Pubblicato in: Senza categoria

Città d’argento, di Marco Erba

Cari lettori,

Mi sono presa questi pochi giorni di stop da impegni scolastici, lezioni a distanza e pomeriggi sui libri, per guardare serie TV, leggere libri e coltivare la mia passione per l’astronomia.

Il libro che mi ha tenuta compagnia negli ultimi giorni è Città d’argento, di Marco Erba. Qui potete trovare l’intervista 👇🏻 https://httpdoveunapoesiapuoarrivare.home.blog/2020/11/28/intervista-a-marco-erba/

Città d’argento è la storia di generazioni, è una traccia indelebile del passato sul suolo del presente. È la testimonianza di una crudeltà e un insegnamento a non farsi annebbiare dall’odio. L’odio e l’amore rendono ciechi. Il loro connubio rende felici. L’odio non deve essere fonte di rabbia, tristezza e desiderio di vendetta, ma al contrario deve essere contrastato dall’amore e dal perdono.

《Non odiare mai nessuno, Greta. È il solo modo che hai per restare sempre libera》

La protagonista del romanzo è Greta, una ragazza che frequenta un liceo classico di Milano e che è una campionessa di nuoto. Greta è determinata e volenterosa, è bella, ma le manca una parte di sé, la storia delle sue origini, che il padre Edin le tiene nascosta. Edin ha vissuto gli orrori della guerra in Bosnia, insieme a sua madre Ema e a suo fratello Faris. La guerra gli ha portato via troppe cose e gli ha mostrato a cosa l’odio può portare. Il trauma di quel lontano 1995 lo ha cambiato per sempre. Il passato però non può essere dimenticato e un pianto o una condivisione può solo far bene.

Greta non è mai stata in Bosnia, anche se metà della sua famiglia viene proprio da lì. Ma ben presto, chissà se per destino o per ragione, Greta si ritroverà proprio lì, a Sarajevo, e poi a Srebrenica, la Città d’argento.

Ho assaporato ogni pagina dall’inizio alla fine. In alcuni momenti, quando si trattava di ragazzi, competizioni, Instagram e gelosie, rivedevo in Greta la ragazzina che anch’io sono stata. Il altri momenti, durante i tuffi nel passato, percepivo ogni singolo sussurro di crudeltà, ingiustizia, massacro e guerra, come tanti colpi al petto. Sono rimasta profondamente scossa da una realtà passata di cui ignoravo in parte i dettagli. A scuola la storia si insegna per una ragione, ma non sempre l’obiettivo viene raggiunto. Io credo che la storia a scuola serva anche per riportare in vita un fatto che ha segnato l’umanità per sempre, per immedesimarsi nei suoi protagonisti e capire le vere ragioni che hanno portato a compiere determinate azioni.

Questo libro mi ha spinta ad informarmi ancora di più su quello che è avvenuto in Bosnia negli anni Novanta.

Consiglio la lettura a tutti coloro che amano spendere quelle tre serate in compagnia di un libro semplice, ma allo stesso tempo caldo, emozionante e profondo, nonché carico di insegnamenti.

Grazie a Marco Erba per avermi regalato la storia di Greta, di Edin, di Ema, di Marko, di Goran, di Faris. Grazie perché adesso nel mio cuore ho riservato uno spazio per loro e anche nella mia libreria adesso c’è posto per Città d’argento.

https://www.professorerba.it

https://instagram.com/marcoerba1981?igshid=oghcshqdpqxg

Laura

Pubblicato in: Senza categoria

Caro diario 02/12/2020

Caro diario,

Non so più chi sono, o meglio, non so più chi sono agli occhi degli altri.

Negli ultimi mesi ho meditato molto su me stessa e pensavo di essere arrivata ad un minimo di coerenza fisica e mentale, ma evidentemente mi sbagliavo. Sono rimasta tale e quale a quando da bambina me la prendevo se i miei genitori davano più attenzioni a mio fratello, quando venivo sgridata e per un giorno intero facevo il voto del silenzio, quando prendevo un brutto voto e il mondo mi cadeva addosso, quando per aiutare un’amica ho distrutto la nostra amicizia.

Significa che non ho lavorato bene su me stessa, questo è ovvio, significa anche che però se le cose funzionano quando si tratta di me in relazione con me stessa, non è detto che sia solo colpa mia per il resto.


