile riconquistare la spensieratezza di quell’età dell’oro in cui sono gli altri a preoccuparsi e a prendersi cura di noi. “Ogni momento è prezioso” è una storia che ci insegna a cercare l’essenziale dove non pensiamo di trovarlo. A cambiare prospettiva per godere della meraviglia che si nasconde anche nei piccoli gesti quotidiani.~♧

La luce alla finestra, di Lucinda Riley 

https://www.amazon.it/dp/880988292X/ref=cm_sw_r_apan_glc_i_248690RB9XJEAJTWKJES

♡~Émilie de la Martinières ha sempre subito il giudizio di sua madre, regina indiscussa della scena mondana parigina. Ora ha trent’anni, ma la freddezza mascherata dal lusso e dagli agi con cui quella donna superficiale e distante l’ha cresciuta è un fardello ancora pesante da portare. L’improvvisa notizia della sua morte, tuttavia, risveglia in Emilie un groviglio di sentimenti contrastanti e dolorosi, soprattutto quando apprende di essere l’unica erede di un sontuoso castello nel Sud della Francia, un castello che nasconde le risposte a molti degli interrogativi che pendono sul suo passato: sarà un vecchio taccuino ritrovato tra quelle mura a metterla sulle tracce della misteriosa e bellissima zia Sophia, la cui tragica storia d’amore ai tempi della guerra ha segnato irrimediabilmente la sua famiglia. E perché all’improvviso continua a pensare a un uomo che ha appena conosciuto, proprio lei che si è sempre tenuta lontana dall’amore?~♡

La stanza delle farfalle, di Lucinda Riley

https://www.amazon.it/dp/8809907167/ref=cm_sw_r_apan_glc_i_NTBNCFBKRCNJVJW3CBXW

☆~Personaggi indimenticabili e sconvolgenti verità in questo nuovo incantevole romanzo dall’autrice bestseller Lucinda Riley. Alla soglia dei 70 anni, Posy vive ancora a Admiral House, la casa dove ha trascorso la sua infanzia a caccia di splendide farfalle e dove ha cresciuto i suoi figli, Sam e Nick. Ma di anno in anno la splendida villa di campagna è sempre più fatiscente e ha bisogno di una consistente ristrutturazione che Posy, con il suo impiego part-time nella galleria d’arte, non può proprio permettersi. Forse, per quanto sia doloroso abbandonare un luogo così pieno di ricordi, è arrivato il momento di prendere una difficile decisione. Coraggiosa e determinata, abituata a cavarsela da sola ma premurosa e sempre presente nella vita dei suoi familiari, Posy si convince a vendere la casa. Ma è proprio allora che il passato torna inaspettatamente a bussare alla sua porta: Freddie, il suo grande amore, l’uomo che avrebbe voluto sposare cinquant’anni prima e che era scomparso senza dare spiegazioni, è tornato e vorrebbe far di nuovo parte della sua vita. Come se ciò non bastasse, Sam, con le sue dubbie capacità imprenditoriali, si mette in testa di rilevare Admiral House e Nick, dopo anni in Australia, torna a vivere in Inghilterra. Esistono segreti terribili, il cui potere non svanisce nel tempo e solo il vero amore può perdonare. Posy ancora non sa che sono custoditi molto, troppo, vicino a lei.~☆

Un sogno tra i fiocchi di neve, di Corina Bomann 

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❄~Fin da bambina, Anna non ha mai potuto sopportare il Natale, con tutto il suo corredo di luci colorate, dolci, regali e preparativi frenetici. E anche adesso che è una giovane donna, l’unico modo per superarlo è cercare riparo in qualche località esotica. Ma quest’anno sottrarsi sembra proprio impossibile: il suo adorato fratellino Jonathan le ha strappato la promessa di raggiungerlo per festeggiare con tutta la famiglia, compreso l’insopportabile patrigno. E così, il 23 dicembre, Anna salta su un treno stipato di gente alla volta di Berlino. Un attimo di assopimento – o meglio, quello che sembra un attimo – e si ritrova in una desolata stazione sul Mar Baltico, nel cuore della notte e nel pieno di una tormenta di neve. Impossibile tornare indietro, nessun treno riparte a quell’ora. Ad Anna non resta che chiedere un passaggio a chi capita e affidarsi alla sua buona stella, perché i personaggi che popolano la notte – si sa – sono tra i più disparati: l’autista di uno spazzaneve, un camionista polacco, tre stravaganti vecchiette che appaiono e scompaiono, e un surfista-psicologo-rasta piuttosto attraente…~

Come una favola, di Danielle Steel

https://www.amazon.it/dp/8860619734/ref=cm_sw_r_apan_glc_i_P0ES3CWNGHQX45GG3XKC

👗~Camille ha avuto un’infanzia perfetta, circondata dall’amore e da ettari di vigneti nella bellissima Napa Valley, a nord di San Francisco, in California. Lì, tra dolci colline verdi e coltivazioni a perdita d’occhio, i suoi genitori, con dedizione e impegno, hanno dato vita a una rinomata azienda vinicola e una meravigliosa tenuta, ispirata all’antica proprietà di famiglia a Bordeaux. Ma quando, dopo la laurea, Camille torna a casa per aiutare a gestire Chàteau Joy, come ha sempre sognato, la favola s’interrompe bruscamente. La madre viene a mancare e, solo sei mesi più tardi, il padre si lascia ammaliare da una misteriosa e affascinante contessa francese. La donna sembra incarnare l’essenza della raffinatezza parigina, nascondendo però qualche ombra. Camille, ancora in lutto, è scioccata dal fatto che suo padre non riesca a vedere oltre gli sguardi seducenti, i vestiti firmati e le maniere eleganti, e che sia già pronto a rifarsi una vita. Così, mentre il suo mondo crolla, Camille dovrà fare ricorso a tutta la sua forza per riuscire a salvare la memoria e l’eredità della sua famiglia. Fortunatamente per lei, però, potrà contare su una gentile quanto inaspettata alleata, e su un amico d’infanzia riapparso nella sua vita proprio come un principe delle fiabe. “Come in una favola” ci ricorda come a volte, anche nella vita reale, e non solo nelle favole, il bene vinca sul male.~👗

E voi, avete letto qualcuno di questi libri? Fatemi sapere!

Laura

L’altra me, di Anna Esse

Ciao a tutti lettori,

Oggi sono tornata per parlarvi dell’ultimo romanzo che ho letto, L’altra Me di Anna Esse, del rispettivo blog https://ilmondodishioren.wordpress.com. Si tratta di una scrittrice emergente che se non sbaglio, oltre a questo libro, ne ha pubblicato un altro dal titolo Complicated Love.

Riporto qui la trama.

•♡“Erano una il riflesso dell’altra, erano uniche nella loro particolarità e non avrebbe permesso a nessuno di dividerle. Nessuno.”New York. La Grande Mela. Melanie e Kimberly sono due gemelle identiche nell’aspetto ma con caratteri completamente opposti. Dopo aver visto entrambe le loro relazioni naufragare, decidono di convivere in un appartamento a Tribeca dove ritrovano la loro serena quotidianità, fatta di amici, lavoro e sogni nel cassetto finché un incontro inaspettato scuote le loro vite: vecchi ricordi che riemergono… e nulla sarà come prima.♡•

Le protagoniste di questo romanzo sono due gemelle, Melanie e Kimberly, così identiche fuori ma altrettanto diverse dentro. La prima è generosa, altruista, buona e sempre pronta a dare una seconda possibilità, l’altra, invece, è fragile, invidiosa, gelosa e ossessionata dalla sorella. Entrambe però hanno il loro lato negativo e positivo, anche se all’apparenza sembrerebbero le due facce opposte della stessa medaglia, il giorno e la notte.

La narrazione prende i punti di vista di tutti i personaggi, le due sorelle, Michael, Karen, Mitch e Sam, nonché di altri personaggi minori, ed è proprio per questo che il lettore riesce ad entrare in sintonia con tutti, comprendendo le loro scelte e le loro azioni.

La lettura scorre bene, molte volte è presente un’introspezione del personaggio e questo porta ancora di più ad apprezzare quel lato del suo carattere.

La vicenda è ambientata a New York, per cui mi chiedo se l’autrice abbia scelto questa ambientazione perché ha visitato questa città o perché ne è innamorata e vorrebbe farlo.

Devo dire che quando ho iniziato questa lettura mi ero fatta un’idea completamente diversa rispetto alla piega che poi ha preso il romanzo. Non posso dire se sia proprio il mio genere, ma non posso nemmeno negare che questo romanzo non mi sia piaciuto, anzi mi ha proprio coinvolto.

Consiglio questo libro a tutte quelle persone che hanno sempre sognato una storia d’amore degna di romanticismo e che allo stesso tempo amano i colpi di scena e la parte amara che a volte il troppo amare, o quel sentimento tanto scritto da Catullo, dell’odi et amo, che è proprio di ognuno di noi.

Laura♡

La fragilità dell’essere felici

L'atteggiamento mentale influenza la felicità e il benessere | Blog  psicologia
https://www.martavittoriaferrari.it/blog/felicita-atteggiamento-mentale/

Ciao a tutti lettori,

Negli ultimi giorni sono stata assente nel blog perché mi sono dedicata prima allo studio (esame di Fondamenti di Chimica) e poi al riposo, nonché a delle letture. Come promesso ho iniziato a leggere un romanzo di un’autrice emergente ed entro la fine di questa settimana pubblicherò la recensione sul blog. Ho anche in mente di scrivere un racconto a puntate a tema natalizio. Pensate che ho già cominciato con la maratona dei film sul Natale. Ho sempre amato questo periodo dell’anno perché sia l’atmosfera natalizia, sia le emozioni che il Natale ti regala, sono qualcosa di magnifico. Questi giorni sono davvero difficili per me, sto cercando di stare sola il meno possibile perché quando mi trovo faccia a faccia con i miei pensieri, non posso fare a meno di stare male, di ricordarmi il motivo di queste mie ansie e paure che ormai mi accompagnano da un paio di giorni. Io ho sempre dato tutta me stessa, ho sempre cercato di dare il meglio di me e di offrirlo agli altri senza pretendere nulla in cambio. Per mesi mi sono chiesta se mi meritassi tutta questa felicità e ora che sto rischiando di perderla tutta in una volta, ho capito che in realtà questa felicità è la ricompensa per tutte le difficoltà che in questi anni sono riuscita a superare. Sono maturata, sono cresciuta sia dentro che fuori, ho imparato a dare meno peso a certe cose e più importanza a delle altre, ma ancora mi sento fragile e impotente di fronte alle difficoltà della vita. Le esperienze, anche quelle brutte (per non dire soprattutto) ti aiutano a crescere e anche se fanno male, prima o poi con il tempo il dolore si fa sempre meno presente e tu ne esci più forte, la tua corazza si rafforza. Io so che questo periodo passerà e che ritroverò la serenità che mi accompagnava fino a poche settimane fa.

Vi auguro una buona giornata,

Laura

Che cos’è la paura

https://errekappa.net/tre-principi/da-dove-viene-la-paura-del-futuro/

Che cos’è la paura? Proviamo paura appena si presenta una difficoltà, quando cala il buio, quando non abbiamo più certezze e si affacciano alla finestra della nostra mente solo dubbi, insicurezze e angosce. Abbiamo paura di affrontare queste paure. Sì, proprio così, a volte non troviamo il coraggio di guardare in faccia ciò che ci spaventa, di superare quel timore di ciò che non si sa. Io sono la prima ad avere paura. Le paure che mi tormentano spesso sono quelle che non mi dicono cosa pensa l’altro di me, se sono all’altezza della situazione, se il destino ha in serbo qualcosa per me, se vale la pena rischiare. Poco a poco sto imparando ad accettare me stessa e ad affrontare le mie paure più grandi. Sono una ragazza molto insicura e questa mia insicurezza mi fa essere umile in certe situazioni ma irritante in altre, soprattutto per certe persone. Faccio un esempio, sei in macchina con il tuo ragazzo e lui ti chiede se ti va di andare a mangiare da KFC, ma a te quel genere di fast food non piace, perché ti riempie lo stomaco e non riesci a digerire, ma invece di rispondere con un netto no, non mi va e proporre qualcos’altro, inizi a balbettare e ad accennare un sì. Perché lo fai? Perché ti spaventa l’idea di avere un’opinione diversa dagli altri, anche se è la cosa più normale del mondo. Hai paura di essere giudicato, di non essere apprezzato dall’altro perché hai un’opinione diversa dalla sua.

A volte penso che tutte queste mie paure non siano altro che specchi opachi. Ho paura di guardarmi allo specchio perché potrei non rispecchiare i canoni dettati dalla società. È vero, ma cosa c’è di più bello di essere imperfetti? I colori ci si dipingono addosso come su una tela di un pittore. Possiamo risplendere dei colori più accesi, o di quelli più spenti, di quelli più brillanti, o di quelli meno luminosi. I miei colori sono il giallo, il rosa, il rosso e l’azzurro. Questi colori mi si addicono molto, anche se a volte copro tutto con un grigio scuro, ma è solo questione di tempo e la mia tavolozza poi torna sempre a brillare.

Laura♡

Autori emergenti

Ciao a tutti lettori,

Questa mattina voglio fare un annuncio. Mi rendo disponibile a leggere e recensire i vostri racconti/romanzi. Potete inviarmeli o anche invitarmi ad acquistarli su kindle, io sarò felice di farvi sapere la mia opinione a proposito. Potete scrivermi che siete interessati sia nei commenti, che su Instagram, se mi seguite. Da qui a Natale avrò un po’ più di tempo per dedicarmi alle letture.

Vi mando un grosso bacio,

Laura♡

Concedimi

Cosa significa soffrire di mal d'amore in psicologia - Psichiatra Roma
https://www.tizianacorteccioni.it/cosa-significa-soffrire-di-mal-di-amore-in-psicologia/

Una carezza sfiora il mio cuore

le pupille della mia anima si dilatano improvvisamente

una brezza di mare mi soffia sul viso

una notte ghiacciata lascia il posto ad un alba rosata

afferrami la mano e conducimi in quel posto segreto

consegnami le chiavi di accesso al tuo Paradiso

concedimi un ultimo ballo su quella spiaggia ancora deserta

dipingi il nostro amore su quegli infiniti granelli di sabbia

aggrappiamoci con gli artigli dell’incertezza a quel muro di sogni e di speranze

che di notte si accende e di giorno scompare

stringimi un’altra volta

fammi provare quel sentimento che ora sembra fantasma

aiutami a ritrovare me stessa

in questo mondo di ignoti

lasciamoci un secondo per poi riprenderci un attimo dopo

concedimi un ultimo ballo sulle tue ciglia

dipingi il nostro amore sulle mie labbra

ti giuro, amore mio, un giorno troveremo casa!

La saga di Mia, di Federica Bosco

Buonasera miei lettori.

Ho aspettato di leggere i primi tre libri della saga prima di recensire questo capolavoro di Federica Bosco. Non conoscevo l’autrice ma credo che, dopo queste letture, leggerò altri suoi romanzi. Avevo trovato in offerta l’ultimo libro della saga, Un Angelo per sempre e devo dire che l’immagine della copertina mi ha subito catturata: una ballerina di danza classica che si esibisce in un salto sullo sfondo di Londra. Così, quando ho scoperto che prima di leggere quel volume avrei dovuto leggere gli altri tre, li ho subito comprati e divorati in poco più di due settimane (tra cui una completamente persa perché ero in Sicilia).

Mia è una ragazza sedicenne, ama la danza e ama Patrick, il resto potrebbe pure scomparire per sempre. Tutto eccetto le altre persone importanti della sua vita, sua madre Elena e la sua migliore amica Nina, nonché sorella di Patrick. Mia ama Pat da quando all’età di tre anni le è stato presentato nel cortile della scuola da Nina e da quel giorno non ha smesso di sognarlo e progettare un futuro immaginario insieme a lui. Fin quando, vedendo crescere la piccola Mia, anche lui inizia a provare un sentimento che non sa bene definire. E poi Patrick vive lontano, nell’esercito della Marina Militare e non può dedicare del tempo alle persone che ama di più.

Purtroppo non posso aggiungere altro di questa storia perché sarebbero troppi spoiler per il primo libro. Posso solo dirvi che questa saga non vi deluderà. L’amore per la danza, il sogno di Mia di entrare nella Royal Ballet School di Londra, il rapporto difficile con la madre e con il suo nuovo compagno Paul, le incomprensioni con la sua migliore amica Nina, le spaventose predizioni di Betty, l’amica della mamma nonché l’amore eterno per Pat, il suo angelo custode, tutto questo accompagna il viaggio stupendo di Mia.

Mia è forte e coraggiosa. Mia diventa donna pagina dopo pagina, tanto che viene difficile riconoscere la Mia di adesso con quella di due settimane fa. Mia è un grande esempio per i giovani come me e la sua storia lo è anche per gli adulti che, a volte, per il bene dei propri figli, senza accorgersene, tappano loro le ali, per la paura di perderli o di vederli cadere, ma è proprio questo il compito di ogni genitore, aiutare i propri figli a camminare, finché una volta diventati grandi, possano spiegare le ali per un volo verso il loro futuro.

Vi auguro una buona domenica sera.

A proposito, voi come avete festeggiato Halloween? Io non l’ho mai fatto perché non è una festa che appartiene alle nostre tradizioni.

Laura♡

Caro diario, 28/10/2021

DIARIO PERSONALE - SPIRITUALITA' TRADOTTA
http://www.spiritualitatradotta.it/diario-personale/

Caro diario,

ti scrivo per sentirmi meno sola, per ricevere un conforto da un’anima trasparente, per recuperare la forza che sembra abbandonarmi di giorno in giorno. A volte credo che la vita sia troppo grande e veloce per poter stare al suo passo. Non so mai se sto facendo la cosa giusta e anche se sbagliare fa bene, io ho una paura matta di farlo. La notte faccio incubi e questo mi preoccupa, significa che non sono serena. Io credo di sapere la causa di questo mio malessere, ciò che mi tormenta e non mi fa dormire bene. Mi manca una persona, mi manca la persona più importante della mia vita, che mi completa e mi fa stare bene semplicemente standomi accanto. Mi manca il suo profumo, così caldo e accogliente. Mi manca il suo sorriso, il battito del suo cuore, così forte e ritmato. Mi manca leggerlo nel pensiero, mi manca lottare con lui e fargli il solletico. Mi manca morderlo e strappargli un bacio. Mi manca vederlo incazzato perché tiene a noi, e non vuole perdermi. Mi manca sentirgli dire ti amo, queste due parole che ha pronunciato per la prima volta il 26 agosto. Mi manca tantissimo e non c’è alcuna cosa che possa sostituire il vuoto causato dalla sua distanza. Nonostante questo io vado avanti, perché la vita continua anche senza di lui. Spero solo che saprà aspettarmi e non lascerà che la distanza rovini tutto quanto.

Laura

L’Isola di Smeraldo, anteprima

Irlanda, l'isola di smeraldo [JuzaPhoto] | Irlanda, Isola, Luoghi
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Era una calda mattina di fine primavera e il sole filtrava tra le tende della finestra. Emma, che si era appena svegliata, si alzò dal letto, infilò le ciabatte e guardò la solita fotografia appoggiata sul comodino. Poi, con un sospiro di sollievo, andò verso lo specchio. Davanti ai suoi occhi vedeva una giovane sedicenne, forse sì un po’ bella, ma soprattutto pronta per affrontare la giornata. Era l’ultimo giorno di scuola, il che voleva dire che le vacanze erano alle porte. L’anno appena trascorso era stato difficile per la ragazza. Si erano presentati una serie di cambiamenti improvvisi che l’avevano allontanata dai suoi vecchi amici. I momenti peggiori però erano quelli in cui lei si trovava sola, chiusa nella sua stanza, a tormentarsi.

Un po’ le dispiaceva dover salutare i suoi compagni di scuola, ma il desiderio di una vacanza vinceva ogni cosa. Non aveva ancora programmato nulla. Le sarebbe piaciuto partire con suo padre e visitare un posto del pianeta preso a caso. Avrebbe chiuso gli occhi e d’istinto avrebbe poggiato il dito sulla grande cartina geografica appesa in camera sua. Quel piccolo puntino sarebbe stata poi la sua meta. Questo è ciò che lei sperava, ma sapeva che per via del lavoro di suo padre, l’avrebbe portata per l’ennesima volta dai cugini in Liguria. Era un bellissimo posto, questo Emma doveva ammetterlo. Ma l’aveva visto così tante volte, che non provava più nessun entusiasmo all’idea di tornarci. Inoltre non aveva mai avuto un bel rapporto con i suoi cugini. Erano molto più grandi di lei, lavoravano, avevano la macchina, perciò lei si sentiva molto esclusa. Una volta era piacevole trascorrere l’estate lì perché ci viveva la sua nonna paterna, Silvana. Insieme a nonno Carlo, la nonna era una persona speciale per lei. I due nonni non si conoscevano molto, ma ad Emma sembrava che avessero diversi aspetti in comune. Infatti quando da piccola andava dall’uno o dall’altro, menzionava sempre l’altro nonno. Ora che la nonna non c’era più, Emma desiderava passare il minor tempo possibile alle Cinque Terre in Liguria. Pensò che nei prossimi giorni – magari con calma – avrebbe chiesto a suo padre di partire con una sua amica. Altrimenti sarebbe rimasta in paese e avrebbe cercato un lavoro estivo, nell’attesa che dessero al padre un paio di settimane di ferie.  Sarebbe potuta essere un’estate perfetta se solo non… Emma preferì non pensarci. Si vestì velocemente e scese di sotto per fare una colazione al volo. Salutò suo padre ed uscì.

Le lezioni passarono velocemente, i ragazzi erano tutti presi dalla frenesia. Per non parlare di quelli di quinta che non vedevano l’ora di stappare lo champagne e schizzarselo vicendevolmente. Vi era un clima di gioia ed eccitazione a scuola, ma Emma sembrava fuori dal mondo. Tra lei e il resto dei compagni vi era una sottile pellicola, una strana bolla che le impediva di partecipare completamente alla festa. Dopo la scuola Emma si fermò a parlare con qualche sua nuova amica – si era allontanata da tutte le sue vecchie amiche. Mentre Emma stava per salutare e andarsene a casa, sentì toccarsi alle spalle. Era Christian, un suo coetaneo, ma di un’altra classe. Emma in quel momento avrebbe voluto essere in qualsiasi posto tranne che lì, davanti a lui, a Christian, il ragazzo che aveva più odiato da quando lei era cambiata.

«Ciao Emma, volevo dirti che oggi sei bellissima»

«Tutto qui?»

«In realtà volevo chiederti se ti va di andare a mangiare una pizza insieme stasera»

«Senti Christian, sai quello che penso. Tu mi sembri un ragazzo che si mostra carino e disponibile con tutti. Cerchi di apparire gentile agli occhi degli altri. Ma non appena qualcuno ti toglie la maschera, si svela la tua vera personalità. Negli ultimi mesi mi hai ferito più volte. Sei debole Christian e sai perché? Perché non riesci avere un pensiero che sia tuo. Tutto dipende sempre da quello che pensano gli altri. E la cosa peggiore è che tu non te ne accorgi. Io ti conosco da tempo ormai. Forse sei l’unica persona da cui non mi sono allontanata, forse perché non me l’hai permesso. Probabilmente ti voglio bene, anzi tengo molto a te. Ed è per questo che vorrei che tu capissi dove sbagli e cercassi di cambiare. Non dico che devi diventare un’altra persona, ma vorrei che capissi cosa ti piace veramente fare, qual è la tua strada e che la seguissi.»

«Va bene Emma ho capito. Non mi farò più vedere.»

«è proprio qui che sbagli. Ti ho per caso detto che non voglio più vederti? Anzi se ti va potremmo anche andare a fare qualche gita in giornata insieme questa estate. Tanto non ho grandi programmi.»

«Lo so Emma. Volendo o non volendo non mi vedrai più. Sono venuto per dirti che sto per partire. Mi trasferisco in Belgio a causa del lavoro di mio padre. Prima di dirti addio volevo che sapessi la ragazza unica che sei, come l’orchidea del tuo giardino. Visto, non me ne sono scordato. Comunque sappi che non ti dimenticherò. Ho un regalo per te, è un ciondolo. Me lo ha dato mia nonna prima di morire. Mi disse di regalarlo alla ragazza più speciale per me, e in questo momento quella ragazza sei tu.» Terminò Christian.

«Oh Christian, non so che dire, è bellissimo. Sai qual è la cosa che non mi ha fatto allontanare da te? La tua dolcezza, il tuo romanticismo. Quando vuoi sai essere te stesso ed è quel Christian che piace a me.»

«Sei sempre stata iperprotettiva con me. Mi tratti come se fossi tuo fratello, anzi come un figlio. No dai scherzo, un figlio no. Mi mancherai Emma. Cercherò di cambiare, per te!»

«Non avrò più nessuno che mi romperà le scatole. Vieni fatti abbracciare.» I due si abbracciarono e poi Christian se ne andò.

La ragazza ripensò al giorno in cui aveva conosciuto Christian e a quanto fosse cambiato. Era il primo giorno del liceo. Emma era già in ansia per l’inizio di una nuova scuola e Christian le complicò ancora di più le cose. All’intervallo si presentò da lei dicendole che era bellissima e le lasciò il suo numero su un post-it e lo attaccò sulla sua fronte. Quel gesto all’inizio fece scorrere dentro le vene di Emma un brivido, ma nei giorni successivi si accorse che Christian ci provava con più di una sua compagna e anche con le ragazze più grandi di lui. Così si rassegnò al fatto di essere una tra le tante. Ma in quel momento, sola nella piazzetta, si rimangiò tutte quelle parole.

Emma, tornata a casa, salì in camera e si buttò sul letto. Era incredula. Non aveva ancora realizzato come fosse potuto accadere. Christian, il ragazzo più odioso che avesse mai conosciuto, che si comportava in un modo così dolce e che poi le regalava un ciondolo. Forse era davvero cambiato. Un po’ le dispiaceva che dovesse partire per il Belgio. La ragazza si mise le cuffiette alle orecchie per ascoltare un po’ di musica, così tra un pensiero e l’altro si addormentò.

Quando si risvegliò era scioccata. Aveva appena fatto un sogno alquanto strano. Sua madre, sdraiata sulla riva di una spiaggia, che le diceva ripetutamente «È questa l’isola del nonno, è questa!»

Il padre di Camilla, la madre di Emma, era appunto il nonno Carlo. Per Emma lui era stato un grande punto di riferimento. Ancora si ricordava di quando d’estate andava a trovarlo nella sua tenuta. Era un posto fantastico, quasi incantato per la piccola Emma. Proprio durante quelle estati, il nonno Carlo, le raccontava storie di viaggi per raggiungere un’isola segreta, tra l’Indonesia e l’Australia. Ovviamente per Emma quelle erano delle semplici storie per addormentarsi, ma il nonno le diceva che erano le sue storie, che le aveva proprio vissute. Immersa in questi magici ricordi, Emma non si accorse che il padre aveva già bussato alla porta ripetutamente.

«Avanti» Disse la ragazza.

«Come sta la mia dolce bambina, riposato bene?» chiese il padre entrando nella stanza.

«Si, grazie papà. Comunque non sono più una bambina, ti ricordo che ho sedici anni.»

«Si lo so, mia cara. Ma sai che per me rimarrai sempre così. La mamma sarebbe stata orgogliosa di vedere come sei diventata. Ti ricordi che ti ho detto che a tutti noi appartiene una stella e che solo quando non ci siamo più inizia a brillare?»

«Certo che lo ricordo»

«Ecco, questa notte quella della mamma brillerà ancora di più, è della costellazione delle Pleiadi. Ti chiamo quando è pronta la cena» Così il padre uscì dalla stanza richiudendosi la porta alle spalle.

Quella sera Emma decise di passare la serata in mansarda. Suo padre le aveva regalato per il quinto compleanno un telescopio. Così quella notte Emma osservò diverse costellazioni, ma in modo particolare quella delle Pleiadi. Suo padre le aveva insegnato a riconoscerle. In effetti era molto esperto. Lavorava nel settore dell’astronomia. Ad un certo punto la giovane ragazza intravide una stella cadente ed espresse un desiderio: vivere l’estate più magica e sorprendente di sempre!

La mattina seguente Emma dormì fino a tardi. L’arrivo delle vacanze aveva cancellato in lei ogni tensione accumulata durante l’anno scolastico e la stanchezza finalmente si era fatta sentire. Quando scese di sotto suo padre era già uscito, perciò ne approfittò per fare una colazione abbondante, quasi un brunch americano e saltò il pranzo. Quel giorno si dedicò a sistemare casa, in modo particolare la sua camera. Alla fine toccavano sempre a lei le faccende domestiche e anche il compito di preparare la cena. Per fortuna ad Emma piaceva cucinare. Glielo aveva insegnato sua nonna Silvana durante le estati trascorse con lei in Liguria. Emma era un vero talento, ogni volta le piaceva sperimentare nuove ricette. Amava in modo particolare preparare dolci, anche se secondo lei erano la cosa più difficile da preparare. Spesso le capitava di sbagliare la dose degli ingredienti e di combinare un pasticcio in cucina. Ma lei non si scoraggiava. Sapeva che faceva parte della poca esperienza e che la volta seguente non avrebbe più commesso lo stesso errore. Quel pomeriggio Emma preparò delle crepe da mangiare il giorno seguente e quello dopo ancora per colazione. Una ricetta semplice, ma gustosa. Si accorse che però aveva solo due uova in frigo e anche se avrebbe potuto prepararle comunque, ne sarebbero venute poche e non valeva la pena nemmeno farle. Perciò decise di andare alla bottega sotto casa sua e acquistarne sei insieme ad altri alimenti che si era accorta che mancavano aprendo il frigo. Quindi si infilò le scarpe e vestita com’era scese al piano terra e uscì dal cancello di casa.

Emma fece la spesa e prese tutto il necessario, mancavano solo le uova, per fortuna le intravide. Erano rimaste solo le ultime sei. Si affrettò per prenderle e, mentre si girava per dirigersi alla cassa, qualcuno la urtò facendo cadere tutte le sei uova a terra che si spiaccicarono sul pavimento.

«Stia attendo a dove mette i piedi. Ma dico, non mi ha visto? Le sembro forse un fantasma?»

«Mi dispiace, sono mortificato. Adesso risolviamo subito.»

«E come vorresti risolvere le cose?» nel frattempo Emma si accorse che si trattava di un ragazzo della sua età. Troppo carino per essere simpatico. Da una parte i difetti dovevano pur risaltare.

«Stavo acquistando anch’io delle uova, puoi prendere le mie e non ti preoccupare aiuto io il personale a pulire questo pasticcio.»

«Mi sembra il minimo»

«Al mio paese si dice che sei uova a terra, sei mesi di fortuna»

«Ah davvero, buffa come cosa.»

«Sì, fortuna in amore in particolare»

«Be’, non mi interessa, mi hai già fatto perdere troppo tempo. Grazie per le uova!»

«Scusami…Te ne vai senza nemmeno farmi sapere il tuo nome?»

Emma pagò e uscì dalla bottega senza dire più una parola e senza voltarsi verso quel ragazzo misterioso. In realtà non era nemmeno arrabbiata con lui. Sapeva che era anche colpa sua se aveva fatto cadere le uova. Erano cose che capitavano! Però qualche istinto, forse di paura o protezione, l’aveva spinta a mostrarsi scontrosa con lui. E invece lui al contrario era stato molto gentile con lei. Emma odiava quando si comportava in quel modo. La ragazza tornò a casa e si mise subito a preparare le crepes. Poi proseguì con le faccende domestiche finché in orario di cena non tornò suo padre.

Il giorno seguente Emma si incontrò con Christian. Decise di dargli una seconda possibilità e così uscì con lui. La ragazza era convinta che non gli piaceva e non voleva dargli false speranze, ma in ogni caso voleva fargli capire che per lei lui contava molto e che la sua assenza sarebbe stata significativa. I due ragazzi andarono insieme al cinema e poi si fermarono in un fast-food lì vicino. Davanti agli occhi della giovane Emma giaceva un enorme panino pieno di salse e condimenti.

«Se mi vedesse mia madre mi vieterebbe di mangiarlo. Per lei questo cibo è inconcepibile. Sai una donna vegetariana non sopporta vedere altre persone mangiare carne e schifezze»

«Emma, non parli mai di lei. Non senti la sua mancanza?»

«Tantissimo, ma ogni sera posso sentirla accanto guardando…»

«La quinta stella delle Pleiadi» risposero i due in coro.

«Esatto, mi leggi nel pensiero»

«Semplicemente mi ricordo di quando me lo hai detto»

«è questo che adoro di te. Dai importanza a tutto quello che è importante per me. E alla fine di tutti i miei amici volendo o non volendo sei rimasto solo tu»

«Non sapevo fossimo amici. Credevo di appartenere alla lista delle persone da evitare.»

«Altrimenti non sarei uscita con te. In ogni caso sono sincera. A volte ti critico, ma non per scoraggiarti, ma anzi per farti capire quante potenzialità hai.»

«Io non ti posso criticare, sei perfetta in tutto, perfino quando sorridi» disse Christian fissando gli occhi della ragazza.

«Senti Christian, vorrei chiarire una cosa. Sei un ragazzo speciale e se sono uscita con te è perché tu conti qualcosa per me. Ma non vorrei illuderti»

«Emma, tranquilla lo so. So benissimo che mi vedi solo come un amico e niente di più. Non avrò problemi a conquistare un’altra bellissima ragazza»

«Poi con il tuo fascino»

«Esatto» ed entrambi risero divertiti

«Adesso però mangiamo. Ho una gran fame»

«Alla faccia del cibo sano!»

«Alla faccia del cibo sano!» rispose ugualmente Emma.

Quella sera Emma prima di addormentarsi pensò a quanto fosse fortunata ad avere un amico come Christian. Anche se la faceva arrabbiare spesso, la rendeva felice e ogni tanto riusciva a strapparle un sorriso. Ultimamente Emma difficilmente trovava modo per distrarsi e Christian le permetteva di essere di nuovo felice e di godersi la sua adolescenza. Era in debito con lui. Per quella notte non volle pensare che si sarebbe presto trasferito in Belgio.

Passò un altro paio di giorni e pian piano Emma rifletteva su quello che avrebbe voluto fare quell’estate. Nelle ore morte leggeva. Emma amava leggere. A differenza dei ragazzi della sua età che adoravano i romanzi fantasy e le serie tv lei preferiva i romanzi d’amore e quelli narrativi. La sua libreria, sul lato destro della sua camera, in bella mostra davanti al letto, era stracolma di libri. La sua stanza era enorme, perciò c’era spazio per tutto. Dato che era figlia unica i suoi genitori le avevano regalato una camera enorme, buttando giù la parete e unendo due stanze. Entrando in camera sua sembrava di entrare in una stanza magica. Sul soffitto vi era un mare di stelle, con tutte le costellazioni in evidenza. L’aveva dipinto lei con sua madre quando aveva tre anni. Inoltre era pieno di fotografie sia sulla scrivania che sulle mensole sopra la testata del letto. Infine un’enorme cartina mostrava la passione della ragazza per il viaggio e l’avventura. Ogni puntina sulla carta riportava il nome di una città e una data. Peccato che l’ultima si fermava a quattro anni prima. Finiva così la prima luce dell’estate. Calò la notte, l’unico suono udibile era quello del gufo e di altri uccelli notturni.

Buongiorno Emma. Non puoi dirmi di no. Voglio portarti in un posto segreto. Ti aspetto sotto casa tua per le 10.00. Non tardare.

Fu risvegliata così Emma quella mattina. Christian la voleva portare chissà dove e lei non poteva rifiutare. Così si preparò e per l’ora fissata era pronta.

Si fece trovare sotto casa sua, quando aprì il cancello. Christian era lì già ad aspettarla.

«Allora, dove mi porterai?»

«Te l’ho detto, è una sorpresa»

«Ok, nemmeno un indizio?»

«Nemmeno un indizio»

«Va bene» I due dopo un piccolo tragitto in moto, arrivarono in un ambiente molto isolato.

 Dove ci troviamo?» Il posto si trovava in una valle immensa. «Non capisco come mai tu mi abbia portata qui.»

«Lo, so. Vieni, ti devo mostrare una cosa»

Emma venne condotta da Christian lungo un sentiero e poi i due ragazzi arrivarono in un punto e si fermarono, da lì si vedeva tutto il panorama. Uno strapiombo distava da loro qualche metro.

«Ci sediamo, ti va?»

«Ok»

«Voglio raccontarti una cosa. Ti chiedo solo di ascoltarmi. Non c’è bisogno di rispondermi»

«Ok»

«Avevo sette anni. Un bambino come tutti gli altri. Ma evidentemente la mia ingenuità mi ha fatto sottovalutare l’importanza delle cose. A sette anni avevo una sorella, Martina. Quando io avevo sette anni lei ne aveva sedici. Era una ragazza bellissima. Era sempre così dolce con me. Mi faceva sentire il suo principino. Finché il destino non se l’è portata via. Io non so cosa avesse cosa non la faceva sentire parte di questo mondo. So solo che mi aveva dato qualche segnale. Ogni mattina mi chiedeva di abbracciarla forte forte e di non lasciarla più, di tenerla per mano quando camminavamo per strada, di non permettere a nessun ragazzo di avvicinarsi a lei. Erano le 11.30 di mattina quando arrivò quella maledetta telefonata. Io ero alla Tv e guardavo i cartoni animati, è per questo, non so se lo hai mai notato, che odio il suono di accensione e di spegnimento di qualsiasi dispositivo elettronico. Mi sembra quasi di poter comandare la vita degli altri e decidere quando spegnerla semplicemente premendo un pulsante. Come avrai capito Martina non la vedo più da quel giorno. Ma come ho potuto non accorgermene, come? Io non me lo so spiegare. Lei mi chiedeva aiuto e io nemmeno l’avevo capito. Non so cosa l’ha spinta a compiere questo gesto, fatto sta che si è buttata da questo dirupo esattamente nove anni fa. Cerco sempre di mascherare come sono perché non riesco ad accettarmi. Ho lasciato morire mia sorella mentre io mi godevo la mia vita da bambino viziato. Per anni mi sono chiesto come mai Martina avesse scelto la strada del suicidio. Ho formulato diverse ipotesi e ho concluso che ci fosse di mezzo un ragazzo. Ma sai che c’è Emma, non voglio saperlo. Voglio avere un ricordo positivo di mia sorella» nel frattempo gli occhi di Christian erano stati invasi da gocce di lacrime. Quasi per contagio successe la stessa cosa anche ad Emma.

La ragazza non disse una parola. Si avvicinò a Christian e lo strinse in un abbraccio. Ora capiva chi stava sotto quel velo e quale peso il suo amico si portava nel cuore.

Lungo la strada di casa il vento non riuscì a strappare nemmeno una parola.

Per un po’ Christian ed Emma non si videro più. Lei aveva paura di dirgli qualsiasi cosa, era scioccata da quello che le aveva detto quel giorno alla valle. La mattina ne approfittava sempre per fare una corsa. Le piaceva tenersi in forma e fare un po’ di movimento. Andava la mattina presto perché anche se erano ancora le prime settimane di giugno, il sole cominciava a scottare.

Una di quelle mattine, mentre Emma correva, ascoltando l’ultima canzone di Ed Sheeran, sentì chiamarsi alle sue spalle. Era un ragazzo in bici. Da lontano non lo vedeva bene. Non gli sembrava un suo compagno di classe. Quando si fece più vicino capì che si trattava del “ragazzo delle uova”, buffo come soprannome.

«Ragazza misteriosa, aspetta!»

«Non posso fermarmi. Altrimenti perdo il ritmo»

«Non ce n’è bisogno. Mantengo il tuo passo in bici»

«Non posso sprecare fiato mentre corro»

«Sei una ragazza proprio complicata. Capisco che il nostro primo incontro non sia stato dei migliori, ma non merito di essere trattato in questo modo. Fai così con tutti?»

«No, solo con le persone che non sopporto»

«Ma nemmeno mi conosci! Lascia almeno che mi presenti…»

«D’accordo. è che volevo farmi perdonare. Chissà come mi avrai dipinto nella tua testa. Non avevo la minima intenzione di farti arrabbiare, sappilo. Allora ciao, ragazza misteriosa!»

«Non mi interessa sinceramente. Ti perdono per le uova, ma adesso vorrei correre da sola se non ti dispiace»

Emma riprese la sua corsa cercando di non pensare a quanto fosse insopportabilmente buono quel ragazzo.

Emma venne svegliata all’alba dallo squillo del suo cellulare. Ancora confusa, staccò il cellulare dal caricatore sul comodino e guardò di chi fosse il messaggio. Il numero era sconosciuto, ma la ragazza capì che si trattava di Simone, sia per la foto di profilo, sia per ciò che c’era scritto.

«Ti aspetto sotto casa per le 8:00, non tardare.»

 Il suo messaggio di risposta fu un semplice “OK”. Emma si vestì velocemente, anche se quella mattina era ancora più indecisa del giorno precedente. Voleva fare colpo su Simone, ma non voleva che si notasse. Così, una volta pronta, scese di sotto. Non trovò suo padre ad attenderla, ma un bigliettino che diceva che era uscito presto perché era stato chiamato per lavoro. Allora Emma ne approfittò per fare una corsa lungo la pista ciclabile. Il sole era alto, ma l’aria era abbastanza fresca. Mentre correva, ad un tratto, si sentì mancare. Faticava a respirare. Non le era mai successo prima d’ora. Si disse che non era nulla di grave e che era dovuto all’eccessivo affaticamento. Così la corsa durò meno del dovuto. Emma rientrò a casa, si fece la doccia e si preparò nuovamente.

Alle otto in punto il campanello suonò. Simone attendeva alla porta. Quando Emma uscì, Simone rimase senza parole, era proprio bella quella mattina. I due decisero di andare in bici, visto che la tenuta era abbastanza distante.

Come il giorno prima, per la strada cercavano di non guardarsi. Quando arrivarono alla tenuta, Simone si meravigliò alla vista di quel posto. Era davvero magnifico. I ragazzi entrarono dalla porta principale e si diressero verso la stanza descritta da Emma. Era una stanza grande, con una libreria molto ricca e pareti piene di foto, cartine e mappe. Sembrava il covo segreto di qualche esploratore. Rientrando nella casa del nonno, ad Emma venne un nodo alla gola. Era la prima volta che ci ritornava dopo la sua morte. Aveva recuperato le chiavi dal cassetto della scrivania di suo padre.

«Qui sicuramente troveremo qualcosa che può servirti.» Disse Emma.

«Non ne dubito, questo posto è magnifico.»

«Pensa, io lo chiamavo la tenuta incantata.»Mentre Emma parlava, Simone notò qualcosa tra vecchi libri. Aveva trovato la stessa mappa di suo nonno. Inoltre c’era un libro intero dedicato all’Isola di Smeraldo e un elenco di cinque consigli da seguire per poter sopravvivere.