Per fortuna ho quei due o tre amici che, anche se lontani, so che mi vogliono bene e che mi aspettano e che mi accettano per quella che sono.

Detto ciò, sono stra felice e mi faccio scivolare la cattiveria addosso.
Mi sto concentrando sui miei studi. Studio come una matta dalla mattina alla sera, ma tanto mi piace, perciò lo faccio con serenità.

Negli ultimi mesi ho assistito a due morti improvvise di parenti, la mia famiglia sta soffrendo e sta distruggendo poco a poco una parte di sé. Io non sono mai pronta per affrontare un lutto, ma sto lavorando anche su questo.

A presto,


Laura

Pubblicato in: Senza categoria

Intervista a Marco Erba

Ciao a tutti!

Oggi per un’altra volta non sarò io a parlare, ma lo farà un professore che negli ultimi quattro anni ha girato tutte le scuole d’Italia per parlare dei suoi libri, Fra me e te, Quando mi riconoscerai e Città d’argento.

Ho posto a lui alcune domande e ora vi lascio all’intervista. Mi raccomando pensate all’idea di leggere uno dei suoi libri, sono davvero belli e adatti sia ad un target adolescenti che adulti. Penso che andrebbero letti in comunione con due generazioni diverse.

1. Come mai ad un professore di lettere come lei è venuto in mente di cimentarsi nel mondo della novellistica con romanzi di formazione?

Perché amo il mondo degli adolescenti, la loro energia, i loro sogni. C’è tanta bellezza tra i banchi di scuola, ci sono tante potenzialità che possono sbocciare. Eppure spesso si parla di adolescenza solo in termini problematici e solo quando emerge la devianza. Nei miei romanzi cerco di dire che le fatiche ci sono, il dolore c’è, le ferite possono fare male, ma la speranza è più forte. C’è una scintilla sotto la cenere che resiste a ogni nostra caduta e questo negli adolescenti si vede con grande forza. 

2. Descriva in una sola parola i tre suoi romanzi. È cresciuto anche lei insieme ai suoi personaggi?”

Fra me e te”: entusiasmo. Pubblicare il mio primo romanzo è stata un’esperienza emotivamente travolgente. “Quando mi riconoscerai”: memoria. Perché nel passato possiamo trovare le radici di un futuro migliore. “Città d’argento”: perdono. Il miglior antidoto all’odio e l’unica scelta che ci consente di creare relazioni autentiche. I miei romanzi mi hanno cambiato la vita, perché la scrittura consente di riflettere prima di tutto su se stessi e perché i libri sono ponti per arrivare a persone lontane e sconosciute, per dialogare con mondi altrimenti inaccessibili. 


3. So che il secondo, Quando mi riconoscerai, è particolarmente toccante anche per lei perché è nato dal ritrovamento di vecchi reperti di suo nonno. Mi parli di questa esperienza e di come ha deciso di inserirla nel romanzo.

Avevo un rapporto fortissimo con mio nonno: è lui che mi ha insegnato a camminare ed è lui che mi ha trasmesso la passione per le storie. Aveva una incredibile curiosità su tutto. Era un uomo forte e c’era sempre. Poi un giorno l’ho visto piangere davanti a un fascio di lettere: erano quelle che suo fratello, disperso in Russia durante la seconda guerra mondiale, aveva scritto alla famiglia prima di morire. L’idea di “Quando mi riconoscerai” è nata da lì. Ma anche dallo sguardo sulla vita di mio nonno, sempre positivo, fino alla fine. Le ultime parole che mi ha detto prima di andarsene sono state: “Guarda che bella giornata di sole”. 


4. Cosa prova a girare tutta Italia e ad essere diventato famoso nel giro di pochi anni?

Non posso definirmi uno scrittore famoso e non sono un bestsellerista. E anche se scrivo con case editrici molto importanti, non amo definirmi uno scrittore, ma un prof di lettere che scrive storie. Per me l’insegnamento viene prima di tutto. Girare l’Italia è molto arricchente: mi porto dentro l’incontro con le persone, il confronto, la discussione, le relazioni che si creano. Alcune durano anche a lungo.


5. Qual è lo scopo di ciò che fa?Regalare bellezza, speranza, positività. Fare alzare lo sguardo. Suscitare domande. Provare a far riflettere sul fatto che siamo tutti in relazione tra noi; che ogni gesto, anche il più semplice, può distruggere o costruire. Ci provo a scuola tutti i giorni, ci provo coi miei libri. Tante volte è dura, ma a qualche volta, almeno spero, ci riesco. 