«Vieni Emma, guarda cosa ho trovato, credo che tutto questo mi sarà molto utile.»Così i due, dopo aver recuperato altre informazioni, uscirono dalla tenuta. Emma portò Simone in giardino.

Portarsi tutto il necessario e se ce n’è bisogno attraccare periodicamente su un’isola.

Seguire ogni indicazione della mappa.

Controllare le previsioni metereologiche.

Partire con una barca sicura.

Divertirsi perché è un’esperienza unica.

«Io nel mio giardino di casa coltivo delle orchidee. Le ho prese da qui. Dimmi la verità, non le trovi bellissime?» chiese Emma entusiasta.

«Non sono un amante dei fiori, ma devo ammettere che sono proprio belle.»

«Vieni, ti voglio mostrare un’altra cosa…» Emma condusse il ragazzo dall’altra parte del giardino.

«Vieni, ti voglio mostrare un’altra cosa…» Emma condusse il ragazzo dall’altra parte del giardino. «Qui noi piantiamo un albero per ogni persona che muore. È una tradizione di famiglia. Quello del nonno e della mamma sono questi. Li ho messi vicini perché così, quando c’è un po’ di vento, possono ancora toccarsi. È come se le loro anime fossero rinchiuse qui dentro.» Concluse Emma.

Qui noi piantiamo un albero per ogni persona che muore. È una tradizione di famiglia. Quello del nonno e della mamma sono questi. Li ho messi vicini perché così, quando c’è un po’ di vento, possono ancora toccarsi. È come se le loro anime fossero rinchiuse qui dentro.” Concluse Emma.

 «Emma, non sapevo che tua madre… Mi spiace tanto, credevo che fosse via per lavoro o qualcosa di simile e per questo non è venuta con noi nel bosco.»

«No, mia madre si è ammalata tre anni fa. I medici non hanno mai capito bene cosa avesse. È morta due estati fa. Domani sono due anni esatti dalla sua morte. Mio padre dice che le assomiglio molto, sia per il carattere, che per tutto il resto. Scusami, vorrei rimanere un momentino sola, se non ti dispiace» chiese Emma.

«Certo» rispose Simone.

Emma rimase per qualche istante paralizzata. I ricordi della madre erano troppo nitidi, la sentiva ancora accanto a sé. Ad un certo punto, si sedette vicino all’albero e stette lì per alcuni minuti. Poi, quando si fu ripresa, ritornò da Simone.

«È ora di andare. Mio padre ci aspetta per pranzo. Ovviamente tu sei invitato.»

«Ma non ti devi disturbare Emma»disse Simone.

«Niente disturbo, ormai tu sei un amico». Così i due ragazzi ritornarono a casa in bici. Pranzarono e poi decisero di esaminare tutto il materiale raccolto alla tenuta. Si sedettero in giardino. L’aria era fresca, e il poco vento che soffiava scompigliava i capelli ad Emma. Dopo aver salutato Simone, Emma si ritirò in camera sua.

La giornata era ormai quasi finita e più si addentrava nella notte più ad Emma veniva il desiderio di partire con lui. Ma quanti pericoli avrebbe corso e soprattutto cosa avrebbe detto a suo padre? Si disse che era meglio non pensarci più. Così accese la lampada sul comodino, aprì un libro, e tra una pagina e l’altra gli occhi iniziarono a chiudersi e la giovane si addormentò.

Il giorno seguente Emma aveva programmato tutta la giornata. Ore 7:30 corsa; ore 8:30 incontro con Simone; ore 16:30 comunicare a Simone la notizia che sarebbe partita con lui. Emma infatti durante la notte aveva più volte ripensato a questa cosa, fin quando non si era convinta che un’avventura del genere capita una sola volta nella vita. Sarebbe stato come in quei romanzi e storie di avventura che leggeva lei. Non poteva sapere il finale, ma solo attenderlo.

La giornata passò velocemente, Emma seguì tutto il piano. L’ora dell’annuncio era arrivata, ma Emma non trovava le parole giuste. Così, mentre Simone era distratto, tutto d’un fiato disse: «Io vengo con te. Aspetta, non dire niente. Tu non hai alcuna responsabilità, la scelta è stata mia. Con mio padre farò lo stesso che farai tu: mentirò. Gli scriverò una lettera, dove gli dico che non deve preoccuparsi e che sto facendo tutto questo per il nonno e per la mamma, oppure gli dirò che vado in vacanza con una mia amica. Insomma, in un modo o nell’altro riuscirò a venire con te. Tu mi vuoi nella tua ciurma?» finì Emma.

«Io, Emma, sai che è pericoloso viaggiare in mare. Io ormai lo faccio da una vita, ma tu. Ti prometto che quando tornerò ti racconterò tutto nei minimi dettagli, ma non posso prendermi questa responsabilità.»

«Io non sono una responsabilità e questo viaggio è importante per te quanto per me. I nonni erano due, i nostri. Magari hanno sempre voluto che partissimo insieme»

«La mia risposta è sempre no»disse Simone.

«Sai che ti dico, buon viaggio, torno a casa» Simone non riuscì nemmeno a richiamare Emma che lei era già sparita.

Quella sera mentre Emma era in camera sua a chattare con le amiche sentì bussare alla porta.

«È permesso?» chiese suo padre.

«Entra pure.»

«Non volevo disturbarti. Prima a tavola non hai detto una parola, sicura che sia tutto a posto? Ho visto che hai passato tutta la giornata fuori. Per caso hai litigato con qualcuno?»

«Si, ma non ha importanza. Prima pensavo alla mamma, mi manca da morire.»

 «La mamma manca anche a me» disse il padre. «Senti, ti va di guardare delle foto vecchie, di te, me e la mamma?»

«Sì certo» rispose. I due trascorsero la serata a guardare foto. Alcune li facevano sorridere, altre permettevano loro di concedersi una lacrima. Quando le terminarono erano stanchissimi. Così il padre si addormentò di fianco alla figlia. In quel momento Emma pensò che non poteva partire, che avrebbe solo fatto del mare a suo padre. Allo stesso tempo però non desiderava altro.

Passò la settimana e i due ragazzi non si videro più. Simone provava a mandarle dei messaggi di scusa, ma Emma non rispondeva. Era arrabbiata. Si era immaginata una scena diversa. Pensava che Simone sarebbe stato felice di accoglierla sulla sua barca. Sapeva che lui si preoccupava per lei, ma era abbastanza responsabile e grande per riuscire a cavarsela. Al quinto giorno che non si vedevano, Emma decise di andare alla tenuta e piantare dei fiori vicino all’albero di sua madre. Per la strada però incontrò Christian. Credeva fosse già partito, ma si disse che probabilmente aveva posticipato la partenza.

«Ciao Emma»

«Ciao Christian, non sei ancora partito?»

«No, in realtà stavo passando da casa tua per salutarti. Parto domani»

«Capisco, vedi io sto andando alla tenuta del nonno. Ti va di venire con me?»

«Certo, va bene» rispose Christian.

I due si recarono alla tenuta e per la strada Emma decise di raccontare tutto alla persona che si era rivelata suo amico.

«Che storia. Quindi tu vuoi partire con questo ragazzo, ma lui non vuole. Dimmi, lui ti piace?»

«Ma che domande mi fai, lo conosco appena e per tua informazione non lo vedo da cinque giorni perché ci ho litigato»

«Dicono tutti così» disse Christian con tono scherzoso. Dopo che Emma ebbe piantato i fiori, tornarono a casa e Christian offrì una granita a lei. Ad un certo punto Christian disse una cosa che Emma non si aspettava di sentire: «E se venissi pure io? Potrei raggiungere mio padre quando saremo tornati. Magari così Simone si sentirà più tranquillo se ci sarò pure io.»

«Non è una semplice gita in montagna, questa è una vera impresa.»

«»Va bene” rispose Emma. 

«Dopo andrò a parlare con Simone e vedo se riesco a convincerlo»

Quando Emma andò a casa di Simone era abbastanza preoccupata. Sapeva che difficilmente avrebbe accettato. Invece si meravigliò alla sua risposta: «Certo Emma, l’altro giorno ti ho trattato come una bambina. Hai tutto il diritto per seguire il sogno di tuo nonno e io non sono nessuno per vietartelo. Se vuoi invitare Christian, fa pure. Gli hai detto che partiamo dopodomani all’alba?»

«Si certo, grazie!»

Emma saltò addosso a Simone e lo abbracciò. Era davvero felice. Finalmente era sicura che quell’estate sarebbe stata magica e indimenticabile.

«Simone, ti presento Christian. Christian lui è Simone»

«Piacere, Emma mi ha molto parlato di te»

«Lo stesso è per me. Emma non continua che dire Simone di qua, Simone di là»

«Non è vero scemo» Emma in quel momento avrebbe voluto strozzare il suo amico ma si trattenne.

«Quindi ti ha raccontato tutto?»

«Sì e vorrei venire con voi, anche per proteggere questa ragazza” disse puntando un dito sulla testa di Emma.»“

«E meno male che era un segreto»

«E meno male che era un segreto»

«Sicuramente, e poi una mano in più non fa male. Allora a questo punto saremo in quattro, dovevano venire altri miei amici, ma quando hanno saputo che sareste venuti anche voi si sono tirati indietro. Non sono mai stati convinti di questo mio desiderio»

«Scusami Simone, ma allora la quarta persona chi sarebbe?»

«Ciao, io sono Anna, conosco Simone da quando sono nata praticamente. Perciò non avrei potuto rifiutarmi di aiutarlo.»

«Ciao Anna, io sono Emma. Sono l’unica ad essere spaventata?»

«No, no. Qui l’unico tranquillo è Simone»

Così i quattro fecero amicizia, Emma legò con Anna e Simone con Christian. I quattro avrebbero formato un gruppo così unito che non si sarebbero mai separati.

«Quindi anche tu non sei di qui»

«No, sono vicina di casa di Simone, come ti ho detto lo conosco da una vita. Siamo come fratelli. Tra l’altro il mio amico mi parla in continuazione di una bellissima ragazza dai capelli castani e con un sorriso così dolce. Tu per caso la conosci?» disse Anna ridendo.

«Davvero dice questo di me?»

«Sì, e non è tutto. Ti descrive in ogni minimo dettaglio e ultimamente è parecchio distratto. Cara Emma, l’hai proprio cotto a puntino.»

«Io non direi, secondo me sta davvero parlando di un’altra persona»

«No, cioè si…»balbettò Emma.

«Perché sei così pessimista? Un bellissimo ragazzo, perché dai non puoi negare che sia carino, si accorge di te e tu non ne sei felice. A meno che tu non prova alcun interesse per lui No o sì?»

«È successo tutto molto in fretta, non lo conosco ancora bene. Ma sì, devo ammettere che con lui sto bene. Mi fa ridere e battere il cuore allo stesso momento.»

«E Christian?»

«Christian cosa?»

«Dico, c’è qualcosa tra voi due»

«No, tranquilla. È tutto tuo.»

«Ma mica lo dicevo per questo. Da come ti guarda sembra che sia cotto nella stessa brace di Simone»

«In effetti si è dichiarato a me più di una volta, ma gli ho già spiegato che siamo solo amici e lui ha capito.»

«Va bene!» disse Anna sorridendo.

Il giorno dopo Emma si alzò presto, suo padre aveva programmato una gita nel bosco con la signorina Clara e il suo bambino di sei anni. Clara ultimamente si univa a loro per gite ed escursioni e questo non dispiaceva ad Emma.

Scesa di sotto, diede un bacio di buongiorno a suo padre e si accomodò a tavola per far colazione insieme a lui.

«Ehi papi, pronto per un’avventura nel bosco?»

«Cos’è tutto questo entusiasmo? Però sono felice che ti sia ripresa. Ora che la scuola è finita e iniziano le vacanze, vedrai che ti sentirai molto più rilassata.»

«Sì, hai ragione papà» disse lei.

«Comunque credo che ci divertiremo, come ti ho detto viene anche Simone» domandò lei scioccata.

«Non si chiama mica Matteo il figlio della signorina Clara?»

 “Si Matteo viene, ma ho pensato che ti sarebbe piaciuto conoscere anche suo cugino, Simone appunto. È un bravo ragazzo e ha la tua età” disse il padre.

“Io non voglio conoscere un ragazzo, per di più se siamo coetanei. Non puoi dirgli di non venire?” chiese Emma alzando la voce.

«No, e comunque vedrai che diventerete buoni amici, Clara me ne ha parlato bene.” “Va bene papi, vado a prepararmi»

«Non farti troppo bella» disse il padre con tono divertito.

«La più bella di tutte è la mamma, non te lo scordare» rispose la figlia.

«E tu diventerai bella quanto lei»

Così Emma salì in camera sua per scegliere cosa indossare. Optò per qualcosa di comodo e sportivo. Pantaloncini un po’ sexy e una t-shirt colorata. Poi preparò lo zaino mettendoci tutto il necessario. Infine prese la sua macchina fotografica. Ci teneva molto perché era l’ultimo regalo che sua madre le aveva fatto per il compleanno. Le aveva detto che con quella macchina fotografica avrebbe fotografato i posti più belli al mondo per poi poter conservare quelle fotografie e poterle riguardare per ricordarsene. Sua madre, Camilla, era una donna che amava l’avventura. Aveva viaggiato molto, anche come ricercatrice. Si occupava di proteggere le specie in via d’estinzione. In particolare stava facendo ricerche su una specie molto rara, la balenottera azzurra.

Quando Emma finì di prepararsi, scese di sotto, ma non si accorse che alla porta di ingresso sostava un ragazzo. Si disse che probabilmente doveva trattarsi di Simone. Non poteva crederci. Era il ragazzo delle uova. Adesso doveva pure stringere amicizia con lui. Ma che scherzo era quello. Così Emma con aria fiera scese di sotto e si presentò «Ciao io sono E…Ernesta, piacere di conoscerti» Sperava che con quell’orrendo nome l’avrebbe tenuto alla larga. E poi era divertente prendere in giro un ragazzo in quel modo. «»

 «Simone, finalmente conosco il tuo nome, ragazza misteriosa, anche se non mi convinci» Ma come era possibile, come aveva fatto a capire che stava mentendo?

«Forza ragazzi, si parte! Prendete tutto senza dimenticare niente»

Per raggiungere il bosco dovettero percorrere qualche chilometro di strada, ma verso le 9:30 arrivarono a destinazione. Il posto si chiamava “Canto del bosco”. Il padre di Emma le aveva spiegato che quel nome era dovuto al canto che gli uccelli avevano prodotto durante i tempi di guerra. In questo modo i soldati riuscirono a trovare la via di fuga per salvarsi. Infatti il bosco era alquanto pericoloso se non lo si conosceva bene e soprattutto era facile perdersi.

Emma camminava a passo lento per rimanere indietro a tutti. Non aveva più parlato con Simone da quando si erano presentati. Dopo aver camminato a lungo, il gruppo di esploratori si fermò per fare uno spuntino. Lungo il sentiero avevano osservato diversi animali, come camosci, leprotti e strani uccelli colorati. Mentre Emma stava gustando il suo panino, Simone le si avvicinò e si sedette di fianco a lei.

«E quindi tu sei l’incredibile Emma. Matteo mi dice che sei mitica, che sai fare tutto e che sei molto dolce, è vero?»

«Molto dolce, si vede da come ti ho sempre trattato»

«Non importa, ho capito che l’hai fatto per timidezza e perché, non so per quale motivo, cerchi di tenere le persone lontane da te»

«Hai ragione, all’inizio mi hai fatta arrabbiare, ma dopo mi è subito passato, solo che non volevo fartelo credere»

«Scommetto che mi hai mentito persino su come ti chiami»

«E come lo sai?»

«Lo so e basta Emma»

«Allora sapevi già come mi chiamo»

«Me lo ha detto Matteo. Pensa che quando lui mi parlava di te io lo associavo alla ragazza misteriosa. Che cosa incredibile scoprire che si trattava della stessa persona»

«Già»

«Se mi dovessi descrivere con poche parole direi: di poche parole, spirito di avventura e fanatico del surf.» Disse Simone.

«Anche a me appartiene lo spirito di avventura. Quindi fai surf. Deve essere uno sport molto difficile e pericoloso»

«Io amo il pericolo! Emma, comunque volevo scusarmi di nuovo. Il fatto è che sono molto irrequieto e quando mi muovo non guardo mai dove metto i piedi»

«Tranquillo, è lo stesso anche per me»

«Tu non sei di qui vero? »

« Perfetto allora»

 “”

«No, io abito a Mantova. I miei genitori sono di Genova, ma si sono trasferiti in Lombardia per il lavoro di mio padre»

«Sono entrambe due bellissime città che ho visitato.»

«Ah, ma il caso non ci ha mai fatto incontrare»

«Tu e Matteo siete cugini di primo grado? »

«Sì, Clara è la sorella di mio padre»

«Ah ok»

«Raramente vado a trovarla io a Milano. È più facile che siano loro a venire da noi.»

«E come mai oggi sei qui?»

«Vuoi davvero saperlo?»

 Emma fece cenno di sì. «Tuo padre voleva farti conoscere qualcuno della tua età. Dice che te ne stai sempre sola e ti rifugi nello studio»

«Ah, ma non è vero. Io sto bene così»

«Vabbè In ogni caso se tu non vuoi parlare con me a me non dà fastidio so di essere un ragazzo insopportabile. Tu devi fare il terzo liceo, giusto?»

«Sì sì ma tu invece? »

« Io devo fare il quarto Superiore. Sono iscritto ad un tecnico tipo una sorta di professionale. »

« Io vado al liceo scientifico, è molto vicino a casa mia tra l’altro »

« No, io ogni giorno devo quasi un’ora di strada e cambiare due mezzi »

« Molto scomodo, no? »

« Decisamente, ma dopo tre anni mi ci sono abituato »

«Sai già cosa farai quest’estate? »

«Sì, tu? »

«In realtà no, penso che andrò dai miei in cugini in Liguria, anche se vorrei restare qui a casa»

«Come mai? Non ti piace stare con i tuoi cugini? »

«No, non li sopporto proprio e poi sono molto più grandi di me. Mio zio ha sposato una vipera, senza avere niente contro mia zia, ma è evidente. E loro hanno preso tutto da lei. Fumano, penso che qualcuno si droghi pure. Sono fuori di testa»

«Allora faresti bene a non andarci»

«Dillo tu a mio padre. Lui è convinto che stare con altri, chiunque essi siano, mi faccia solo bene»

«Del tipo? »

«Non te la prendere, ma non te lo posso dire»

«Ma perché? »

«Scusami, non avrei nemmeno dovuto dirti questo. Simone si allontanò da Emma e raggiunse gli altri, che nel frattempo, avendo finito il pranzo, si stavano incamminando di nuovo. Emma, cercando di rispettare il volere di Simone, non gli chiese più niente. Allo stesso tempo però era curiosa di capire cosa volesse fare l’amico di tanto segreto. Come scusa? Aveva pensato a Simone proprio come un amico. Doveva aver preso una botta in testa.

Più avanti andavano e più la gita diventava entusiasmante. Simone ed Emma continuarono a parlare, ma senza accennare a ciò che prima era rimasto in sospeso.

«Ora cosa fai, torni a Mantova?»

«In realtà no, mi fermo qualche giorno qui. Se vuoi ci possiamo vedere»

«Va bene, magari ti faccio conoscere il mio amico Christian»

«Mica tu non avevi amici»

«Sì, infatti lui è l’unico che mi è rimasto. Io mi sarei allontanata anche da lui, ma non ne ho avuto la possibilità. Ma è stato un bene»

«Si vede. Quando parli di lui diventi più dolce»

«Non è vero»

«Quindi mi vuoi dire che non provi niente per lui?»

«Sì, ma niente che vada oltre l’amicizia»

«Va bene. Invece, in che senso prima che ti allontanassi da tutti?»

«Sì, da qualche anno non voglio più vedere i miei vecchi amici»

«Come mai? »

«Non sei l’unico ad avere dei segreti»

«Va bene scusami. Comunque io non è che non voglio dirtelo, non posso e poi non è niente di importante. Questa cosa è sempre solo importata a me. Quando la dicevo agli altri scoppiavano a ridere e dicevano che ero un pazzo che si inventava storie inverosimili.»

«Se è per questo anch’io sono pazza e non credo che mi metterei a ridere sentendo una pazzia»

«In ogni caso te l’ho detto, non posso»

«E perché?»

«Perché sì, vorrei tanto dirtelo e condividere questa gioia con te, ma il fatto è che finché lo sai tu va bene, ma se lo venisse a sapere qualcuno, tipo mia zia o tuo padre, il piano è saltato»

«Va bene, ma sappi che di me ti puoi fidare»

Ad un certo punto Emma sentì Matteo urlare. Il bambino aveva trovato un torrente. L’acqua scorreva seguendo un regime calmo e ordinato. Emma e Simone si avvicinarono e si rifrescarono con un po’di acqua. Poi, dato che Clara e Andrea si erano seduti a parlare, Simone prese Emma per mano e la condusse lontano da lì. Emma a quella stretta si sentì mancare dall’emozione. Un emozione nuova e alquanto strana.

«Che c’è?»                 

«No, niente, volevo passeggiare un po’ solo con te, lontano da tutti»         

«Va bene»

Dopo alcuni minuti di pausa: «Aspetta…» Simone tirò fuori dal suo zaino un foglio di carta. «La vedi questa, è la mappa che conduce ad un’isola mai esplorata. Me la diede mio nonno prima di morire. Questa è l’isola di Smeraldo e ho intenzione di trovarla» finì Simone.