6. Ha in mente una prossima pubblicazione?

Nel 2020, alla faccia del Covid, sono usciti quattro miei libri. “Il segreto della Spada Rubina” (Ancora) è una favola per bambini e ragazzi. “Ci baciamo a settembre” (Rizzoli) è una raccolta di racconti di studenti dalla prima media alla quinta superiore durante il lockdown di primavera. “Insegnare non basta” (Rizzoli) è una lettera aperta sulla scuola a una mia ex allieva ora prof di Lettere. “Città d’argento” (Rizzoli), uscito lo scorso 3 novembre, è il mio nuovo romanzo, nonché il libro più importante della mia vita. Sono stati due anni di lavoro intensissimo, ora mi prendo qualche mese di riposo. Ma naturalmente ho in testa diverse idee: si vedrà poi quali prenderanno una forma più definita.  

7. I suoi interventi in materia dantesca sono stati seguiti in diretta o streaming da tantissimi studenti. Ne è consapevole?

Quando si parla on line non si ha mai la chiara percezione di chi ci sia oltre lo schermo. Ho avuto diversi riscontri positivi, ma quando mi dici mi fa molto piacere. Mettersi al servizio dei grandissimi del passato per farli parlare al nostro presente è un’esperienza stupenda e un onore. E credo che sia anche il fondamento della professione di noi docenti di Lettere. 


8. In che modo pensa di proseguire le sue conferenze nella modalità a distanza?

Mi mancano immensamente gli incontri in presenza e non vedo l’ora di ricominciare a farli. Però vedo anche tante realtà e tante scuole che stanno lottando eroicamente e ricevo molti inviti. Il vantaggio è che in un attimo si può essere collegati con qualcuno dall’altra parte dell’Italia. Questo è un tempo faticoso, ma lamentarsi è inutile perché non possiamo scegliere il tempo che ci tocca: possiamo solo mettercela tutta e dare del nostro meglio. 


9. Quanto ci vuole all’incirca per la stesura correzione ecc di un romanzo?Quando inizio a scrivere generalmente ho già tutte le idee in testa e mi do un tempo di scrittura quotidiano. Per questo la prima stesura non dura molto: qualche mese. Poi però un romanzo va sempre riscritto, revisionato, cambiato, limato, migliorato. Il lavoro più duro inizia dopo la prima stesura e quel lavoro dura altrettanto, se non di più. 


10. L’ultima domanda è personale: da quanto aveva in programma di diventare scrittore e come si è sentito nel concretizzare questo sogno?

Ho sognato di scrivere fin dalle elementari, ma prima di pubblicare con Rizzoli sono passato attraverso almeno due romanzi mai usciti e che, ora mi rendo conto, non erano all’altezza. Ogni successo è frutto di molti errori: ho ricevuto molti rifiuti, sono stato ignorato, mi sono molto abbattuto. Ma, soprattutto grazie a mia moglie Cecilia, non mi sono mai arreso. Per riuscire a pubblicare devi sapere scrivere, ma devi anche avere fortuna e trovare qualcuno che crede in te. Per me è stata Stefania Di Mella, una bravissima editor di Rizzoli e traduttrice. Se sono uno scrittore, lo devo in gran parte a lei. 

11. Infine parli brevemente del suo ultimo successo Città d’argento.

Non trovo parole migliori di quelle che io e Stefania abbiamo scritto insieme. Credo sia una presentazione molto accattivante e spero che lo sia anche il libro. Io ci ho messo tutto me stesso. Ecco qui. “A Srebrenica, nel 1995, viene scritta una delle pagine più nere della storia europea degli ultimi settant’anni. Ma Greta non ne sa quasi nulla: lei, nata a Milano, è concentrata sulla scuola e sulla sua passione, il nuoto. Non è mai stata in Bosnia, anche se metà della sua famiglia viene da lì. Non sa nulla dell’infanzia di suo padre Edin, delle intere giornate che ha passato, lui Musulmano, a giocare nei boschi con Goran, l’inseparabile amico serbo. Dal passato, però, non si può fuggire, e così Greta si ritrova a scavare nella storia della sua famiglia, tornando laggiù dove tutto è cominciato. Dall’autore di Fra me e te, un romanzo che ci riporta a vicende dei Balcani di ieri e che ci insegna tanto anche sull’oggi, mettendoci in guardia dal fatto che la paura (in questo caso del diverso per religione) può diventare odio e persino guerra. E che ci restituisce con tocco lieve e potente insieme un ritratto di ragazzi stupendi, capaci di ripartire, di sognare un futuro diverso, oltre ogni frontiera e distanza.”     

Ringrazio personalmente Marco Erba e vi invito a seguirlo sia su Instagram https://instagram.com/marcoerba1981?igshid=84akwcill0la che su Facebook

Pubblicato in: Senza categoria

“Il segreto degli alberi” – copertina e quarta di copertina

Buongiorno amici! Vi presentiamo la copertina candidata e la quarta di copertina del nostro romanzo! Speriamo troviate la trama interessante e se aveste qualche consiglio da darci, non esitate a scrivercelo nei commenti! La data di pubblicazione vi verrà comunicata non appena la decideremo…😂 (probabilmente a fine mese). •°℘∝••°Trama °•∝℘•°• Inghilterra 1948. Sulle verdi colline […]

“Il segreto degli alberi” – copertina e quarta di copertina

Non vi azzardare a non sostenerle in questo momento importantissimo della loro vita e soprattutto comprate il loro libro.

♡~Elena e Laura, due personalità complesse e opposte ma che come due sorelle si fondono in un connubio talentuoso e che emana la luce di una supernova~♡

Brave ragazze!

Dia 43

Pubblicato in: Senza categoria

Ti sento…, il potere delle gemme poetiche di Ylenia

La tua anima un mondo infinito di stelle
rubate al cielo
Che contiene l'essenza profonda
Di un immenso abisso dove annegano
Ammaliati i miei sentimenti.

Un sospiro accarezza le labbra
E le parole vengono rubate dal vento
Vaganti onde che risuonano nell'inconscio.

Ti sento nelle pieghe dell'anima
Che brucia come una fiamma danzante
Nel buio avvolgente
Dove sento miei i tuoi silenzi.

Accanto a te non esiste la paura
Tutto è un sogno vivido impresso
Nelle molecole dell'universo.
Quando la tua luce arriva fino a me
È un raggio che colpisce al cuore
Ed incanta sinuosamente.

I miei sentimenti si adagiano velati
Sul pensiero di te al ritmo del respiro
Intriso di ondeggiante malinconia
Che risuona fra gli spazi d'una sensazione
subconscia quando non ci sei.

Ti sento
Nel lento scorrere dell'esistenza
mista al sogno
Sensazioni che vibrano melodiose
Come le corde di un sublime violino
Appassionata sinfonia
Che conivolge mente ed Anima
Quando sei con me.

Ti sento...

Ylenia Ely ♥️

Sguardo d’anima. Dipinto digitale creato con Ibis Paint X. La tua anima un mondo infinito di stelle rubate al cielo Che contiene l’essenza profonda Di un immenso abisso dove annegano Ammaliati i miei sentimenti. Un sospiro accarezza le labbra E le parole vengono rubate dal vento Vaganti onde che risuonano nell’inconscio. Ti sento nelle pieghe […]

Ti sento…

♡~Buongiorno lettori~♡

Oggi voglio usare le parole di una mia amica, oltre che amata blogger, che tutti conoscete. Si tratta di Ylenia del blog l’arte dell’anima.

Non mi soffermerò tanto sul suo talento, di cui andrei a distruggere l’immensa verità, nel tentativo di esprimere un elogio, ma compirò una vera e propria analisi del testo.

L’anima è un grande abisso, è l’universo delle emozioni, dei sentimenti ed è il luogo in cui ci tuffiamo quando incontriamo ostacoli, proviamo amori o rinunciamo alle nostre paure.

La prima strofa suona subito come un’inno all’eterna infinità dell’anima e diviene inevitabile il confronto con la piccolezza del corpo. Ricordiamo però che il corpo è la casa dell’anima quando sosta sulla terra. Di qui mi vengono in mente le parole di Seneca nelle Naturales Quaestiones, nelle quali descrive l’anima, come quella parte del principio vitale che governa la natura, il logos (o pneuma, anima mundi o ancora deus) e per il quale lanima deve cercare di tendere sempre verso l’alto, verso una perfezione sempre più nobile e meritevole di raggiungere le coelestia.