«Scusa, come hai detto?» chiese Emma.

«Ho intenzione di trovarla.»

«No, prima» ridisse la ragazza.

«Isola di Smeraldo» ripeté Simone.

«Ne sei sicuro? »

«Certamente, questa è l’isola che mio nonno ha cercato per una vita»

«Ti devo dire una cosa” disse Emma.» e così Emma, capendo solo allora che le storie del nonno erano vere come diceva, raccontò tutto al suo nuovo amico.

«Quindi vuoi dirmi che anche tuo nonno cercava quest’isola e che ti raccontava delle storie per farti addormentare. Scusa, come si chiamava tuo nonno?”  »

« Carlo…»

«Quindi i nostri nonni erano amici da giovani” disse Emma»

«A quanto pare.»

Allora i due giovani adolescenti iniziarono a parlare dei propri nonni, concedendosi ogni tanto qualche attimo di triste ricordo. Poi misero a confronto le diverse storie che ricevevano come racconto e ne crearono una nuova e completa. In fondo sapevano ben poco dell’isola, non avevano abbastanza documentazioni, se non una mappa e storie confuse. Ad un tratto ad Emma si accese una luce. Ricordava che nella tenuta del nonno c’era una stanza con un sacco di libri e informazioni riguardo le sue avventure. Quando comunicò a Simone la notizia, i due decisero che sarebbero andati a controllare il giorno seguente.

“Con chi partirai?” Chiese Emma.

“Con qualche amico, condivido con loro tutto questo da molto tempo ormai. Sai, era il mio sogno fin da bambino. Per me quell’isola è come L’Isola Che Non C’è di Peter Pan.”

“Devi tenerci molto. Quando partirai?”

“All’alba di lunedì prossimo, in realtà è un segreto.” Disse Simone.

“Vuoi dire che i tuoi non sanno niente?”

“Senti Emma, quello che farò non è niente di più pericoloso. Sai quanto ci vuole per raggiungere L’Australia? E quanti pericoli si corrono per mare? Io voglio compiere questa impresa per mio nonno, ma non voglio che i miei lo sappiano. E mi raccomando, tuo padre non deve sapere niente.” terminò Simone.

“Sì certo. Partirai con una barca?”

“Una barca molto grande, quasi una nave. Con i miei amici siamo sei. Ad ognuno ho affidato un compito. Io ovviamente sono il capitano. Pensa sarà come nelle avventure di Jack Sparrow nei Pirati dei Caraibi. Noi invece saremo i pirati dell’Isola di Smeraldo.”

Le ore passarono e intanto il gruppo riprese la gita nel bosco. I due ragazzi parlavano molto, come se si conoscessero da una vita. Ogni tanto ad uno cadeva l’occhio sull’altro. Si vedeva lontano un miglio che i due iniziavano a piacersi. Lo notò anche Andrea, il padre di Emma. Non è che fosse geloso, ma un po’ preoccupato sì. In fondo Emma era ancora la sua piccola e dolce bambina.

La giornata si concluse e tutti si avviarono verso la macchina per ritornare a casa.

«Ti voglio presentare Christian. Per te va bene? È un mio amico e vorrei che diventasse anche tuo»

«No, non mi va, non voglio conoscerlo.»

«Come?»

«Ma dai Emma, scherzo, certo che mi fa piacere. Anzi se vuoi possiamo andare tutti e tre a mangiare qualcosa insieme domani per pranzo. Va bene?»

«Sarebbe perfetto.»

Emma era felice che Simone fosse d’accordo sul fatto di presentagli Christian. Temeva che non avrebbe potuto condividere la loro amicizia. E invece andava tutto per il meglio. Da quando aveva conosciuto Simone non aveva ancora pensato a come si sarebbe potuto evolvere il loro rapporto. Lei aveva già un migliore amico, allora Simone cosa sarebbe potuto essere? A quel pensiero Emma sorrise. Ma cosa stava pensando? Davvero credeva che Simone potesse accorgersi di lei, guardarla con occhi diversi. Emma non riusciva a smettere di pensare a come sarebbe potuta essere quell’estate alla ricerca dell’Isola di Smeraldo. Lei con Simone, magari anche con Christian e i due sarebbero diventati i suoi amici per la pelle. Magari avrebbe conosciuto qualcun altro, avrebbe esplorato posti nuovi, di sicuro si sarebbero divertiti. Però poi quel sogno, quell’immagine si sfocava, diventava sempre più distante fino a ridursi a un puntino. Emma avrebbe voluto tanto farlo, ma poi si rendeva conto che era impossibile. Simone prima di tutto non le avrebbe permesso di partire, ma anche lei si rendeva conto che era qualcosa di molto ma molto pericoloso, un sogno impossibile. Ovviamente le cose più belle non si potrebbero mai realizzare, è questione di fisica se si può dire, pensò Emma. Inoltre la ragazza non riusciva a smettere di pensare alla coincidenza che aveva invaso quell’estate. Nel senso, sua madre e suo nonno che avevano a che fare con il suo passato e anche di Simone. Sua madre che nel sogno le diceva che l’Isola di Smeraldo era quell’isola e suo nonno che da piccola le raccontava le storie dell’Isola di Smeraldo. Tutto solo adesso aveva un senso. Emma pensava a come sarebbe potuto essere arrivare lì e dire finalmente ce l’ho fatta, ho compiuto la missione di mio nonno. Doveva prendere una decisione, capire se avrebbe potuto lasciare tutto e partire, oppure arrendersi e vivere una semplice estate. Il pensiero che la preoccupava di più era che se fosse partita avrebbe abbandonato suo padre. Non avrebbe potuto dirgli niente, né dove andava né cosa avrebbe fatto e né quando sarebbe ritornata. Sarebbe sparita senza lasciare nemmeno un indizio che potesse ricondurre il padre sulla strada della figlia.

Così Emma salì in camera sua e si mise alla scrivania. Prese una penna colorata dal portapenne e recuperò un piccolo diario dalla mensola sopra di lei. A volte, dopo le giornate più belle, appuntava tutte le emozioni provate per non scordarsene mai. Quello era uno di quei giorni. Così la mano si fece condurre dall’inchiostro e dopo qualche minuto la pagina era piena di ricordi preziosi. Emma amava scrivere e leggere. Leggeva per catturare le farfalle rinchiuse nei libri e scriveva per liberare quelle che aveva nello stomaco. Raccontò di ogni singola emozione, di quello che aveva provato camminando passo passo con Simone. Si soffermò su quello che si erano detti e del grande segreto che il ragazzo le aveva confessato. Era felice che si fidasse di lei, ma allo stesso tempo si malediceva per essere una ragazza. Se fosse stata un maschio di certo Simone non avrebbe avuto problemi a portarla con lei, ma per come stavano le cose, Emma avrebbe trascorso un’estate come le altre. Quando svuotò tutta la sua scatola di ricordi di quel giorno, mise il tappo alla penna e chiuse il suo quaderno. Si infilò il pigiama e si addormentò tra le pagine di un libro.

Emma si trovava su una spiaggia sabbiosa. Le sembrava di essere già stata in quel posto ma non ricordava quando. L’isola era deserta tanto che, quando la giovane provò ad urlare, si sentì l’eco della sua voce. Ogni suono rimbalzava e tornava indietro come le onde che si infrangevano sulla sabbia formando una schiuma bianca. Emma però mentre camminava, osservando le orme che lasciava sulla sabbia bagnata, si sentiva leggera, quasi come se fosse una bambina. Così si allontanò dal punto in cui era e si avvicinò alla riva. Intravide il suo riflesso nell’acqua del mare. Il suo volto era più delicato, i suoi lineamenti più morbidi e quelle manine così piccole. Era proprio una bambina. Allora Emma pensò di essere tornata indietro nel tempo e il suo primo pensiero andò a sua madre. Si mise ad urlare “Mamma” gridò la piccola sagoma in riva al mare. Emma indossava un vestitino di seta color Tiffany. Era talmente chiaro che quasi si confondeva con il mare. Quando Emma si voltò per urlare di nuovo vide che sulla sabbia oltre alle sue piccole orme ce ne erano delle altre più grandi. Allora iniziò a seguirle, facendo sprofondare uno alla volta i suoi piedi nella sagoma. Ma le orme non finivano. Solo ad un certo punto sentì una voce sottilissima provenire da lontano. «Mamma, mamma. Sono io, Emma» gridava la piccola, ma sembrava che nessuno la sentisse. «Mamma, mamma…»

«Mamma!»

«Emma, tutto bene?» il padre di Emma sentendo le grida della figlia era entrato preoccupato nella sua stanza.

«»Devi aver fatto un incubo. Hai sognato la mamma?

«»Sì, ero su una spiaggia e sentivo la sua voce lontana che mi chiamava

«Ti capita spesso di fare questi sogni?»

«»In realtà questa è la prima volta. Ma sì. Succede spesso che sogni la mamma. Mi manca moltissimo.”

“Manca moltissimo anche a me tesoro. Ti ricordi che prima di chiudere gli occhi per sempre ci ha sussurrato di prenderci cura l’uno dell’altro?”

«Sì papà, me lo ricordo. E ha detto anche che lei aveva un compito e che quello sulla terra era terminato prima del previsto. Lei è al sicuro, ha sei sorelle che vegliano su di lei»

«Proprio così, la mamma sta bene e sono sicura che in questo momento ci vede e sorride. Dai, ora prova a riaddormentarti, va bene?»

Il padre stava per avviarsi alla porta quando Emma lo chiamò: «Resta a dormire qui con me» chiese la ragazza.

«Va bene, ma non prenderci l’abitudine» disse Andrea sorridendo. Cosi andò a sdraiarsi vicino alla figlia e insieme nel letto, Andrea trasferì il suo calore ad Emma e poi, pensando l’uno all’altra, si addormentarono.

Il giorno della partenza era ormai alle porte. Tutto era pronto, i biglietti erano stati comprati. L’unica cosa che mancava era decidere cosa dire al padre. Alla fine Emma optò per una lettera:

“Papà,

Quando leggerai questa lettera sarai alquanto preoccupato. Non ti dirò dove sto andando, né quando ritornerò, anche perché non lo so. Tu non hai fatto nulla di sbagliato, la scelta è stata mia. Sono partita con Simone, Giulia e altri ragazzi. Ti posso solo dire che sto facendo tutto questo per la mamma e per il nonno. Pensami sempre così non potrò sentirmi sola,

La tua bambina.”

Emma lesse e rilesse la lettera fin quando si convinse che poteva funzionare. Andò a nasconderla nel cassetto della sua scrivania.

Poi si mise a preparare la valigia. Emma poco alla volta riponeva i suoi vestiti e mentre svuotava il suo armadio le saltavano alla mente ricordi lontani. Ripensò al giorno in cui lei, suo padre e sua madre erano andati al Lago di Garda e, dopo aver visto il Vittoriale di D’Annunzio, si erano fermati a pranzare su un prato in riva al lago. Emma aveva dieci anni. Quel giorno sua madre le disse che era incinta e fu una sorpresa anche per il padre che non sapeva niente. “Però voglio un maschietto” disse la bambina.

«Dipende da quanto si è impegnato tuo padre»

«Vi voglio bene mamma e papà e voglio bene già anche al mio fratellino Carlo»

«Hai già deciso il nome?»

«Hai già deciso il nome?»

«Sì, voglio chiamarlo come il nonno perché mi manca tanto»

Poi subito dopo le si dipinse in testa un altro ricordo. Papà quel giorno aveva accompagnato la mamma a fare un’ecografia. Era al sesto mese di gravidanza. Quando tornarono Emma era ansiosa di sapere se fosse maschio o femmina. Ma quando andò ad aprire la porta, i genitori erano macchiati di tristezza e disperazione in volto.

“Emma, tesoro, vieni qua. Carlo, perché è un maschietto, non può nascere. Si è ammalato nella mia pancia ed è morto prima. Mi dispiace tesoro” Emma perse le sue forze e cadde a terra in lacrime. I due genitori si accovacciarono su di lei e la strinsero in un forte abbraccio.

Emma continuò a fare la valigia cercando di scacciare quei brutti ricordi, ma non ci riusciva. La vita era stata ingiusta con lei, con la sua famiglia. Se almeno sua madre fosse riuscita a dare alla luce il suo bambino, perlomeno sarebbe rimasto in vita un suo ricordo. E invece piano a piano tutto si stava disperdendo nell’aria come polvere. Poi intravide la sua macchina fotografica, quella che le aveva regalato la madre e decide di portarla con sé. Questo viaggio sarebbe stato per lei, per la mamma più coccolona e calda del mondo, così come la chiamava Emma.

Quella sera in tv davano la prima visione del concorso di danza a cui aveva partecipato Emma. La ragazza invitò tutti i suoi amici. Ordinarono delle pizze e andarono a sedersi sul divano del soggiorno per guardare il programma. Ogni tanto qualcuno le faceva i complimenti quando appariva sul palco. Suo padre non c’era perché aveva un impegno di lavoro. Sarebbe ritornato solo la mattina dopo per l’ora di pranzo. Avrebbe voluto che ci fosse, ma si disse che andava bene anche se lo avesse visto registrato.

Rimasero tutti a dormire da Emma, visto che il giorno dopo sarebbero dovuti partire. Emma non riusciva a prendere sonno. Era in uno stato di eccitazione e ansia. Notò che anche Simone era sveglio. Così si avvicinò a lui.

«Ancora non riesco a credere che domani partiamo. Secondo te è normale che abbia un po’ di paura?»

«Sì, è normalissimo. Vedi, il viaggio sarà abbastanza lungo e non ti nego che correremo diversi rischi. Non ti ho ancora parlato bene dell’itinerario, quindi lo farò adesso anche perché è un po’ complicato. Domani mattina abbiamo il treno che ci porterà fino a Napoli. Da lì faremo uno scambio fino ad arrivare in Sicilia. Dalla Sicilia andremo in Egitto e a quel punto, cosa che non ho ancora deciso, dovremo stabilire se iniziare subito la nostra avventura per mare attraversando il canale di Suez, oppure se ci conviene seguire il corso del Nilo e passare per il Sudan, l’Etiopia, il Kenya e il Mozambico e poi da lì addentrarci nell’oceano e raggiungere l’isola.»

«Uahu Simone. È un itinerario fantastico. Quindi significa che passeremo da tutti questi posti? Io preferisco la seconda opzione. È più avventurosa. Entreremo in contatto con culture diverse e attraverseremo ogni tipo di ambiente, dal deserto alla savana fino alla giungla»

«Ehi» disse Simone ad Emma.

«Che c’è?» chiese lei.

«Ti vedo felice, ma sei sicura che non ci vuoi ripensare?»

«No Simone. Sono per l’idea che tutto questo sia segno del destino, che il nonno e la mamma sarebbero felici di sapere quello che faremo. Anche se…»

«Tuo padre, vero?»

«Sì, lui è la persona più importante che ho. Lasciarlo in questo modo è molto doloroso per me. Ma so che capirebbe. Noi due abbiamo stretto ancor di più il nostro rapporto dopo che siamo rimasti soli. Senza di lui non so se sarei qui in questo momento»

«È bello sentirti dire»

«Queste belle parole su tuo padre. Io con il mio nemmeno ci parlo. Non che lo faccia con mia madre, intendiamoci»

I due si fissarono per un istante e in quel secondo capirono che insieme sarebbero stati al sicuro, che si sarebbero presi l’uno cura dell’altra. “Vieni qui” Simone prese Emma tra le sue braccia e i due si addormentarono.

Quando Emma si svegliò, non trovò più Simone accanto a lei. Poi lo vide arrivare con un vassoio pieno di cibo.

«Mi sono permesso di preparare la colazione per tutti voi»

«Grazie, gentile da parte tua»

«Devo andare a prenderla»

 «Cosa?» chiese Simone.

 «La lettera di mio padre, dove l’ho lasciata non la troverà. Non voglio che si preoccupi troppo»

 «Potrai mandargli un messaggio, non possiamo rischiare di perdere il treno»

 «Dove mangiamo stasera?»

 «Io, il ragazzo di prima, mi ha detto che possiamo usufruire della cucina della casa»

 «Io direi di andare a mangiare qualcosa al centro di Siracusa. È a pochi chilometri da qui» propose Anna.

«Va bene, bella idea. Mi faccio una doccia veloce e sono pronta» disse Emma

Simone non potette nemmeno finire la frase che Emma era già lontana su una bici rubata ad un passante. In pochi minuti Emma arrivò a casa e mise la lettera sul tavolo della cucina, in maniera che fosse ben visibile. Poi chiuse a chiave la porta e si fiondò alla stazione a tutta velocità. Mancavano due minuti alla partenza del treno. Tutti erano già saliti, tranne Simone, che la stava aspettando. Simone stava già perdendo le speranze, quando vide arrivare Emma. I due salirono di corsa e il treno partì, diretto verso il destino dei ragazzi.

Il viaggio durò circa sei ore. Per passare il tempo, il nuovo gruppo di amici, compresa la ciurma di Simone, iniziarono a raccontare i momenti in cui si erano sentiti più in imbarazzo. Quando venne il turno di Emma, la ragazza raccontò di quando, alla recita di fine terza media, si era dovuta vestire da gallina, costretta a riprodurre anche il verso.

Il bed-and-breakfast era economico ma anche molto accogliente. I ragazzi vennero accolti da un giovane ragazzo, probabilmente il figlio del proprietario, che li fece accomodare nelle stanze loro assegnate. Erano due doppie. Perciò Simone e Christian si sistemarono nella prima stanza e Anna ed Emma nell’altra.

Per le 21.30 i ragazzi erano pronti per partire. Emma indossava uno degli abiti più eleganti che si fosse portata. In realtà era l’unico visto che non erano molto indicati per le esplorazioni.

Simone osservò Emma entrare dalla porta della loro stanza. Era di una bellezza indescrivibile. Indossava un abito blu con dei ricami color Tiffany-gli aveva confidato essere il suo colore preferito-e una cintura che le stringeva la vita e faceva sembrare la gonna più ampia. I capelli erano raccolti in una graziosa treccia laterale tenuta con un codino sempre color Tiffany. Un velo di trucco era spolverato sul suo viso che in questo modo non veniva danneggiato, ma anzi appariva più luminoso. E quegli occhi, color ciliegio, di un tronco d’albero intenso, castano scuro. E quei capelli castani con dei riflessi più chiari naturali. Non c’erano parole. Era bellissima quella sera.

“Noi siamo pronte, andiamo” Simone ci mise un attimo a rispondere perché si era perso nei suoi pensieri.

Emma salì sulla motocicletta dietro Simone, mentre Anna con Christian. I quattro si fermarono in una trattoria vicino al porto. Ordinarono tutti quanti un primo a base di pesce. Mentre aspettavano che il cameriere portasse in tavola le pietanze, Simone prese discorso: “Allora ragazzi. Spero vi siate già resi conto di cosa stiamo facendo perché ormai è tardi per tornare indietro.”

Fu Emma la prima a rispondere “Certo Simone. Io sento che tutto questo mi appartenga, che questo viaggio mi serva anche per dimostrare a me stessa, a mia madre e a mio nonno chi sono.”

«Hai ragione Emma, lo penso anch’io” rispose Simone. “Credo che tuo nonno sarebbe fiero di te e lo stesso tua madre»

«Come mi hai detto lei è una delle sorelle delle pleiadi, quella stella brilla per te e lo fa con un’intensità pazzesca.»

«È vero Christian. Sapete ragazzi qual è il mio dubbio più grande, ciò che non riesco a spiegarmi. Perché è morta mia madre? Come è possibile che i medici non abbiano saputo dirci di cosa è morta. E ancora di più, come mai questa malattia è incurabile. Oggi come oggi si fanno trapianti di cuore, perciò tutte le malattie cardiache dovrebbero di logica poter essere curate»

«Non è così semplice Emma. Vedi, molte patologie vengono indicate con nomi che vogliono dire che quella malattia è sconosciuta. Si riconoscono i sintomi e la causa di morte, se è una malattia ereditaria o meno, ma non si trova alcun modo per curarla e cosa peggiore non presenta stadi, il che vuol dire che il primo è l’ultimo. Quindi il malato non ha nemmeno il tempo di accorgersi che sta male, che deve subito entrare in terapia intensiva e muore a distanza di poche settimane. Emma, Simone mi ha parlato di tua madre e deduco avesse la sindrome di Brugada. Conosco molto bene questa patologia. Questo è il tipico caso di una patologia con un nome ma senza cura. So che non è un argomento piacevole, ma mi sai dire quando i medici hanno comunicato a tua madre la malattia?»

«Certo, anzi apprezzo che riportiamo alla memoria il ricordo di mia madre. A mio padre non piace ricordarla così. Preferisce pensare che è ancora viva tra noi. Comunque circa sei mesi. È sempre stata sana, ma ad un certo punto, tre anni fa, ha iniziato a stare male. All’inizio sembrava un semplice sovraffaticamento, ma poi le cose sono peggiorate e ha iniziato a passare intere notti in ospedale, continui prelievi, controlli, lastre. Non finivano di torturarla. E con tutto quello che le facevano non riuscivano a capire la causa del suo malessere. Un mese prima di lasciarci le hanno ufficialmente annunciato la data prevista per la sua morte. Che cosa orrenda»

Intervenne Christian: «Ma questa Sindrome di Brugada è ereditaria?”»