La seconda strofa si potrebbe riassumere con le tre parole sospiro, vento e inconscio. Il vento regala schiaffi e ruba silenzi, devia la nave del proprio futuro e spinge nell’ignoto, ride in faccia quando si va controcorrente, agevola quando si prende il suo stesso binario.

Il tema è ripreso e reso più caldo nella strofa successiva. L’immagine predominante è il calore rosso della fiamma dell’amore incessante che nemmeno l’animo può placare. La sua danza però è armoniosa e perpetua nella sua bellezza.

Dall’interno si passa all’esterno. Dal fulcro del discorso che è l’anima qualcosa di potentissimo una luce accecante scioglie la maschera all’animo. Ogni paura scompare perché non ci sarebbe più il motivo di temere l’ignoto. La legge della natura appartiene all’animo che ora si trova in compagnia della sua metà. E si gode l’attimo che fugge e che sfugge dal presente per tuffarsi nel futuro e diventare passato il prima possibile.

La danza si conclude nell’ultima strofa, anche se in realtà l’animo danza dentro gli uomini perennemente. Il ritmo lo scandisce il cuore, i passi la mente, ma l’animo agisce soprattutto con l’istinto, quel potere potentissimo che non chiede spiegazioni.

Questa poesia è un riecheggiare e alternarsi di parole cristallizzate, immortali come le pennellate di colore su una tela, come le forme sinusoidali di un nudo in marmo bianco.

L’animo in tormento aumenta le paure, l’animo si placa solo quando annega nel rosso dell’amore, l’illusione delle illusioni che rende ciechi gli occhi e attiva i sentimenti.

La cosa che mi stupisce di più è come non sia necessario inserire rime perché ogni parola fa rima con se stessa e è in stretta relazione con tutte le altre della lirica.

La lettura è così fluida che il dipinto già intravisto nell’immagine posta in copertina dall’artista prende forma anche nella tua mente. Invece del bianco e nero si aggiungono il blu tristezza, il rosso passione e sentimento e il verde speranza, nonché tutte le sfumature di colore che hanno sede nell’anima, di cui è regina il bianco, rappresentante del disco cromatico di Chevreul.

Ylenia, mi scuso se non ho reso giustizia al tuo scritto, io ci ho messo il cuore in questa analisi e ho fatto il testo mio.

Se ti piace l’idea farò così con tutte le tue poesie e le tue opere d’arte.

Ciao,

Commentate il più possibile, @Yle ha bisogno di voi e soprattutto si merita il primo posto sul gradino più alto del podio.

♡~Dia 43~

Pubblicato in: Senza categoria

Cicatrici

Monet e la delicatezza della luce in un attimo fugace
Claude Monet, Impressione, sole nascente, 1872, olio su tela, 48 cm x 63 cm, Musée Marmottan Monet

Tutti noi siamo pieni di cicatrici.

Tutti noi abbiamo delle ferite che ancora non sono state rimarginate.

Tutti noi viviamo nel timore di cadere di nuovo .

Le cicatrici suscitano

ricordi,

emozioni,

sofferenze.

Ognuno ha le sue e, in un modo o nell’altro, questi segni indelebili, quasi invisibili a distanza di tempo, sono il marchio della nostra vita, sono la fonte del nostro passato.

Inciampare non è un male. Chi inciampa è essere umano, chi si rialza è un eroe per sé e un esempio per gli altri. Se ci accorgiamo che cadiamo spesso negli stessi errori, allora occorre rimediare a questa nostra fragilità. Dobbiamo capire dove sta l’inceppo, dobbiamo analizzare (nel vero senso della parola, quindi scomporre in parti) e dedicarci completamente a quella parte di noi. Ci vorranno mesi, ci vorranno anni, ci vorrà una vita intera, questo non importa. La vita non basta, la vita che ci è concessa è solo un piccolo assaggio della bellezza che l’Universo ci offre. Ma la vita è un dono e va vissuta intensamente attimo per attimo.

Avere rimpianti è legittimo.

Rimpiangere il passato, distruggere il presente ed eliminare ogni prospettiva verso il futuro è un crimine contro se stessi.

Il tempo scorre e non aspetta nessuno. Ciò che noi dobbiamo cercare di fare è inserirci in questo fluire incessante del tempo e farlo nostro. Non possiamo stare a pensare a cosa è stato e a cosa sarebbe potuto essere. Piuttosto accendiamo la luce, guardiamoci allo specchio, e gridiamo: Io ci sono, sono qui, adesso!

«Dum differtur, vita transcurrit. Omnia, Lucili, aliena sunt, tempus tantum nostrum est; in huius rei unius fugacis ac lubricae possessionem natura nos misit, ex qua expellit quicumque vult. »

(Seneca, Epistulae morales ad Lucilium, I,1)

Pubblicato in: Senza categoria

La mia prima notte da astrofila

Non ci sono parole per descrivere l’emozione che ho provato ieri sera, 17 ottobre, quando per la prima volta ho preparato la mia postazione da osservatrice del cielo.

Era già passata qualche settimana da quando mi sono messa a montare il telescopio (Celestron Astromaster 130 EQ Astro Reflector) con mio zio, ma un po’ per impegni vari, un po’ per il cielo che faceva tutte le sere capricci, annuvolandosi o addirittura piovendo, non ero ancora riuscita ad inauguarlo.

Ieri, però, mi sono fatta coraggio e ho trascorso ben 2 ore e 30 min circa sul mio terrazzo. La foga del momento mi ha fatto pensare che già durante la mia prima osservazione sarei riuscita a individuare qualche costellazione. Ma no! La prima cosa che ho dovuto fare è stata orientarlo secondo la Stella Polare. Esiste un motorino che lo fa in automatico, ma ho preferito individuarla ad occhio nudo (È una stella sola in uno spazio di cielo e, se si guarda un po’ più in alto alla sua sinistra, si individua un’altra stella, che non c’entra nulla, ma, se ci si sposta leggermente più in là, si vede benissimo Cassiopea, con la tipica forma a zig zag. Io ho visto prima Cassiopea.)

Non ho fatto tutto da sola. Ho ricorso all’indispensabile aiuto di un esperto astrofilo, nonché collega dei miei genitori nonché mio maestro di astronomia da un anno a questa parte.

Dato che chiamavo “cosa” ogni singola parte del telescopio, prima di tutto mi ha insegnato un po’ di nomenclatura (treppiede, testa, tubo, oculare, mettere in bolla, allineamento con l’asse terrestre, telescopio azimutale o equatoriale…)

Ma la cosa più bella è stata puntare Marte, il Pianeta Rosso, quel corpo celeste che questo ottobre è stato vicinissimo alla Terra, non a caso gli ultimi giorni sono proprio i Mars Days. Un evento del genere non si ripeterà per i prossimi 15 anni.

Ho acceso una lucina rossa dentro la lente del mirino e l’ho sovrapposta su Marte. Purtroppo avevo montato l’ingrandimento sbagliato e quindi, quando ho guardato dentro l’oculare, non ho visto molto.

Sono andata a dormire con l’animo leggero, questa notte ho fluttuato tra le stelle, io turista dell’Universo, un viaggio che per me non avrà mai fine.

A presto!

Laura

Pubblicato in: Senza categoria

Ultimo canto di Saffo, di Giacomo Leopardi

 
     Placida notte, e verecondo raggio
della cadente luna; e tu, che spunti
fra la tacita selva in su la rupe,
nunzio del giorno; oh dilettose e care,
mentre ignote mi fûr l’Erinni e il Fato, sembianze agli occhi miei; giá non arride
spettacol molle ai disperati affetti.
Noi l’insueto allor gaudio ravviva,
quando per l’etra liquido si volve
e per li campi trepidanti il flutto
polveroso de’ Noti, e quando il carro,
grave carro di Giove, a noi sul capo
tonando, il tenebroso aere divide.
Noi per le balze e le profonde valli
natar giova tra’ nembi, e noi la vasta
fuga de’ greggi sbigottiti, o d’alto
fiume alla dubbia sponda
il suono e la vittrice ira dell’onda.

     Bello il tuo manto, o divo cielo, e bella
sei tu, rorida terra. Ahi! di codesta
infinita beltá parte nessuna
alla misera Saffo i numi e l’empia
sorte non fenno. A’ tuoi superbi regni vile, o Natura, e grave ospite addetta,
e dispregiata amante, alle vezzose
tue forme il core e le pupille invano
supplichevole intendo. A me non ride
l’aprico margo, e dall’eterea porta
il mattutino albor; me non il canto
de’ colorati augelli, e non de’ faggi
il murmure saluta; e dove all’ombra
degl’inchinati salici dispiega
candido rivo il puro seno, al mio
lubrico piè le flessuose linfe
disdegnando sottragge,
e preme in fuga l’odorate spiagge.