«Dovrebbe. Ma non per forza. Perché? Credi che possa ammalarmi anch’io? »

«No, non dico questo, ma se è ereditaria allora per trasmissione di generazione in generazione in qualche modo tua madre avrebbe dovuto saperlo»

«Aspetta Christian. Guarda che è da poco che hanno individuato questa patologia. Probabilmente i suoi antenati nemmeno lo sapevano. Sono morti nell’inconscio della loro morte»

«Che storia triste»

«Già»

Nel frattempo erano arrivati i piatti. Emma e Anna avevano ordinato degli spaghetti con il sugo delle vongole, mentre Christian dei paccheri con i gamberi e Simone pasta con il sugo di pesce spada. Emma guardò il piatto che aveva davanti e poi si girò e si guardò intorno. Era da una vita ormai che non andava più in un ristorante. Lei non era mai stata in Sicilia, era la sua priva volta, ma sentiva che questa terra era speciale. Aveva un che di caloroso e accogliente e aveva sentito parlare dello splendido mare, della meravigliosa cucina e delle tradizioni dell’isola. Se non fosse stata presa dal viaggio sarebbe voluta restare un po’ di più per scoprire i segreti di questa meravigliosa terra. Il ristorante richiamava tutti i colori del mare. Sembrava la barca di un marinaio e per un istante Emma si sentì già in mare, diretta verso l’isola del nonno. In alto sulla parete erano attaccate diverse fotografie che ritraevano la vita siciliana, semplici scene di vita quotidiana: i campi, la pesca, la raccolta dei frutti, le pasticcerie. Insomma, tutto ciò che ad Emma piaceva. Ogni foto era incorniciata da un blu intenso, quello del mare più profondo, così profondo che non vedi la fine che è talmente vasto che sembra non esistere. Le pareti erano a strisce bianche e blu alternate da alcune rosse, i colori di un marinaio. Invece la parte inferiori era con mattoni a vista dalla cui parete fuoriuscivano bottiglie di vino locali. I tavoli erano fatti come di legno intrecciato e grandi lampadari pendevano dal soffitto blu notte.

A fine pasto, Simone pagò il conto per gli altri tre e i quattro ragazzi si incamminarono verso il lungomare. Anna conversava con Christian ma erano più avanti. Simone stava con Emma.

«A cosa pensi?» le chiese Simone.

«Non lo so, penso al nulla»

«Pensiero interessante»

Dai scemo, non sto scherzando. Davvero, in questo momento mi sento talmente libera che non riesco a capire cosa mi succeda. È una sensazione che non provavo da tempo»

«Anch’io provo quello che provi tu. Ma credo che per te sia un’emozione più intensa»

«E perché?»

«Perché credo che da quando tua madre non c’è più, tu ti sia chiusa un po’ in te stessa. Non credi? Ed  è normale, fidati. A tutti accadrebbero le tue stesse cose nelle tue stesse condizioni. Ma devi capire che nella vita bisogna voltare pagina. Prendi questo esempio. Sei a metà di un romanzo. La pagina che stai leggendo descrive una scena bruttissima, triste e drammatica. Tu che fai? Chiudi lì il libro accettando che quella sia la fine, oppure prosegui per vedere come va realmente a finire la storia? Un libro va letto per intero. O tutto o niente. Non esistono le cose lasciate a metà. Mi capisci?»

«Ti capisco perfettamente, Simone. Anzi, sei tu che capisci me e ti ringrazio. Sono felice di avere due amici come te e Christian con me. E credo che anche Anna diventerà una mia ottima amica, se non lo è già diventata.»

« Devi tenere molto a lui, vero?»

«A Christian? Beh sì, lo conosco da più di due anni ormai. È sempre il solito Christian, ma è così che mi piace. Con tutti i suoi difetti. Vedi, lui sembra così forte e senza problemi, ma è come me. Anche lui soffre per la perdita di una persona speciale. Quando aveva sette anni ha perso sua sorella e da allora non si dà pace. Crede che avrebbe potuto fare qualcosa per aiutarla ed è per questo che con me ha sempre indossato una maschera.

«Ma tu sei riuscita a toglierla»

«Sì, è vero. E ne sono felice. Tengo molto a lui. Ma ora lasciamo da parte lui. Preferisco che mi parli di te. Vorrei sapere più che altro da quant’è che progetti questa pazzia e quali sono le ragioni per cui sei così pazzo.”

I due si concessero una risata: “D’accordo Emma. Ma prima vorrei dirti una cosa?»

«Cosa c’è, è una brutta cosa?»

«Dipende»

«Da cosa?»

«Da come la prendi tu?»

«In che senso»

«Vedi, c’è un problema. Ho conosciuto una ragazza»

«E come si chiama?»

«Ah no, è meglio che non te lo dica. Ha un terribile nome, si chiama Ernesta»

«Ernesta, capito»

«Sì, la conosco da poco e nonostante il suo nome è accettabile»

«Accettabile, tutto qui»

«No, se devo essere sincero è un po’ carina e stasera è bellissima»

Emma non si aspettava quelle parole di Simone, non sapeva cosa dire e che passo muovere ed era terrorizzata dalla sua espressione di quel momento.

«Che c’è non dici niente?»

«Simone, hai ragione. Tu e la tua amica vi conoscete da poco, ma non significa niente. A volte è con le persone che meno conosci che ti accorgi di conoscerle da una vita. E sappi che con te ho questa sensazione. Mi sembra di conoscerti da sempre, di essere stata con te in una vita parallela. E poi siamo diversamente simili?»

«Diversamente simili? Originale come idea»

«Sì, perché non siamo proprio uguali. I nostri caratteri sono completamente diversi, ma condividiamo un sacco di cose»

«Hai ragione… Senti Emma, tu inizi ad essere speciale per me e voglio fare una promessa a tuo padre. Mi prenderò cura di te da ora fino alla fine del nostro viaggio. Qualunque cosa ti succeda è responsabilità mia, anche se so che non correrai rischi»

«Simone, sei speciale anche tu. Chi l’avrebbe mai detto. Dopo la nostra prima frittata, un vero, siamo riusciti a creare un dolce perfetto»

«Sarà fortuna o destino?»

«Io credo destino»

Emma quella sera non riusciva a prendere sonno. Sentiva una sensazione strana, non riusciva a capire cosa le stava succedendo. Aveva mille pensieri per la testa e il primo andava a suo padre. Non le aveva ancora scritto, probabilmente non era nemmeno tornato a casa. Finché non fosse arrivata la sua chiamata Emma non sarebbe stata tranquilla. Non si sarebbe calmata nemmeno dopo, avrebbe avuto problemi di insonnia per i prossimi tre mesi. Chiuse gli occhi. Niente da fare. Così si mise una felpa e usci fuori. Era tutto buio. Emma non sapeva nemmeno che ora fosse. Il bed-and-breakfast comprendeva anche un piccolo giardino. Al centro vi era un’amaca intrecciata. Emma l’aveva subito adocchiata non appena erano arrivati. Così so mise lì e rivolta verso il cielo guardò le stelle. Grazie al telescopio di suo padre Emma aveva imparato a riconoscere le costellazioni anche quando erano visibili poche stelle. Cercò le Pleiadi e poi trovò la quinta sorella. Rivolse un saluto a sua madre poi si strinse in un abbraccio, come se lei fosse lí a tenerla stretta in quel momento. Emma chiuse gli occhi. Finalmente un po’ di pace.

Poi, ad un tratto sentì dei passi farsi sempre più vicini. Con una tremenda paura addosso accese la torcia del cellulare.

«Sono io, Simone. Che ci fai qui?»

«Non riesco a dormire»

«Siamo in due. Va bene se ti faccio compagnia?»

«Sì certo» Simone si sdraiò vicino ad Emma

«Guarda lassù»

«Emma indicò le Pleiadi.»

«In quella costellazione c’è anche la stella di mia madre. In realtà si chiama Taygete, ma noi l’abbiamo ribattezzata Camilla»

«Non credi che l’universo sia affascinante. Tutti quegli ammassi di luce si comportano come le note in uno spartito, come i colori su una tela. Hanno un loro ordine cosmico e una loro armonia.»

«È vero»

«Te l’ho detto che ho fatto una promessa»

«Simone…»

«Che c’è»

«Grazie»

«Di che?»

«Di esistere»

«Sveglia!» urlarono incoro Anna e Christian la mattina seguente.

Simone ed Emma erano ancora abbastanza scombussolati: «Se volevate condividere la camera bastava dircelo, invece di accucciarvi qui fuori al freddo»

«È colpa mia, non riuscivo a prendere sonno e sono venuta fuori »

«E io l’ho trovata qui e non mi sono sentito di lasciarla sola»

Anna e Christian si guardarono: «Solo a me sembra che qui stia nascendo qualcosa.»

 «No, Anna ti sbagli. Eravamo solo stanchi, tutto qui. Anzi, vado a prepararmi che dobbiamo partire presto»

Emma aveva reagito così male alle parole di Anna perché si era sentita ferita. Conosceva Simone da un paio di settimane. Non poteva desiderarlo fino a quel punto. Ammetteva che era attratta da lui, ma non significava che questa attrazione sarebbe diventata un sentimento vero. Non aveva la minima intenzione di affrettare le cose. Avevano tre mesi nei quali avrebbero scoperto i punti di forza e di debolezza degli altri, avrebbero attraversato momenti di infinita gioia e altri terribili. Il tempo c’era. Così Emma, mentre si faceva la doccia. Cercò di lavarsi da ogni preoccupazione che era nata in lei. Sperava che ogni giorno avrebbe potuto cancellare ciò che l’aveva tormentata quello prima. Finì di lavarsi uscì dal bagno e si preparò.

La partenza da era prevista per le 8.30 e sarebbero arrivati dopo tre ore circa. Emma aveva chiarito con Anna, mentre Simone aveva confidato a Christian quello che era successo la sera prima.

“Quindi provi qualcosa per lei?”

“È ancora abbastanza indefinita come cosa, ma sì non riesco a smettere di pensarla.”

“Allora cosa aspetti, dille quello che provi. Sono quasi sicuramente certo che ricambia i tuoi sentimenti”

“Ma non posso”

“E perché?”

“Vuoi negarmi che anche tu provi qualcosa per lei?”

“Certo, hai sbagliato tempo verbale. Provavo, ma quando ha messo le cose in chiaro dicendomi che non potevo essere più di un amico per lei, beh a quel punto mi sono arreso e ho imparato a vederla come un’amica. Ovviamente Emma è Emma, è insostituibile. Te ne sarai accorto e il sentimento di amore che provo per lei è molto intenso, ma amore tra amici. Quindi non hai nessuno ad ostacolarti. E poi, fattelo dire, per far stare da soli i due piccioncini io e Anna ci stiamo conoscendo e devo ammettere che anche lei è una ragazza fantastica.”

“Hai ragione. Conosco Anna da quando sono nato e siamo inseparabili. È grintosa e non si arrende mai. È amichevole con tutti e ha un forte senso dell’umorismo.”

 “Sì, è molto simpatica e carina.”

“Non mi sembra di essere l’unico che si sta innamorando”

“Non lo so, mi sembra di tradire Emma. Anche se so che non le piaccio è passato troppo poco da quando mi sono dichiarato a lei”

 “Tranquillo, ho capito che questo viaggio ci servirà per conoscerci e sarà alla fine che scriveremo il nostro futuro con loro.”

“Hai ragione” concluse Christian.

“Di cosa parlavate?” Anna ed Emma nel frattempo avevano raggiunto i ragazzi per dirigersi al porto e prendere la nave che li avrebbe condotti in Egitto. Tutti si erano procurati il loro passaporto per passare la dogana. Era da un po’ che Emma non andava all’estero e non era mai stata in Egitto. Di quella terra si ricordava solo alcune spiegazioni della maestra delle elementari, quando le parlava dei geroglifici, della mummificazione. Era curiosa di scoprire cosa aveva da darle quella terra.

I quattro ragazzi si imbarcarono sulla nave appena arrivarono al porto. Simone si accorse che stava già quasi finendo i suoi risparmi e con un tono di ironia disse che da quel momento in poi avrebbero dovuto elemosinare in giro. La nave partì e nessuno parlava con nessuno. Emma pensava a suo padre, Simone al futuro, Anna a Christian e Christian ad Anna e al fatto che non avrebbe più rivisto nessuno una volta tornati a casa.

Poi Anna andò da Christian: «Che pensi?»

«A cosa succederà dopo»

Dopo cosa?

«Dopo che saremo tornati»

«Beh sì, le nostre vite torneranno ad essere normali, ma continueremo a vederci no?»

«Sì certo»

Christian non se la sentiva di dire ad Anna la verità. Sapeva che se l’avesse fatto lei non si sarebbe voluta affezionare a lui per paura di soffrire. Era una cosa un po’ egoistica ma non voleva perdere anche lei.

«Certo che Simone ed Emma sono proprio una bella coppia»

«Sì è vero»

«Chris, tu con me non devi mentire. So che ti piaceva Emma e se ti piace ancora lo capisco. È una ragazza adorabile»

«No, ora no. È speciale per me, ormai la conosco da tanto tempo e ho condiviso con lei la mia intimità e la mia storia familiare, mi conosce come nessun altro e le voglio bene. Te lo dico perché non voglio che tu lo venga a sapere da qualcun altro. Poche settimane fa le ho regalato un ciondolo. Era di mia nonna. Io ho scelto lei perché l’amavo, ma la sceglierei anche ora che non l’amo più. Quel regalo è suo e di nessun altro e lei se lo merita perché se sono il ragazzo che sono è solo perito suo. Però questo non significa che non posso innamorarmi di nuovo, magari di una bellissima ragazza, dai capelli ambrati e da occhi color verde natura che brillano appena qualcuno le si avvicina»

«Christian»

«Lo so, lo so Anna. Non ci conosciamo abbastanza. E infatti non voglio correre. Ci conosceremo pian piano e impareremo ad apprezzare anche i nostri difetti. Perché fidati, in tre mesi ne combineremo delle belle e ci scanneremo più volte»

«Grazie, sei così dolce»

«Sono solo sincero e sappi che ho voluto dirtelo prima che qualche bell’africano mi rubava la ragazza. Almeno ora tu lo sai»

«Beh, allora rimanendo sempre sul tema della sincerità, devo ammettere che anch’io desidero conoscerti meglio e anche tu quando sorridi illumini tutto ciò che ti circonda»

«Ti va di andare sul ponte della nave e guardare il mare?»

«Sì certo. Non male come primo appuntamento» e i due risero insieme.

Emma e Simone erano ancora immersi nei loro pensieri. L’annuncio che la nave sarebbe attraccata a momenti li fece tornare alla realtà. «È passato molto in fretta il viaggio, non credi?»

«Sì, hai ragione. Ero talmente immersa nei miei pensieri che mi sono dimenticata dove ero»

«Vero, a che pensavi?»

«Secondo te?»

«A tuo padre»

«Non ci riesco. Più tempo passa e più soffro per lui. Vorrei chiamarlo e dirgli che sto bene. Questa notte mi ha tartassato di messaggi e chiamate. Mi ha detto che se non mi faccio viva entro stasera chiama la polizia. Ho dovuto togliere il GPS altrimenti riusciva a rintracciare la mia pozione».”

«Devi stare calma. Il fatto è che dovevi pensare a questo prima di partire. Io non ti ho costretta, avrei potuto benissimo partire da solo come avevo programmato. L’ho fatto per te, perché so che ci tieni»

«Ed è così, ma non posso non soffrire per mio padre»

«In questi mesi soffrirai molto Emma, e arriverai a pensare di non farcela più. Ma ci sono io con te, non sarai mai sola, capito?» Simone guardò dritto Emma negli occhi e i due si capirono: «Capito Devi stare calma. Il fatto è che dovevi pensare a questo prima di partire. Io non ti ho costretta, avrei potuto benissimo partire da solo come avevo programmato. L’ho fatto per te, perché so che ci tieni».

La nave attraccò ad Alessandria d’Egitto all’orario previsto e così i ragazzi erano spaesati per essere arrivati in un posto sconosciuto.

Il porto di Alessandria era stupendo. Emma rimase colpita dalla forma degli edifici. Poco lontano da lei vedeva un ponte enorme. Era dominato dal rosso, anzi una tonalità tendente più al bordeaux. Vi erano tre torri che avevano la parte terminale simile agli edifici orientali. Ogni torre in basso aveva due passaggi con archi a tutto sesto e i mattoni a vista. Poi vi erano più in alto quattro finestre a sesto acuto e infine dodici piccole colonnine che facevano filtrare la luce e disposte tre per lato. Infine sul tetto spiccava un pinnacolo.

Da lì si vedeva anche il castello. Sembrava fatto di sabbia perché aveva lo stesso colore. Non vi erano mattoni né altro tipo di materiale. Da quella vista si poteva ben capire che da lì a poco sarebbe iniziato il deserto. Era bellissimo, con quattro torri con merli a coda di rondine e tante piccole finestrelle per gli avvistamenti. Emma avrebbe tanto voluto visitarlo, ma sapeva che Simone non glielo avrebbe mai concesso visto che non potevano perdere tempo. E poi, la cosa che la fece sentire di più a casa, erano la miriade di barchette dei marinai locali attraccate al porto, il profumo o puzza del pesce fresco appena pescato e le voci dei pescatori fiere della pesca della notte scorsa. L’unica differenza era la lingua. Emma non capiva assolutamente niente. Ma chissà, magari un giorno avrebbe imparato pure l’egiziano.

Iniziarono a cercare informazioni su un posto in cui avrebbero potuto alloggiare la notte. Non doveva essere molto vicino, perché comunque si sarebbero spostati addentrandosi nell’Egitto. Per comunicare con gli egiziani usarono l’inglese e a questo ci pensò Emma, che tra tutti era quella a cavarsela meglio. Riuscirono a trovare una persona così gentile, si chiamava Adan, da ospitarli per la notte gratuitamente a patto che gli venisse raccontata la ragione del loro insolito viaggio. Questo signore era un contadino che aveva la sua casa vicino al corso del Nilo. Raccontò ai ragazzi la storia della sua vita, con Emma che faceva da traduttrice agli altri. Diceva che lavorava giorno e notte. Che aveva perso la moglie dieci anni prima e che aveva dei figli poco più piccoli di loro. Non era mai uscito dall’Egitto, perché sentiva che quella terra era casa sua e che nessun altro posto lo avrebbe soddisfatto.

Emma provava una sorta di compassione per quell’uomo. Vedeva nel suo sguardo la sofferenza di una vita. Non doveva essere facile la vita lì ed Emma a quel pensiero si sentì fortunata. Era anche felice che l’uomo avesse deciso di ospitarli perché non era l’unico che desiderava fare un sacco di domande. Anche Emma voleva approfondire la sua conoscenza e avrebbe voluto conoscere la cultura di quel luogo. Simone le aveva detto che avrebbero potuto dire la verità sull’Isola perché l’uomo sembrava una brava persona e non avrebbe avuto interessi a dirlo in giro. E poi era giusto che fossero sinceri con lui dopo essersi dimostrato un uomo generoso e di buon cuore.

I giovani esploratori vennero fatti accomodare nelle rispettive stanze. I ragazzi avrebbero dormito con il figlio di Adan, mentre le ragazze con la figlia.

Emma fece subito amicizia con i due bambini. La più grande aveva dodici anni, mentre il piccolo dieci. Erano adorabili e le fecero vedere i loro giochi. La bambina era una lettrice accanita e le disse che leggeva libri di esplorazioni e di enigmi con geroglifici e che si divertiva a crearne anche lei di nuovi.  «Emma, è questo il tuo nome vero?» la bambina ed Emma comunicavano in inglese  «Sì esatto. E tu come ti chiami?» «Jamira»

«Bellissimo nome. Sai non mi sembra vero. Intendo, tutto questo. Non avrei mai creduto che un giorno avrei compiuto questo viaggio. È come se fossi entrata all’interno di un romanzo avventuroso dove io sono la protagonista»

«Lo immagino. Anch’io verrei con te se potessi, ma…»

«Sei troppo piccola»

«Già. Non ti mancano i tuoi genitori Emma?» “”

«Sì moltissimo. So che mio padre mi aspetta e anche mia madre in un certo senso»

«Perché?» “”

«È morta due anni fa»

«Mi spiace. Anche la mia, in realtà molto tempo fa, quando è nato mio fratello. Ho dei ricordi poco chiari di lei, ma il sentimento d’amore, quello sì che è fortissimo».”

Anch’io a volte temo di dimenticarmi di lei. Del suo volto, dei suoi lineamenti, delle sue carezze, del suo sguardo rassicurante. In realtà non importa, ciò che conta è ricordarsi del sentimento d’amore come hai detto tu. Quello nessuno lo può cancellare. Jamira, ti posso dire un segreto? Non ho mai condiviso con nessuno tutto questo e ti ringrazio. A volte serve liberarsi di tutto e trovare qualcuno che condivide il tuo stesso dolore.”

« Direi che mi merito un abbraccio»

«Ne meriti centomila» le due ragazze si strinsero in un tenero e intenso abbraccio.

«Chiamami quando è pronta la cena. Io rimango qui ancora un po’ a leggere»

 «D’accordo. Vedo che sei una lettrice accanita»

«Mi piace leggere. Mi piace anche se è come se fossi una ladra. Divoro i libri rubando un pezzetto di vita di ogni storia per poi non restituirla più. Apro le pagine liberando ogni parola e regalandola all’aria. Non ti sembra ingiusto? Dico, nei confronti di chi scrive. Uno quando scrive lo fa per sé, ciò che scrive è lo specchio della sua anima ed è qualcosa di unico che solo lui custodisce perché è appunto parte di sé. Se poi ciò che scrive viene apprezzato da molti, non credi che tranne per la soddisfazione personale, si vada a sciupare una tessitura perfetta. Il lettore non è in grado di trattare il manufatto con la stessa cura dello scrittore, non conosce le regole»

«No, non ti sbagli. Magari ti do qualcosa che ho scritto in inglese e la leggi lungo il viaggio»

«Con piacere tesoro. Ti conosco da poche ore ma riconosco me stessa in quel corpicino»

 «Emma, se potessi esprimere un desiderio chiederei di averti per sempre qui con me. Saremmo sorelle e niente ci potrebbe separare. Tu sei una brava persona»

«Grazie piccola. Anch’io vorrei avere una sorella come te. Le nostre mamme sarebbero felici se ci vedessero in questo momento»

«Ma loro ci guardano. Mia madre è una delle sorelle delle Pleiadi»

«Scusa, cosa hai detto? Vuoi dirmi che conosci la leggenda delle Sette Sorelle?»

«Ovvio, il mito delle sette sorelle rincorse da un gigante e la settima Merope che viene presa e non si ricongiunge mai alle altre. Ogni sorella ha un dono ed ognuna è speciale.»

«Oddio, anch’io la conosco e ho associato a mia madre una di loro. Lei è Taygete, ma l’abbiamo ribattezzata Camilla, come lei»

«Ah, la mia è Maia, la più grande»

«Che bello, non trovi?»

«Sì, vedi quante cose abbiamo in comune. Devo ringraziare mio padre per avervi trovati»

«Anch’io dovrei ringraziarlo per averci dato ospitalità»

«Fidati che per lui è solo un piacere se non un bisogno. È sempre solo. Noi andiamo a scuola e lui si immerge nella solitudine dei cambi. Un po’ di compagnia gli farà solo bene. Sapete già quanto vi fermate?»

«In realtà no. Pensiamo qualche giorno. Dobbiamo avere il tempo per programmare il viaggio e ottenere qualche contatto. Magari da domani mi porti in giro per Giza a visitare tante belle cose»

«Sicuramente. L’Egitto è magnifico e sono sicura che riscoprirai la bellezza che hai trovato tra i libri di scuola.»

«Ok Jamira. Ora scendo e vado a dare una mano per la cena. Ti lascio alla tua lettura»

«Grazie Emmy»

«Emmy?»

«Non ti piace?»

«È bellissimo!»  e nel dirlo richiuse la porta alle sue spalle.

«Ma è bella quest’isola?»  chiese il bambino.

«Certo, anche se non sabbiamo bene come sia. È un’isola magica dove può accadere di tutto» rispose Simone.

«Ma c’è il tesoro?»

«Il tesoro? Ma certo che c’è. È nascosto dentro una grotta molto in profondità. È quasi impossibile trovarlo»

«Io voglio trovarlo. Posso?»

«Sì, anche a me piacerebbe venire!» Disse Jamira.

«Ma bambini miei e lascereste vostro padre qui, che più solo non può stare?»

«Vieni anche tu» disse il bambino con il cuore sincero.

«Ma no tesoro, sono cose da ragazzi. Ragazzi grandi però. In realtà penso che anche per loro non sia stata una scelta facile»

«Ha ragione tuo padre. Non è che abbiamo fatto questa scelta così, su due piedi. Pensa che all’inizio non volevo nemmeno che venisse lei» disse indicando Emma»

«E perché? Perché è una femmina? »

«No perché mi preoccupo per lei»

«Perché la ami!» tutti scoppiarono in una calorosa risata, tranne Emma che arrossì.

«La nostra Emma ha insistito per preparare un dolce. Come hai detto che si chiama?»

«Tiramisù»

«Esatto, è un dolce tipico italiano. È semplice e tira su il morale»

«Allora serviamoci, per me porzione doppia grazie»

La serata proseguì così serena come era iniziata e poi quando tutti erano talmente stanchi da non riuscire più a tenere gli occhi aperti, si recarono nelle loro stanze pronti per la notte.

Al risveglio Emma inizialmente non capì dove si trovava, poi tutto prese forma nella sua testa e sorrise. Controllò il cellulare appoggiato sul suo comodino. Suo padre non l’aveva più chiamata. Era possibile che si fosse già rassegnato, oppure aveva scoperto la verità e stava venendo a prenderla. No, non era possibile nessuna delle due ipotesi. Emma lanciò sulle coperte il suo cellulare e si vestì. Non aveva nemmeno disfatto la valigia perché Simone le aveva detto che si sarebbero fermati solo un paio di giorni per raccogliere informazioni e pianificare il viaggio. Ad Emma dispiaceva dover andarsene soprattutto per Jamira. La storia di sua madre e delle Sette Sorelle l’aveva particolarmente colpita. Più volte la scorsa sera prima di addormentarsi le si era stampata in faccia l’immagine di sua madre che pian piano si sbiadiva. Emma stava costruendo una torre di pensieri quando qualcuno che bussò alla porta la fece crollare.

« Posso?» Era Simone.

«Sì, certo vieni pure»

«Di sotto stiamo facendo colazione, tu non vieni?»

«Sì ora vengo. È solo che…»

«Che sei immersa nei tuoi pensieri. È normale. Stanno succedendo tante cose tutte insieme e poi il signore mi ha raccontato la storia di sua moglie. Sai che le ha dato il nome di Maia, una delle sette sorelle»

«Sì lo so, me lo ha detto Jamira. Comunque la tua capacità nel leggermi nel pensiero è fenomenale»

«L’ho sempre saputo di essere un mago” i due si misero a ridere»

«In ogni caso, tu come stai? Intendo per tuo padre»

«Non ti nascondo che controllo in continuazione il cellulare e non mi sta più mandando messaggi. Ho paura che si sia rassegnato all’idea di avermi perso. Chissà cosa penserà di me. Una figlia così screditata da lasciare il padre da solo senza nemmeno dargli un ultimo abbraccio»

«Non dire così Emma. Fidati che quando torneremo lui comprenderà la tua decisione. E poi ho visto che hai portato la tua macchina fotografica. Immagina quante foto potrai fare da qui ai prossimi tre mesi»

«Quello è vero. Mi piace molto la fotografia. È bello poter catturare l’attimo e rinchiuderlo in una foto. Lì il tempo non ha età, si ferma e tu puoi sempre ritornare su quel ricordo che costituisce una tassello del mosaico della tua vita»

«Che frase poetica»

«A volte mi sento così sola»

«Tu non sei sola. Hai Christian, Anna. Hai me»

«Ho te»

Ed Emma spinta dal sentimento abbracciò Simone che era seduto di fronte a lei sul suo letto. disse Simone.

«Sbaglio o ti sta battendo il cuore Emma»

«È per il forte caldo. Mi succede spesso sai» e la ragazza, nascosta dallo sguardo di lui, sorrise.

«Buongiorno Emmy» disse Jamira.

«Dormito bene?» chiese Adan.

«Sì, grazie»

«Oggi, se non avete impegni visto che è domenica e ho meno lavoro da svolgere nei campi, che ne dite se vi porto a fare un tour di Giza. Potremmo andare a vedere le piramidi, la Sfinge e anche un museo egizio se vi va»

«Grazie Adan, ma non credo che verremo, anzi io vorrei partire proprio questa sera. Ho trovato un pullman che porta fino in Sudan e parte stasera alle 22.00.»

«Così presto? Non potete fermarvi qualche altro giorno? Lo sai che è un crimine non visitare la città»

«Questo non lo sapevo. Devo vedere»

«Dai Simone, ti prego. Ha ragione Adan passiamo di qua e non visitiamo nulla. È crudele!!!»

«D’accordo. Resteremo un altro paio di giorni. Il prossimo pullman parte martedì. Perciò abbiamo il tempo per visitare la città tre volte»

«Grazie» Emma fece l’occhiolino a Simone.

«Allora…vi ho preparato il pranzo, sono hawawshi, tipici panini egiziani. Sono leggermente piccanti, ma spero non sia un problema. Allora, tra un’ora ci ritroviamo qui per partire».”

«D’accordo»

Quando tutti furono pronti partirono per la gita. Quando i ragazzi uscirono dalla casa si sentirono assalire da una forte vampata di calore. Dovevano abituarsi a quelle temperature perché il clima non sarebbe cambiato per un po’. Decisero di vedere prima le piramidi con la sfinge e poi nel pomeriggio sarebbero andati a visitare il museo egizio.

Emma e gli altri rimasero senza fiato alla vista delle piramidi. Quegli occhi, puntati su quell’immense figure geometriche, rimasero sbarrati per alcuni istanti. Era come se niente potesse distruggerle, nemmeno una forza molto violenta.

«Ragazzi, tutto bene? è normale. Rimangono tutti di stucco quando li porto a vedere le piramidi»

«Adan, sono magnifiche» disse Emma.

«Voi ci venite spesso qui? chiese Simone.

«Erano un paio d’anni che non le vedevo, ma prima per guadagnare qualche soldino in più, facevo da guida alle piramidi. Quindi sì, diciamo che le conosco molto bene e sono esperto di arte egizia. Se volete ci possiamo avvicinare. Anzi, se non siete claustrofobici vi ci faccio entrare. Se c’è un mio vecchio amico all’ingresso ci potrebbe far entrare gratis.»

«Sarebbe magnifico signor Adan» disse Emma.

«Allora andiamo. Bisogna indossare le giuste precauzioni e un casco soprattutto. Gli spazi sono molto stretti e bui. Entriamo in quella di Cheope. La piramide è stata edificata 4500 anni fa e pensate che l’architetto francese ha scoperto l’esistenza di due anticamere che sarebbero collegate alla stanza funeraria del faraone Cheope.»

«E hanno trovato il suo sarcofago?» chiese Christian curioso.

«No mi spiace. La maggior parte delle ricostruzioni sono state fatte virtualmente. Gli schiavi, al termine della deposizione del faraone mummificato, hanno sigillato tutti gli accessi. Però diversi anni fa è stato proposto un progetto finalizzato allo studio della piramide, chiamato Operation ScanPyramids. Gli studiosi usano la termografia a infrarossi, radiografia a muoni, ricostruzioni 3D. Gli esperti sono ancora al lavoro e sperano di fare nuove scoperte. Pensate che i blocchi di pietra sono milioni e si possono individuare diverse combinazioni geometriche».

Nel frattempo il gruppo si era avvicinato alla piramide. Ad un certo punto si sentì una voce chiamare Adan.

«Steve. Amico caro. Da quanto tempo non ci si vede!»

«Ciao Adan. Come stai? Come mai da queste parti?»

«Porto turisti a visitare la piramide. Spero ci farai entrare gratis. Anzi, più che turisti sono esploratori»

«Davvero, e cosa cercate?»

«Un’isola misteriosa. So che sembra assurda come idea, ma noi ci crediamo»

«Ah, bello. Folle però. Quattro ragazzi alla ricerca di un’isola. E dove si troverebbe?»

«In un punto indefinito tra l’Australia e l’Indonesia. Si chiama isola di Smeraldo.»

«L’isola di Cook”»

«La conosce?»

«Sono sempre stato appassionato di esplorazioni e ho letto molto anche di Cook. Mi sembra che in uno dei suoi scritti parli di quest’isola vicino l’Australia, che al tempo non si credeva esistesse nemmeno e fosse solo una sua assurda fantasia. Diceva che su quell’isola si nascondeva qualcosa di sorprendente. Specie rare se non conosciute, sia vegetali che animali. Se non sbaglio la chiamava l’isola guaritrice.»

«Ma allora lui deve esserci arrivato. Insomma per sostenere tutte queste cose deve essere per forza di cose attraccato sull’isola»

«Anch’io lo credo. Ma non ci sono prove certe. Il fatto è che i suoi scritti sull’isola sono stati trovati nella sua nave, o meglio nel relitto della sua nave. Il suo ultimo viaggio si è concluso con la sua morte. Io vi avverto, lì dove volete andare voi, le acque sono nemiche»

«Grazie Steve, si chiama così giusto?»

«Sì, ma dammi del tu sennò mi fai sentire vecchio»

«Va bene Steve» rispose Simone.

«Adesso iniziate a mettervi le imbracature. Prima vi faccio entrare e poi se dopo volete vi posso dire altre cose che so. Anzi, se stasera ripassate di qui, vi porto un attimo a casa mia, sarei felice anche di ospitarvi per cena, mia moglie è una cuoca fantastica e il vecchio Adan ne sa qualcosa. Così se lo trovo vi posso prestare il libro di Cook dove ho trovato le informazioni sull’Isola di Smeraldo. L’ho letto molto tempo fa e magari qualche dettaglio utile mi sfugge»

«Lei è molto gentile» disse Emma.

«Tu, tu per favore» «Va bene, se siete pronti entriamo. Adan vi ha avvertiti? Gli spazi sono molto stretti e se non state attenti potete farvi male.»

«Sì sì, li ho appena raccomandati»

«Ok, allora non perdiamo tempo. Questa sarà un’esperienza che difficilmente dimenticherete. Vi dò un consiglio. Lasciate spazio alla vostra immaginazione, pensate di trovarvi qui a Giza 4500 anni fa, quando gli schiavi lavoravano alla costruzione della piramide e ogni giorno facevano avanti e indietro per questi corridoi lunghi e stretti senza protezioni e senza ricompensa».

Dopo che Steve finì il suo discorso i quattro ragazzi, i due bambini e Adan si diressero all’ingresso.

Emma entrò nella piramide. Fece un passo, un altro e al terzo dovette accendere la torcia che gli era stata consegnata perché non vedeva già più niente. Poi arrivarono in un corridoio ancora più stretto. Emma già faticava a respirare. Si sentiva soffocata. Da quanto le risultava non avrebbe dovuto essere claustrofobica, ma di certo preferiva l’aria aperta e luminosa. Il corridoio era molto inclinato, così in fila indiana, uno alla volta, iniziarono a salire sorreggendosi alla ringhiera. Dopo diversi scalini arrivarono in un’atra piccola sala.

«Ragazzi, questa è la parte più faticosa»

Ancora buio, Emma non vedeva l’ora di uscire. Le piaceva, ma l’aria che si respirava era soffocante per lei. Vi erano blocchi enormi di pietra disposti in maniera inclinata. Infine arrivarono nel tunnel che conduceva alla stanza del faraone. Era ancora più stretto, ancora più buio. Simone si era accorto che lei aveva paura e non stava molto bene. Così l’afferrò delicatamente per un braccio e le sussurrò: “Vieni, ti conduco io. Con me non devi avere paura. Mai.” Così Emma si fidò. E poco pochi secondi arrivarono. La sensazione di trovarsi nella stanza funeraria di un faraone era stranissima. Emma si sentiva salvata da una scalinata agli inferi. Simone preso da una forza adrenalinica e avventurosa mai sentita prima. Christian curioso di scoprire se avrebbero visto la mummia o se sarebbe stata lei a presentarsi. E Anna che si stringeva a Christian per la paura e lui che la guardava soddisfatto.

«Eccoci qua, siamo arrivati » disse Steve «È tutto in granito. Anche questo sarcofago, che dentro racchiude grandi misteri. Pensate che oggi non saremmo in grado di rifarlo uguale. Per realizzare questa costruzione gli egizi avevano a disposizione tanta pietra e poco legno, solo quello ricavato dalle palme, dalla scarsa resistenza e di bassa qualità. Non potevano usufruire né della ruota né del ferro, che ancora non erano stati scoperti. Usavano solo mazzette, scalpelli di rame e corde. L’orientamento delle piramidi è stato studiato osservando le stelle. Una delle operazioni più complesse e delicate fu il tracciamento a terra. Il perimetro delle tre piramidi doveva essere tracciato perfettamente per ottenere tre obiettivi: un quadrato regolare, quattro angoli perfettamente complanari e il terzo è l’allineamento con il nord geografico. La tradizione vuole che le costruzioni iniziarono solo dopo che il faraone piantò il primo picchetto per l’orientamento preciso della piramide. Vi chiederete come abbiano fatto gli egizi a orientare le quattro facce della piramide verso i quattro punti cardinali. Gli egizi, fin dai tempi più antichi hanno osservato le stelle, il sole. Una volta determinato con precisione l’est venivano fissati gli altri punti cardinali. Vi è una teoria che sostiene che le piramidi siano correlate con la cintura di Orione e se questa, formulata negli anni ’90 fosse vera, allora verrebbe confermata la datazione nel 2500 a.C. ma è stata ipotizzata anche una seconda data, molto contestata, che ricondurrebbe l’edificazione all’XI o al XII secolo a.C. la visita è terminata ragazzi. Vi vedo un po’ scossi. Spero di non avervi annoiati, ma quando io parlo non mi fermo più. Probabilmente mi farò mummificare alla mia morte»

«No, non ci annoia» disse Steve Simone. «Credo soltaynto che questa sia una storia sconvolgente, magari riusciamo a digerirla fuori di qui. Inizio ad avere un po’ caldo»

«Hai ragione. Ora si scende. Mi raccomando. Fate attenzione. La discesa è sempre la più facile ma la più pericolosa. Così piano piano, sempre in fila indiana, tutti tornarono sui loro passi. Quando Emma rivide di nuovo la luce si sentì libera e fortunata di avere tutti i giorni quel privilegio»

Nel pomeriggio come stabilito andarono a vedere il museo Egizio. I ragazzi erano sbalorditi da quante persone conoscesse Adan e tutti lo trattavano con devoto rispetto come se fosse una persona importante.

«Simone, non credi che il nostro Adan sia qualcuno di famoso. Hai visto come lo trattano bene?»

«Hai ragione Christian, guarda adesso glielo chiedo»

«Mi scusi Adan, ma noi ragazzi ci stavamo chiedendo chi è lei. Siamo convinti che sia una persona importante per attirare tutti questi sguardi»

«Va bene ragazzi, certo che qui non si possono tenere segreti»

«Mio padre era un archeologo molto famoso, specializzato ovviamente in arte egizia. Pensate che quando era più giovane e bello l’hanno mandato persino in televisione»

«Ma poi ha smesso quando è morta la mamma e si è ritirato a lavorare nei campi»

«Non è proprio così. Il fatto è che ogni era ha una fine e io non sono eternamente giovane. Per certi lavori ci vuole lo spirito di sopravvivenza e io non ce l’ho più, mi sto facendo vecchio figli miei»

«E come mai lo tiene nascosto?»

«Non è che lo nascondo ma preferisco non ricordarlo. Non è finita molto bene, sapete. Erano anni che stavo lavorando sullo studio di e stavo per giungere ad una scoperta, che diciamo sì, mi avrebbe fatto guadagnare molto. Ma non ho potuto più continuare perché qualcuno è arrivato prima di me e ha trionfato al ponto mio. Vedete, all’epoca lavoravo con un certo studioso, archeologo anche lui. Siamo sempre stati amici, io non è che lo vedessi tanto bene ma ci convivevo, preferivo molto di più la compagnia di Steve. Alla fine si è rivelato per quello che era veramente. E niente, a me non importa, non mi interessa la fama. Alcuni dei miei conoscenti più stretti sapevano che stavo lavorando da molto a quel progetto e non hanno esitato a credere che il risultato era stato scoperto da me ed è per questo che mi onorano così tanto quando mi vedono. Io sono cresciuto a Giza e bene o male mi conoscono tutti da sempre»

«Che storia» disse Anna.

«Papà è un mito» disse il piccolo.

«Non si deve sottovalutare signor Adan. Deve essere fiero di quello che ha fatto e di quello che può raccontare ai suoi due figli» aggiunse Emma.

«E noi siamo felici di averlo come papà, vero fratellino?»

«Vero» concluse lui. I tre si strinsero in un abbraccio che sprigionava un sentimento di affetto indissolubile. Poi, quando quel trio si sciolse parlò Adan: “Allora, torniamo da Steve. Per voi va bene se ci fermiamo da lui stasera? Sono una famiglia molto ospitale.”

“Per me va bene” disse Simone. “Per voi?” chiese rivolgendosi agli altri tre. I ragazzi acconsentirono e così ritornarono tutti alle piramidi.

« Che bello siete tornati. Questo significa che avete accettato il mio invito?»

« Sì Steve, ma dì a tua moglie di non sforzarsi troppo, non vogliamo creare disturbo.»

« Disturbo? Ma che disturbo. Sai che non disturbi mai. E poi devo finire di raccontarvi quello che so sull’Isola. Mentre eravate via mi sono tornate in mente altre cose. Io ho quasi finito il turno. Altri cinque minuti e sono libero. Voi se volete iniziate ad avviarvi. Io vi raggiungo tra poco. Casa mia è a pochi minuti da qui. È appena si esce dal sito archeologico.»

« Ok, allora noi ci avviamo »

Brava figlia mia…

«Chi parla?”» chiese improvvisamente Emma.

«Tutto bene?” le chiese Anna.

«Qualcuno mi ha chiamato»

«Ora?»

«Sì, la voce era proprio dietro di me»

«Magari era solo nella tua testa»

Brava figlia mia. In effetti doveva essere la voce di sua madre che le si era formulata nella sua mente «Hai ragione. Sono solo un po’ stanca e questo mi porta ad avere allucinazioni»

Emma pensava e ripensava a quella voce. Sua madre le aveva parlato. Ne era sicura. Sentiva che era lì in quel momento, dentro i suoi pensieri. Lei la ascoltava, la seguiva e le dava coraggio nei momenti di buio. Non era importante vederla con i suoi occhi per sapere che era dentro di lei a proteggerla. La sera stava calando e le prime stelle stavano spuntando in cielo. Emma rivolse uno sguardo nella direzione delle Pleiadi. Sua mamma la vedeva anche ad anni luce di distanza.