     Qual fallo mai, qual sí nefando eccesso
macchiommi anzi il natale, onde sí torvo
il ciel mi fosse e di fortuna il volto?
In che peccai bambina, allor che ignara
di misfatto è la vita, onde poi scemo
di giovanezza, e disfiorato, al fuso
dell’indomita Parca si volvesse
il ferrigno mio stame? Incaute voci
spande il tuo labbro: i destinati eventi
move arcano consiglio. Arcano è tutto,
fuor che il nostro dolor. Negletta prole
nascemmo al pianto, e la ragione in grembo
de’ celesti si posa. Oh cure, oh speme
de’ piú verd’anni! Alle sembianze il Padre,
alle amene sembianze, eterno regno
die’ nelle genti; e per virili imprese,
per dotta lira o canto,
virtú non luce in disadorno ammanto.

     Morremo. Il velo indegno a terra sparto,
rifuggirá l’ignudo animo a Dite,
e il crudo fallo emenderá del cieco dispensator de’ casi. E tu, cui lungo
amore indarno, e lunga fede, e vano
d’implacato desio furor mi strinse,
vivi felice, se felice in terra
visse nato mortal. Me non asperse
del soave licor del doglio avaro
Giove, poi che perîr gl’inganni e il sogno
della mia fanciullezza. Ogni piú lieto
giorno di nostra etá primo s’invola.
Sottentra il morbo, e la vecchiezza, e l’ombra
della gelida morte. Ecco di tante
sperate palme e dilettosi errori,
il Tartaro m’avanza; e il prode ingegno
han la tenaria diva,
e l’atra notte, e la silente riva.

Pubblicato in: Senza categoria

Emerland e la bambina delle pietre preziose (parte prima)

C’era una volta, in un piccolo e lontano villaggio ai piedi del monte Emerald, in una casetta dal tetto spiovente, una bambina. Lei venne alla luce il giorno di Santa Emilia e perciò fu chiamata Emily.

La bambina crebbe sotto la tutela dei genitori. Imparò a leggere, a scrivere, di giorno andava a cavallo e di notte osservava il cielo stellato. Il suo gioco preferito però era la lavorazione delle pietre preziose. Suo padre, il signor Johnson, era un abile scultore artigiano e lavorava per il re di Emerland. Emily sognava il giorno in cui sarebbero stati tutti invitati a palazzo per mostrare alla famiglia reale le loro creazioni.

Emily aveva due fratelli più grandi, Ryan e Simon, e un fratellino di poco più di sei mesi, Tommy. Intanto lei compiva sette anni.

Il giorno del suo settimo compleanno il padre le regalò una scatola contenente sette diversi tipi di pietre preziose: smeraldo, ametista, zaffiro, rubino, ambra, perla e diamante. I colori illuminarono l’animo di Emily e da quel giorno non se ne separò più.

Nel giro di pochi mesi la piccola Emily realizzò ciondoli dalle forme più sorprendenti.
Una mattina, mentre ammirava la sua ultima creazione, qualcosa di inatteso accadde. Il ciondolo fatto con pietre di smeraldo emanò una luce potente, fino a quando si materializzò una busta. Curiosa ma allo stesso tempo spaventata, Emily aprì la busta togliendo il sigillo. Era un messaggio. Lesse la frase:

“Ogni colore un ricordo, il verde ti porterà al primo passo verso la verità.”

Verità, quale verità? Si chiese Emily.

Decise di non parlarne con nessuno e di tenere questo segreto per sé.

Ogni mattina la bambina attendeva il momento in cui un nuovo ciondolo le avrebbe rivelato un altro indizio.

Passò una settimana e l’evento si ripeté, ma questa volta si materializzò un carillon. Era fatto con pietre in ametista, proprio come il ciondolo in questione. La bambina si accorse, però, che non funzionava e così abbandonò l’oggetto in un angolo sicuro della stanza.

Dopo sette giorni un nuovo indizio bussò alla sua porta. Era la chiave del carillon. Una principessa danzatrice disse:

“La risposta è nelle stelle, guarda il cielo e capirai”

Emily però non capiva cosa gli avrebbe indicato il cielo e perché i ciondoli del padre le parlavano.