Calò il buio. Il gruppo appena formato si trovava in casa di Steve. La moglie si era mostrata molto accogliente. I due erano soli. Tristemente avevano confessato di non poter avere figli e che non si erano mai sentiti di adottarne molto uno. Adan insisteva nel dire loro che non è mai tardi per un bambino.

La cena fu gradita da tutti. Emma era appoggiata alla finestra. Osservava quell’ammasso di stelle disseminato in cielo. Pensò che in fondo anche le stelle avevano una vita. Nascevano e morivano come noi essere umani. Vivevano solo di più ed erano immensamente più grandi. Pian piano la loro energia terminava, e alla fine collassavano in un’esplosione e si formavano le supernove. Ad un certo punto alla ragazza venne in mente un’idea. “Ragazzi, vi va di andare a vedere le stelle? Non capita tutti i giorni di vederle così distinte. Magari qui sì, ma da noi no”

«Io ci sto, e poi sarai espertissima visto che tuo padre lavora in questo campo»

«Davvero?» chiese Anna.

«Sì, diciamo che ne so qualcosa. A casa ho un telescopio che mi è stato regalato per il quinto compleanno e sono appassionatissima di astrofisica. Ho tutti i libri di Margherita Hack e Stephen Hawking»

«Per me va bene, che ne dici mogliettina, andiamo?»

«Ve bene» concordò la moglie di Steve.

Emma indicò tutte le costellazioni che riusciva ad individuare e poi si soffermò sulle Pleiadi. Con un po’ di amarezza in bocca raccontò il mito delle Sette Sorelle, che anche Jamira e suo padre conoscevano. Disse che Orione era riuscito a catturare anche sua madre, Taygete e la madre di Jamira, Maia, oltre alla povera Merope. Tutte e sette in cielo erano al sicuro e nessuno le avrebbe più ostacolate.

«Inizia a fare un po’ freddo. Noi ci ritiriamo. Ricordatevi che qui in Egitto le notti sono molto fredde»

«Ok, io resto qui un altro po’» disse Emma, mentre tutti poco a poco rientravano. Tutti tranne Simone.

«In confronto a quelle stelle noi siamo solo un puntino» concluse Emma.

«Sì, da qui i giganti siamo noi, dipende tutto dalla prospettiva e dalla distanza. Ciò che può sembrare impossibile se osservato dalla giusta posizione è possibile»

«È vero»

«Come un po’ le storie d’amore»

«A che ti riferisci?»

«Intendo. Se guardi due persone da lontano, poi vederle combaciare come le stelle di una costellazione. Ma se sei quella stella non riesci a vedere perfettamente la tua gemella» Emma rimase in silenzio e guardava il cielo.

Poi parlò

«Ogni notte la cerco. Lì in cielo. Le devo dare un saluto prima di addormentarmi per impedire che possa fare incubi. Sento che una parte di me se ne sia andata con la sua morte e che sia diventata matura prima del previsto. Un evento del genere ti traumatizza e ti cambia. Anche per quel che riguarda i sentimenti. Io ho smesso di amare, senza di lei nulla ha più un senso. Nemmeno questo ha un senso. Eppure lo sto facendo. Io non sono più padrona di me stessa. Mi sto facendo condurre da una forza che non conosco e per di più, cosa che non mi perdonerò mai, ho abbandonato mio padre»

Simone prese delicatamente Emma tenendola per il viso e le parlò guardandola dritto negli occhi: “Tu non hai sbagliato niente e non hai abbandonato tuo padre. E poi lo vuoi capire che noi torneremo. Troveremo l’isola e lo grideremo al mondo intero. Io e te. E non importa quando durerà il viaggio, l’importante è arrivare. Ti devi fidare di me perché io di te mi fido. E non puoi dire che non provi più sentimenti perché io ho sentito che il tuo cuore batte ancora.”

“Eh allora, a cosa serve? La mia vita non ha un senso. Giorno dopo giorno brucia un pezzo del mio futuro.”

«Non è così. E tua madre sarebbe d’accordo con me. Lei non c’è più e vero e le cose non possono cambiare, ma tu sì, tu puoi fare grandi cose. Sei una persona piena di risorse e interessi, il tuo futuro si costruirà da sé, fidati di me»

Emma, ascoltami, io te lo dico perché non ha senso tenermi tutto. Tu sei la cosa più bella che mi sia capitata. Con te sento di poter fare tutto e forse se non ti avessi conosciuto non sarei mai partito. Sei tu la mia stella Emma.»

Emma non si aspettava queste parole da parte di Simone. Che doveva fare? In qualche modo le aveva detto che gli piaceva. E a lei? Piaceva Simone? Ma che domande si faceva? Dal primo momento le era piaciuto e negli ultimi giorni era stato lui a infonderle coraggio e a darle fiducia. Quello era il momento perfetto. Emma chiuse a chiave la sua mente e lasciò aperta solo la chiave del suo cuore. Si fece condurre sulla strada dell’istinto. I due volti pian piano si avvicinarono e dopo pochi istante erano a contatto. Quel bacio rappresentava l’inizio di un lungo cammino, la combinazione perfetta. Sotto quella nube di stelle un nuovo amore veniva sprigionato e i cuori Emma e Simone battevano a ritmo alternato. Ogni battito lasciava lo spazio per quello successivo dell’altro cuore e insieme sotto il cielo boreale crearono una perfetta sintonia.

Quella notte Emma non chiuse occhio. Aveva stampata davanti l’immagine sua e di Simone sotto le stelle. E quel bacio, come aveva potuto farsi trasportare così tanto dalle emozioni? Emma, dovevi stare attenta. Doveva essere più razionale. Ma oramai era successo e questo avrebbe rovinato la vita di una persona. Simone non si meritava una ragazza come lei, ancora non pronta ad amare di nuovo. Quando sua madre è morta è come se Emma le avesse affidato un pacchetto regalo con il suo amore e la sua capacità di amare e Camilla lo custodisse ancora in cielo con sé. Nell’Orlando Furioso Astolfo recuperava il senno di Orlando sulla Luna. Qualcuno avrebbe dovuto recuperarle l’amore, ma Emma era terrorizzata dal quel sentimento. Era la sua paura più grande. Quella che sembra amica e che ti spaventa nel cuore della notte quando meno te lo aspetti. Come si può amare se due anni prima la vita ti ha segnato profondamente con la più terribile delle sofferenze. Lei è cresciuta troppo in fretta e anche se può sembrare un bene è solo il peggiore dei mari. Emma amava viaggiare, curiosare, studiare per garantirsi un futuro nell’ambito che lei desiderava. Ma tutta questa sua voglia di vivere e di sfidare tutto e tutti era solo apparenza. Dentro di sé la giovane era ancora molto fragile e si voleva convincere del fatto che se avesse sempre fatto tante cose, avrebbe avuto poco tempo per pensare e di conseguenza per soffrire.

Poi chiuse gli occhi ed ecco che ritornò…

«Emma, tesoro vieni qui» la madre chiamava la bambina per accoglierla tra le sue braccia. Una spiaggia deserta del primo mattino. Ancora il cielo sembrava la tavolozza di un pittore il sole non si era allontanato completamente dall’orizzonte.

«Tesoro, sei la mia bambina e io non ti lascerò mai. È una promessa Emma, ma questo non significa che potrai amarmi e che ci potremo amare sempre con gli occhi. Ti svelo un segreto. Sai qual è la dimensione spazio-temporale che unisce di più due persone? L’amore. E il nostro amore è così grande che niente ci potrà mai separare. Anche se non ci sono più per i tuoi occhi, il nostri cuori ci uniranno ancora e ancora. Non temere bambina mia. »

Emma avrebbe voluto abbracciare nuovamente sua madre, ma quando ci provò, non sentì nulla. Stava abbracciando aria vuota e vide sua madre sbiadirsi piano piano fino a scomparire del tutto. La bambina era rimasta lí, su quella spiaggia da sola e avrebbe solo voluto tornare a casa. E invece continuò a farsi cullare dal rumore delle onde sulla sabbia bagnata.

La mattina seguente Emma si svegliò con il rumore della porta. Qualcuno aveva bussato. Sperò solo che non fosse Lui. «Scusami Emma posso? Spero di non averti svegliato. Sono quasi le 11.00»

«Come le 11.00? »

«Christian mi ha detto di svegliarti. Questa mattina è una venuto di nuovo Steve a lasciarci un libro di Cook. Sembra essere un diario di bordo autentico. Steve ci ha detto che lo ha recuperato da una vecchia biblioteca, ma che è solo una copia del vero diario. In ogni caso ci ha dato già un’occhiata ed è ricco di dettagli che ci potrebbero aiutare una volta entrati nell’Oceano. Pensavamo che potessi leggerlo tu e man mano riferirci cosa hai scoperto. Credo che muori dalla voglia di vederlo? Emma, tutto bene?»

«Sì, scusami Anna. È che sono molto stanca. Stanotte non ho chiuso occhio e poi ho rifatto il mio solito bel sogno che tutt’a un tratto si trasforma nel peggior incubo.»

«Me ne vuoi parlare»

«Preferirei di no, i brutti ricordi di mattina non mi fanno digerire la colazione»

«Come vuoi, ma sappi che io ci sono se hai bisogno. Almeno un abbraccio me lo dai. Vedi che non sono molto affettuosa quindi se te lo chiedo è perché ne ho bisogno anch’io” le due amiche si abbracciarono.

«Ti posso confidare un segreto Anna? Sei la mia prima vera amica, la prima da anni ormai»

Emma iniziò a leggere la biografia di Cook quella stessa mattina. Le servì anche da distrazione. Prima di partire Emma aveva già cercato alcune informazioni su quest’esploratore. James Cook fu un esploratore britannico del diciottesimo secolo. Aveva compiuto tre viaggi importanti, aveva navigato nel Pacifico, trovato isole e terre abitate dagli indigeni ed esplorato le coste australiane. Era morto alle Hawaii in seguito ad uno scontro con un abitante locale che lo aveva preso alla sprovvista.

Così Emma, dopo aver osservato attentamente la copertina, iniziò a leggere…

Caro diario 20/10/2021

Da Benessere & Riposo

Caro diario,

Oggi ho voglia di parlare un po’ con te. Voglio confidarti le mie incertezze e i miei sogni, affidarti le mie paure e i miei desideri. Il volo che mi aspetta mi riempie di ansie perché è tutto così nuovo, così magico e così bello. Non puoi nemmeno immaginare come io mi senta 24h/24, a casa, a danza (che per me è una medicina), in uni, con mia mamma, con mia nonna, con i miei amici, quando penso a quanto sono fortunata e quanto la mia vita stia prendendo una piega bellissima. Amo la vita e lo gradirei facendomi sentire dal mondo intero se ne avessi la forza. Io sento di poter sconfiggere ogni male con il mio piccolo compito che ho qui, su questa terra. La vita è un’avventura e io ho sempre amato questo genere di cose. Ti prometto che mi impegnerò a rendere felici gli altri con il mio sorriso e a sorridere alla vita sempre, anche quando non ce ne è una ragione.

A presto!

La tua confidente segreta.

La storia di Gabriele

Buongiorno miei amici lettori. Oggi vi lascio qualche pagina del mio nuovo romanzo. L’ho chiamato storia di Gabriele perché ancora non ha un titolo. Fatevi avanti con critiche e commenti costruttivi. Vi attendo!

Capitolo 1

Fobia del buio nei bambini, come aiutarli - NanoPress Donna
https://www.csgialla.it/ilbuiochepaura/

Mi trovo in una stanza da film horror, non ci sono elementi terrificanti di disturbo, anzi, è proprio vuota. Queste pareti bianco latte mi spaventano a morte. È una stanza anonima. Mi chiamo Gabriele e questa è la mia storia. I ragazzi della struttura mi hanno costretto a scrivere le mie memorie per aiutarmi nella terapia. Spero solo funzioni. Per ora posso solo dire che le medicine che prendo da qualche settimana ormai stanno facendo il loro dovuto effetto. Come ho detto sono Gabriele, ma gli amici mi chiamano Gab. In realtà non li vedo da molto tempo ormai. L’ultima volta è stato quel maledetto sabato sera alla festa dei 18 anni di Sofia, la ragazza che credevo di amare dall’inizio del liceo. Invece io, da stronzo, mi sono fatto di coca e non so cos’altro, sono finito in overdose e subito dopo in coma etilico. Ed ora eccomi qui, seduto ad una scrivania di un centro di recupero per ragazzi stronzi come me.

Gabriele chiuse il diario e si alzò dalla sedia della scrivania per avvicinarsi al suo armadio e decidere cosa indossare. Quel giorno non era come tutti gli altri. Era la giornata delle visite. Perciò oggi sarebbero venuti i suoi genitori a trovarlo e con loro, per la prima volta, anche la sua sorellina Marta. Gabriele però non era contento di quella visita. Ogni volta i suoi lo facevano sentire un buon a nulla raccontandogli come procedeva bene la vita senza di lui. Gabriele in ogni caso voleva presentarsi bene, perciò optò per una camicia e un paio di jeans.

Le ore trascorse da solo con i suoi pensieri avevano portato Gabriele a ripercorrere tutta la sua vita ed era arrivato alla conclusione che il suo più grande sbaglio era stato a 16 anni quando aveva deciso di abbandonare la scuola. Lo aveva fatto perché era stufo di dipendere dai suoi genitori, di avere il coprifuoco a mezzanotte e di non potersi permettere una vacanza con i suoi amici. Così si era preso il patentino per la moto e aveva trovato lavoro come barista in un bar poco lontano da casa sua. I genitori di Gabriele accettavano riluttanti la sua scelta perché fin da piccolo il ragazzo aveva dimostrato grandi doti intellettive. Il più duro tra i due era stato suo padre che al momento di lasciare casa aveva apertamente dichiarato al figlio che non gli avrebbe mai dato più nemmeno un centesimo.

«Gabriele, sono qui. Posso farli entrare?» Chiese l’infermiera della struttura.

«Sì», rispose lui.

Anna e Francesco, i genitori di Gabriele, entrarono nella stanza esitanti, accompagnati dalla piccola Marta. La bambina, al contrario, corse incontro al fratello e lo strinse in un forte abbraccio.

«Gab, mi sei mancato moltissimo. Ero molto triste. A scuola le mie amiche parlano male della nostra famiglia. Dicono che tu ci hai rovinato e che facevi uso di brutte cose. Ma io so difendermi e quando loro provano a offendermi vado subito a dirlo alla maestra.»

«Purtroppo anche le maestre sono piene di pregiudizi e non lasciano scapparsi brutte espressioni» disse il padre.

«Mamma, papà, sono felice di vedervi, ma non c’è bisogno che mi fate visita così spesso, posso cavarmela da solo.»

Intervenne la madre: «Gabriele, noi siamo i tuoi genitori, è normale che stiamo in pensiero per te e non aspettiamo altro se non i giorni in cui potremmo venire a trovarti. Ci manchi, figlio mio, anche tuo padre, pur non ammettendolo, diglielo anche tu Fra soffre sta consumando qui dentro abbiamo parlato con i medici e se tutto va bene tra un paio di settimane potrai uscire di qui.»

«E dove andrò?»

«Verrai da noi, ovvio. Marta ha bisogno di te, tutti abbiamo bisogno di te.» Concluse la madre. «Verrai seguito da una psicologa. L’ho già trovata e per quanto mi riguarda è molto qualificata. Si è già occupata di case simili al tuo perciò noi ci fidiamo di lei.»

«Bene, sono felice di uscire da qui».

I genitori di Gabriele rimasero un altro poco con il figlio e poi se ne andarono, lasciandolo nuovamente solo.

Il giorno seguente Gabriele si svegliò presto. Decise di fare una corsa nel giardino della struttura e allenarsi un po’ con i pesi nella palestra. In seguito fece colazione, compilò il diario e si recò alla seduta di terapia. Le prime volte era stato difficile per lui aprirsi con il resto del gruppo. Aveva paura di ammettere a se stesso prima che agli altri ciò che aveva fatto e ciò che era diventato, ovvero un tossicodipendente. La prima volta che aveva fatto uso di droghe era stato a 14 anni. Aveva amici più grandi e si era fatto convincere a provare. Poi aveva iniziato a fumare, prima semplici sigarette e poi roba sempre più pesante. Alla fine era arrivato a fare uso settimanale di cocaina. Il giorno della festa di Sofia però, aveva superato la sua soglia limite ed era stato sopraffatto dall’abuso di droghe. Lui aveva qualche frammento di ricordo del tempo trascorso in coma. Si dice che le persone in coma, in un qualche modo vedono e sentono lo stesso ciò che accade intorno a loro e così era stato anche per Gabriele. Quando si era risvegliato automaticamente era scoppiato in un pianto a singhiozzi, si era accollato alla madre e per un attimo aveva incrociato lo sguardo del padre.

«Gabriele tu cosa ci racconti oggi?» Chiese la terapista.

«Niente di particolare in realtà. Ho saputo che tra dodici giorni esatti sarò fuori di qui, perciò ho deciso che in queste due settimane scarse che mi restano penserò a come affronterò la vita reale una volta uscito. Prima di tutto voglio riprendere la scuola da dove l’ho lasciata. Facevo il liceo, ma in terza ho mollato tutto a un passo dalla bocciatura. Non importa se ho perso un anno, quel che conta è terminare gli studi e chissà magari buttarmi nel mondo universitario. Poi voglio iniziare a insegnare vela ai bambini. Questa occupazione la lascerei al periodo estivo. Vivo in un paese che dista davvero poco dal mare e ogni estate mio nonno mi portava o a pescare o in barca a vela con lui.»

«Ti senti a tuo agio quando ti trovi in mare?»

«Sì, penso che il mare sia la mia casa e lo conosco come fosse casa mia.»

«Questa è una bellissima cosa, Gabriele. Poi cos’altro vorresti fare una volta fuori da qui?»

«Recuperare gli amici persi. Purtroppo mi ero creato una cerchia di falsi amici, dato che quando sono finito qui nessuno è venuto a trovarmi. Vorrei anche mettere da parte dei soldi per fare un regalo ai miei genitori e alla mia sorellina Marta.»

«Questo sì che è un bel progetto. Facciamo tutti un applauso a Gabriele per il suo spirito intraprendente e perché anche lui ce l’ha fatta». Tutti applaudirono.

Le due settimane passarono in fretta. Gabriele si dedicò a diverse attività all’interno della struttura, continuò a frequentare le sedute di gruppo con la terapista e a progettare la sua vita una volta uscito di lì. Aveva chiesto a sua madre di contattare un’altra scuola dello stesso indirizzo del liceo precedente, ovvero Scientifico e di provare a vedere se riuscivano ad inserirlo a settembre al terzo anno. La scuola non era molto vicino casa, ma Gabriele aveva il motorino e quindi sarebbe riuscito a spostarsi facilmente. La scuola però avrebbe dovuto aspettare. Era ancora giugno, ma Gabriele non aveva la più pallida idea di come avrebbe trascorso l’estate. L’anno prima, lui e la sua sorellina erano stati dai nonni al mare, ma era stufo di trascorrere le vacanze sempre nello stesso posto. Mentre era assorto nei suoi pensieri, bussarono alla porta della sua stanza:

«Avanti» disse lui.

Era Simone, il suo migliore amico. Non era la prima volta che veniva a trovarlo. In quei mesi, oltre che i suoi genitori, lui era stato la sua unica compagnia. Si conoscevano fin dai tempi delle elementari ed erano sempre andati d’accordo. Vivevano poco lontano l’uno dall’latro, quindi era solito tutti i pomeriggi che si vedessero per giocare o studiare insieme.

«Come stai Gab? Ho saputo che domani uscirai di qui.»

«Già, la tortura è finita» disse Gabriele scherzando.

«Io, davvero, invidio il tuo coraggio. Non tutti si sarebbero risollevati così in fretta. E poi mi sento così in colpa»

«E perché?» chiese Gabriele all’amico.

«Perché quella sera alla festa io ero lì con te. Purtroppo non ero abbastanza lucido da impedirti di rovinarti con quella roba. Ma da quando tu sei stato male, io ho chiuso».

«Nei mesi passati qui dentro ho capito che il nostro bisogno di bere e drogarci nasceva da un bisogno molto più profondo, o quantomeno questo vale per me. Non mi sentivo accettato, avevo bisogno di dimostrare a chissà chi che ero in grado di resistere a roba potente, che ero un figo, come si ama dire»

«Hai ragione, penso che anch’io lo facevo per lo stesso tuo bisogno», dopo una pausa: «Comunque sono venuto qui per chiederti una cosa. I tuoi genitori già lo sanno e sono d’accordo perché si fidano di mia madre. Ti andrebbe di trascorrere l’intera estate con me?»

«Ma scherzi? Sarebbe fantastico!» esclamò Gabriele.

«Noi partiamo domani, quindi hai giusto il tempo per preparare la valigia. Devi sapere che nel posto in cui vado io in vacanza ci si diverte dalla mattina alla sera. È una sorta di villaggio ed è pieno di attività interessanti, compresa la vela»

«Davvero? Be’ allora credo che ci divertiremo»

«Puoi dirlo forte!»

Che fosse giorno o notte, Poco cambiava. Quando eravamo…

Che fosse giorno o notte, Poco cambiava. Quando eravamo insieme, Il rumore delle voci del mondo S’abbassava, Quasi non ricordo più i rumori della città Che erano intorno a Noi. Ricordo il tepore dei nostri sguardi, Il calore dei tuoi baci appassionati, Ricordo le strette dei nostri abbracci, Dove ci rifugiavamo, Dove restavamo in silenzio, […]

Che fosse giorno o notte, Poco cambiava. Quando eravamo…

Stamattina mi sono imbattuta in queste bellissime parole dell’articolo di @ https://giuseppelamura.wordpress.com/2021/10/16/27033/

Sono riuscita a percepire la presenza di un ricordo nella mia testa. Quando si ha la persona che si ama accanto, tutto intorno a noi smette di girare. Ci sei tu e l’altra persona, senti il suo battito, il suo respiro, ti costruisci nella tua testa giganteschi castelli di sabbia, ti fai trasportare in un mondo solo tuo e suo, per il quale solo voi due avete le chiavi di accesso. Il tempo non ha più regole, un’ora diventa un minuto e non c’è tempo che vi basti, ne volete sempre e sempre di più, perché ormai siete una cosa sola, il segreto delle vostre anime è scolpito nei vostri cuori. Ma adesso che siete lontani potete solamente viaggiare con la mente allo stesso ricordo di voi due insieme. Vi aspetterete e quando vi rivedrete, la magia tornerà a suonare per voi, una melodia ancora nuova e il vostro amore potrà crescere sempre di più, perché vi amate e il legame che vi unisce non vi separa.

Buon inzio settimana a tutti,

Laura♡

P.s. ho notato che i like stanno aumentando di articolo in articolo. Sono davvero felice! Grazie di cuore 🤍

In memoria di Lucinda Riley

Buongiorno a tutti lettori,

Questa mattina voglio parlarvi di una persona speciale, che è entrata nella mia vita cinque anni fa e che se n’è andata il giugno scorso, lasciando dietro di sé una tristezza infinita per tutti i suoi familiari e lettori. Sto parlando di Lucinda Riley. Chi mi conosce saprà che qui sul blog io ed Elena di https://elenaelaura.home.blog/ siamo sempre state sue grandissime fan. Voi non immaginate come mi sono sentita nel leggere la notizia della sua morte. Era malata ma i suoi lettori non lo sapevano. Prima è arrivata la tristezza per questa straordinaria donna che nella vita ha regalato milioni di sorrisi con le sue meravigliose storie, piene di intrecci, amore e tuffi nel passato. In secondo luogo ho provato una fitta dolorosa al petto capendo che d’ora in avanti non sarei più potuta andare in libreria a comprare un suo nuovo romanzo. Per fortuna non sono una divoratrice di libri dello stesso autore tutti in una volta. Me ne sono conservati un po’ di suoi, tipo cinque, che penso leggerò uno alla volta in questi mesi. È anche vero che il figlio di Lucinda ha deciso di prendere il testimone della madre e completare alcune sue bozze di romanzi, tra cui l’ultimo libro della saga de Le Sette sorelle, che uscirà nella primavera del 2023.

Ho scoperto Lucinda con il suo romanzo L’angelo MarchMont Hall nel 2016 e da allora non ho smesso di leggere pagine e pagine dei suoi scritti. Ha sempre avuto uno stile scorrevole ed interessante. Con lei, non puoi fare a meno di rimanere ore incollata al libro, è impossibile. Poi ho scoperto la saga de Le sette sorelle, allora erano stati pubblicati solo i primi tre volumi, quelli di Maia, Ally e Star, e ogni anno ho aspettato per leggere la storia della prossima sorella. Mi manca ancora la Sorella perduta perché mi sono sempre detta che ogni libro di Lucinda merita il suo spazio, perciò leggerli tutti troppo in fretta avrebbe sminuito la loro bellezza.

Concludo questo articolo dicendo che per me Lucinda è e sarà per sempre la mia musa ispiratrice, che ho capito che il mio genere di romanzi preferiti è quello in stile Lucinda e che mai nessuno scrittore riuscirà a colmare il vuoto che lei, volando in cielo tra le Pleiadi, ha lasciato nel mondo della scrittura.

Buon fine settimana a tutti,

Laura♡

https://www.justgiving.com/fundraising/lucinda-riley?utm_source=Sharethis&utm_medium=fundraising&utm_content=lucinda-riley&utm_campaign=pfp-email&utm_term=35cc1432036245efb656b40ac8f49c22

https://instagram.com/lucindarileybooks?utm_medium=copy_link

https://instagram.com/lucindarileyitalia?utm_medium=copy_link

Sono felice?

Sono felice? Beh sì, perché non dovrei? Lo sono davvero o lo dico solo per convincere me stessa? Desidero sempre un futuro migliore del presente, ma questo non vuol dire che i miei giorni siano contagiati da un pizzico di felicità. Ecco forse un pizzico, che poi troppa dà la nausea. Negli ultimi mesi ho vissuto tantissime esperienze e sono stata invasa da un turbinio di emozioni, amicizie, paure, amore (quello vero), sogni, incertezze ma anche certezze. Ho capito che i piani B possono diventare dei piani A, anzi A+, e che non sempre una delusione è un segno di fallimento, quanto più di una nuova rinascita e di un capitolo nuovo della propria vita, ancor più bello perché inaspettato. So che questa piattaforma non è proprio il luogo adatto per parlare della propria vita privata, ma io mi sento di confidarmi anche il mio più nascosto segreto. Sento che le pareti di questi schermi non sono poi così spesse, che in qualche modo io possa ritornare a sentirmi a casa qui dentro. Negli scorsi giorni ho riletto moltissimi vostri commenti ai miei post degli scorsi mesi e mi si è riempito il cuore di gioia nel farlo. Nutro grandi speranze per il mio futuro su WordPress. L’altro giorno leggevo al mio ragazzo un vecchio articolo che ho scritto, ‘Navigando’ e mi ha detto queste parole: “Cavolo, tu sembri così fragile a tratti, ma in realtà dentro hai una forza incredibile. Quando ti sentivi sola e abbandonata a te stessa ritrovavi la forza versando fiumi di parole sul blog.” E questo devo confessare che è vero. Il blog, il vostro affetto, in certi momenti della mia vita mi ha salvato.

Cosa mi preserva il futuro, questo non lo posso sapere, ed è qui che sta il bello. Amo l’idea che il mio destino sia scritto con un inchiostro trasparente non visibile dai miei occhi, ma che comunque può essere modificato ogni istante. Io sono determinata. Voglio proseguire il mio cammino a testa alta, senza farmi abbattere o demoralizzare quando sembra andare tutto storto. Mi sento forte e fragile allo stesso tempo, ma forse è proprio questo a rendermi coraggiosa come un leone, a non farmi spaventare dal futuro, a voler vivere la vita intensamente come non ho mai fatto prima.

Penso che il mondo aspetti il mio grido di battaglia, aspetti quella me che affronta ogni ostacolo senza paura, con orgoglio e determinazione. Che raggiunge i suoi obiettivi e con mille speranze realizza i propri sogni.

Forse non sono totalmente felice, in fondo non lo si è mai, ma posso dire di essere sulla strada giusta verso la felicità.

Laura♡

Dubitare ~ un bene o un male?

Immagine di Veronica Bertoncelli

Blogger, ho bisogno di un consiglio!! Quando vi vengono dei dubbi, ad esempio in una relazione ancora all’inizio, che ne so, un paio di mesi, ecco, questi dubbi sono normali, vero? Dubitare dell’altra persona significa non aver fiducia? O semplicemente significa tenerci e voler avere bene in chiaro le intenzioni che si hanno, sia da una parte che dall’altra? È normale chiedersi se la si ama, se è davvero questo quello che si vuole? Non bisogna farsene una colpa vero?

Per favore, esprimete il vostro parere!

Laura♡

La ragazza della neve, di Pam Jenoff

Buongiorno lettori,

Eccomi tornata con una nuova recensione. Si tratta de La ragazza della neve di Pam Jenoff. Non conosco la scrittrice, ma ho comprato questo libro uno perché era in offerta e due perché mi ha attirato la copertina. Una ragazza voltata di spalle con un cappotto blu e una valigetta marrone in mano e un ombrello rosso. In più lei è immersa in un paesaggio innevato vicino ai vagoni di un treno nazista.

Riporto qui la trama:

🎪♡~ ha sedici anni ed è stata cacciata di casa quando i genitori hanno scoperto che è rimasta incinta dopo una notte passata con un soldato nazista. Rifugiatasi in una struttura per ragazze madri, viene però costretta a rinunciare al figlio appena nato. Sola e senza mezzi trova ospitalità in una piccola stazione ferroviaria, dove lavora come inserviente per guadagnarsi da vivere. Un giorno Noa scopre un carro merci dove sono stipate decine di bambini ebrei destinati a un campo di concentramento e non può fare a meno di ricordare suo figlio. È un attimo che cambierà il corso della sua vita: senza pensare alle conseguenze di quel gesto, prende uno dei neonati e fugge nella notte fredda. Dopo ore di cammino in mezzo ai boschi Noa e il piccolo, stremati, vengono accolti in un circo tedesco, ma potranno rimanere a una condizione: Noa dovrà imparare a volteggiare sul trapezio, sotto la guida della misteriosa Astrid. In alto, sopra la folla, Noa e Astrid dovranno imparare a fidarsi l’una dell’altra, a costo della loro stessa vita.~ ♡🎪

Il romanzo si basa sulla storia parallela di Noa, una ragazza sedicenne, e Astrid una donna di quasi quarant’anni. Entrambe lavorano al circo di Herr Neuhoff. Noa in realtà non è nata nel circo ma si trova costretta a trovare, prima che un lavoro, una protezione sia per lei che per Theo, quello che dice essere suo fratello. Tutti in quel circo hanno dei segreti, Noa, Astrid, il direttore e Peter, il ragazzo di Astrid, che nel circo interpreta il ruolo del clown.

Anche se di età differenti, Noa e Astrid sono molto simili e entrambe hanno sofferto moltissimo prima di entrare nel circo di Herr Neuhoff. Entrambe inoltre sono molto determinate e combattono fino all’ultimo per ciò in cui credono.

Ho assaporato pagina dopo pagina molto lentamente devo dire. Questo non perché il romanzo non scorra, ma perché ho preferito così. Da un lato ero troppo presa dell’università e dall’altra avevo poco tempo per leggere.

All’inizio non amavo molto il personaggio di Astrid e al contrario adoravo quello di Noa, forse perché avendo lei pochi anni in meno di me mi sono presa a cuore la sua storia e mi sono immedesimata in lei. Devo dire che però alla fine ho apprezzato il comportamento di entrambe e soprattutto il legame che si è creato poco alla volta tra le due. Prima è Astrid a proteggere Noa e poi quest’ultima a farlo.

Consiglio questo romanzo un po’ a tutti, non solo per la trama e lo stile della scrittrice, ma anche perché questo libro fa capire come si viveva ai tempi della guerra sotto la dittatura nazista e come ebrei e soprattutto il legame tra questi ultimi e tedeschi fosse proibito e le conseguenze che sarebbero potuto derivare da ciò.

Laura♡

Un piccolo aiuto!

Ciao ragazzi

Avrei bisogno di voi, sì proprio voi che nonostante tutto, nonostante le mie lunghe assenze, ancora mi leggete. Non arrivo a più di 10 like a post e questo mi rammarica molto visto che una volta arrivavo a 50 in poco tempo. So qual è la ragione, ma purtroppo penso che tutti voi abbiate avuto dei momenti di inattività sul blog. E come avete fatto a recuperare il tempo perso? Se avete dei consigli fatemi sapere.

Adesso mi trovo in stazione e sto aspettando il treno per Varese. Scendo a Milano Porta Venezia e da lì prendi un tram che mi porta direttamente davanti all’università. Qui le cose procedono proprio bene. Sto consolidando alcune amicizie. Riesco a rimanere al passo con le lezioni (non le rimando mai quelle registrate perché so che così facendo ne accumulerei troppe). Qualcuno di voi è bravo in informatica con il linguaggio C? Sto iniziando a programmare ma faccio ancora molta fatica.

Il treno è arrivato, quindi vi mando un grande bacio e vi prometto che mi farò risentire presto.

Un bacio,

Laura♡

Il sapore di un bacio

Da Rete8

Mi accarezzi delicatamente

Ti rispondo stringendoti la mano

Mi cullo tra le tue braccia

Il tuo cuore sempre meno lontano

Inizi a fare piccoli movimenti

Io tremo di paura

Paura di me stessa

Paura della verità

Tu rinunci e io piango

Ma poi sotto le stelle dopo cinque soli

Mi sfiori le labbra e così e così…

Una magia travolgente

Quella che mi pizzica il cuore e mi preme la mente

La mia vita con te durerebbe per sempre.

♡~G~♡

La mia prima settimana in Uni

Buongiorno miei lettori,

E come poteva andare la mia prima settimana di università se non stupendamente mangnificamente bene!😊

Vi giuro, ho conosciuto fin da subito tantissime persone e stretto amicizia, anzi sono stata eletta quella che pensa a “raccattare gente”🤣. Sí lo so, sono fin troppo socievole e a volte mi creo troppi fini. Però è stato bellissimo. La cosa che però più mi ha emozionata è stata sentire tutta l’Italia suonare i dialetti delle singole regioni. Bellissimo!!!

Per ora come materie ho chimica, geometria (ma il prof. è in Francia😅), informatica e analisi 1. Tutto davvero interessante eccetto per chimica che stanno insegnando proprio le basi elementari.

Vi dico soltanto che il primo giorno siamo finiti in dieci a casa di Pietro, un ragazzo fantastico con cui ho legato subito senza problemi e a cui voglio un mondo di bene.

Vi lascio in fondo uno spazio per esprimervi in merito ai vostri interessi su questa pagina. Cosa vi piacerebbe vedere pubblicato? Fatevi avanti, aspetto vostri consigli!!

Laura💗

La storia di Gabriele

Buon pomeriggio a tutti i miei lettori. Alla fine non mi sono fatta più sentire perché non avevo molto da dire. Era l’ultimo mese di vacanza, tra lezioni alpha test e studio del manuale di medicina, non mi sono dedicata molto alle mie passioni. Ho vissuto bellissime esperienze che però fanno parte della mia vita privata e per questo motivo non ne parlerò in questo o nei prossimi articoli. Posso solo dirvi che sono davvero felice. Mi sento molto rilassata e riposata e sono carica per iniziare l’università. Comincerò il 13 i corsi di Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio e poi se avrò passato il test di medicina, interromperò la frequentazione di ingegneria per spostarmi nell’area medica. Sono stata in Sicilia per più di un mese. Mi sono divertita tantissimo con la mia compagnia e ho conosciuto persone nuove.

Quello di cui volevo parlarvi in questo articolo però c’entra con la mia passione per la scrittura. Ho inziato un nuovo romanzo. Mi dispiace ogni volta inziare nuove storie senza concluderne nessuna. Mi sono ripromessa di mettere a posto L’Isola di Smeraldo e L’ombra del futuro e lo farò, ma non ora.

Vi interessa sapere di cosa parla il mio nuovo romanzo? Questa volta il protagonista è un ragazzo diciassettenne di nome Gabriele. Lui è stato ricoverato dopo essere finito in coma etilico per un eccesso di sostanze stupefacenti, in modo particolare cocaina. Era dipendente da tempo, ma i genitori non si erano accorti di nulla. Dopo il periodo di recupero, aiutato da vari terapisti, Gabriele ne esce rinato tanto che decide di riprendere il liceo e accetta di trascorrere l’estate con il suo migliore amico Simone. In pratica il romanzo si focalizza sull’estate, che rappresenta un percorso di maturazione e crescita personale per Gabriele, nonché l’occasione giusta per innamorarsi per la prima volta. Molti dettagli, tra cui il nome del protagonista non sono stati scelti a caso, ma sono frutto della mia ultima esperienza estiva, che mi ha regalato molte fonti di ispirazione. Per la prima volta credo di essere in grado di descrivere fino in fondo un’amicizia o una storia d’amore.

Vi terrò aggiornati man mano che procedo con la scrittura.

Per ora vi saluto e vi auguro una buona giornata!

Laura♡

Rieccomi

Ciao a tutti lettori!

Lo ammetto, sono stata via per troppo tempo, ma so anche che era necessario. Stavo perdendo me stessa in un periodo della mia vita così difficile e imprevedibile: la Maturità, la patente, i test di ingresso in più facoltà, la DAD, gli esami di danza… Insomma, non avevo molto tempo da dedicare al blog.

Ora sono tornata e desidero rimanere in contatto con voi per un bel po’. Sento dentro di me un viscerale bisogno di comprensione, approvazione e affetto virtuale.

Per ora non vi dico altro, ma ho in mente tanti piccoli progetti e cambiamenti per arricchire e rilanciare la mia pagina. Il nome rimarrà sempre lo stesso, Dove una poesia può arrivare, ma i temi di cui tratterà interesseranno soprattutto la medicina e l’astronomia, nonché la Sicilia.

Cosa vi è mancato più di me? (Se vi è mancato qualcosa)

Laura ♡

Buon dantedì

Buongiorno a tutti e buon dantedì.

Quest’anno si celebrano i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri e oggi è il dantedì, ovvero il giorno scelto per celebrare questo immenso e amatissimo poeta, che non cessa mai di essere attuale e di appassionare i giovani lettori tra i banchi di scuola.

Io personalmente ho una lunga lista di “grandi” della storia che mi piace ricordare. Tra questi, in prima fila, c’è sicuramente Dante.

Voi avete un canto o una cantica preferita?

Proprio questa mattina abbiamo concluso l’immenso viaggio analizzando l’ultimo canto del Paradiso.

Sapete perché il dantedì si celebra proprio il 25 marzo?

Il viaggio di Dante, a partire dall’Inferno, avviene nella primavera del 1300 e, ricostruendo la vicenda con piccoli indizi che lo stesso Dante ci da, scopriamo che il giorno in cui Dante inizia questo lungo viaggio è il venerdì Santo, che in quell’anno cadeva proprio il 25 marzo. Lo sapevate?

Vi lascio alla lettura di Benigni, un altro artista che merita di essere ricordato per sempre!

Laura

La danza, di Matisse

La danza di Matisse, 1910, Russia, San Pietroburgo

Avete in mente il dipinto espressionista di Matisse, La danza primitiva di cinque figure anonime che si intrecciano in un movimento sinuoso e armonioso sulla terra verde e sotto un cielo blu acceso?

Quali sono le emozioni che provate di fronte a questa semplicità espressiva e pittorica?

Gioia, spensieratezza e vitalità, sono queste le sensazioni che sono nate nella mia testa guardandolo a prima vista.

Qui si può fare un confronto con la Die Bruke di Kirchner e con l’Urlo di Much.

Io, personalmente, preferisco l’espressionismo francese per la semplicità e la pacatezza dei colori. La danza mi spinge quasi a tuffarmi nel dipinto e unirmi a questa danza. Invece, ne LUrlo, non riesco a fissare l’opera per più di qualche secondo, non perché non riconosca il talento dell’artista, ma perché l’angoscia e il mal di vivere, la pennellata e l’uso dei colori mi incutono un vero e proprio terrore e una paura della vera realtà delle cose e del destino di chi si sente estraniato dalla società.

Io penso che sarei stata ricoverata in un ospedale psichiatrico come Van Gogh se fossi vissuta a cavallo tra la l’Ottocento e il Novecento. Magari sarei stata una delle pazienti di Freud.

Proprio oggi, una visita specialistica da uno psichiatra e non è la prima. Sono dieci anni che vengo seguita da psicologi, psichiatri e neuropsicologi. Ciò non mi fa sentire né strana né sbagliata, o perlomeno non ora, ma anzi giusta e giustificata da questo malessere e stress psicofisico che la situazione che stiamo vivendo ha portato. Penso che tutti abbiano bisogno di essere seguiti, di aprirsi con qualcuno e di comunicare i propri stati d’animo e le proprie angosce interiori.

C’è chi lo fa e chi no e chi non lo fa non è più forte, ma, anzi, si vergogna di ammettere e dichiarare le sue paure.

Vi piacerebbe che parlassi dei miei disturbi in tanti brevik articoli partendo – come ho fatto in questo – da un quadro o da in periodo artistico?

Fatemi sapere nei commenti.

Buon inizio settimana!

Laura

Domenica 21 marzo

Foto dell’autrice, scattata nel viale sotto casa mia

Buona domenica a tutti!

Questa è stata un’altra settimana particolarmente impegnativa ma non per questo pesante. Mi sono concessa molte ore di sonno perse qua e là nell’ultimo periodo e ora mi sento molto più carica per affrontare il vero arrivo della primavera. Tra una settimana inizieranno le tanto attese vacanze di Pasqua. Qui lancio una domanda a tutti: ma anche a voi sembra di saltare da una festività all’altra come se nel mezzo non ci fosse un’intera stagione? Personalmente mi sembra ieri Natale.

Come vi avevo anticipato nello scorso articolo, ho in mente tanti piccoli progetti e, in primis, il blog professionale a pagamento. Molti potrebbero ritenerlo poco utile, ma io sono una persona che si fa consigliare quando riconosce la propria ignoranza in materia e perciò ho deciso di dare ascolto al mio professore di filosofia (penso che più avanti gli dedicherò un intero articolo sul blog).

La settimana che verrà sarà pienissima di studio e di eventi da organizzare. Ci sarà la temutissima interrogazione di storia, domani quella di arte, e poi dovrò organizzare la festa di compleanno di mia mamma (in casa, ma dato che compie 50 anni il dantedì, ovvero il 25 marzo – a proposito lo sapevate vero?) e tantissime altre feste di compleanno e ricorrenze importanti. Per non parlare di quando il 28 maggio dovrò riproporre ai miei genitori il giorno del loro matrimonio di 20 anni fa. Sarà stupendo. Ho passato interi mesi alla ricerca di vecchie fotografie, filmati e tanti tanti ricordi di infanzia. Ora non mi resta che unire tutto questo materiale per creare un collage di vita prezioso e irripetibile.

A presto!

Laura