Quella sera Emily chiese al padre di poter restare più a lungo del solito fuori. Inventò una scusa: doveva ultimare un su ciondolo e preferiva farlo all’aperto. Il padre, senza sospettare nulla, accettò. Così Emily rimase in giardino fino a tarda notte, ma più si ostinava a guardare il cielo e più i suoi occhietti si chiudevano. Ad un certo punto, però, una stella cadente si presentò lungo il suo sguardo e le indicò una costellazione che non aveva mai visto prima. Eppure le conosceva tutte! Riportò quei puntini luminosi sulla pagina bianca del suo taccuino e, quando ebbe finito, i punti di inchiostro si illuminarono di blu come lo zaffiro e andarono ad unirsi. Ciò che Emily vide fu la forma di una coroncina. Quest’ultimo indizio non disse niente alla giovane ragazzina, anzi le confuse maggiormente le idee.

Attese un’altra settimana. Aveva già collezionato tre indizi: il messaggio con i colori legati ad un ricordo, il carillon che mostrava una piccola principessa ballerina e poi la coroncina della costellazione. Tutto portava a qualcosa di nobile, ma lei non lo era. E se le pietre fossero cadute nelle mani della bambina sbagliata? A quel pensiero sul volto di Emily scese una lacrima. Lei non desiderava essere una principessa per sempre, le bastava diventarlo per un giorno, per sentirsi libera e dimostrare a se stessa agli altri chi era veramente.

A sette anni Emily era già molto matura, ma anche se così era, di certo non avrebbe mai abbandonato la sua anima innocente e ingenua che fin da piccolissima le aveva permesso di volare con la fantasia.

“Forse non mi serve una coroncina per sentirmi una principessa. Se chiudo gli occhi, posso essere molto di più!”

Pubblicato in: Senza categoria

È il suono delle onde che resta, di Clizia Fornasier

Ciao amici di WordPress, oggi andrò a recensire la mia ultima lettura. Volevo solo fare una considerazione prima di iniziare. Ultimamente ho avuto poco tempo per leggere e d’estate molti libri per la scuola. Ora invece mi trovo nelle condizioni di poter leggere tre libri a settimana e sono più che felice di questa cosa. Ho già una piccola scorta, ma non mi basterà. Inoltre i libri non saranno solo dei romanzi, ma anche volumi più impegnativi, come astronomia (Margherita Hack), astrofisica (Stephen Hawking), neuropsicologia (Oliver Sacks) e altri che devo ancora comprare.

Ma veniamo al libro in questione. È il suono delle onde che resta è il romanzo di esordio di una famosa attrice italiana, Clizia Fornasier. Leggendolo, ho scoperto tra le pagine un lato molto sensibile di lei, una grande fantasia e immaginazione e una dolcezza nelle descrizioni che arriva a toccare il proprio cuore.

Riporto qui la trama.

♡~È la notte di Natale su un’isola remota, circondata dal mare scuro. Caterina è una vecchia signora stravagante, un’artista, che ha scelto per sé un destino di solitudine. Non vuole prendersi cura di niente e di nessuno, nemmeno di un gatto, e per questo vive reclusa nella sua casa arroccata su uno scoglio, lo spazio in cui dà vita alle sue opere d’arte. Mentre il resto del mondo festeggia davanti a una tavola imbandita, Caterina sta per andare a dormire, sola come sempre. I suoi occhi stanno per chiudersi, quando sente un rumore di vetri che si infrangono. In salotto giace una bambina, bagnata e svenuta. L’emozione di quell’improvviso contatto umano è troppo forte, e l’unica cosa che Caterina riesce a fare è stenderle addosso una coperta, sperando che la notte le sia clemente. La mattina dopo la bambina si è svegliata, ma non ricorda nulla della sua vita precedente. Sta disperatamente cercando il papà, ma di lui rammenta solo la voce e una musica lontana. Adele, come Caterina chiama la piccola, travolge l’anziana e reticente artista con tutta la vita e i colori che porta con sé. Inizia così per entrambe un’avventura che le porta fino agli angoli più remoti della terra e che cambierà irrimediabilmente le loro esistenze e i loro cuori.
Clizia Fornasier ci regala un magnifico esordio letterario pieno di magia e con due protagoniste che rimangono scolpite nell’anima. Succede, a volte, che qualcuno irrompa nella tua vita senza che tu te ne accorga né che lo voglia, e che quel qualcuno finisca per riempire un vuoto che avevi deciso di non vedere. Perché l’amore non chiede permesso quando arriva dove non c’era. Ma poi diventa impossibile lasciarlo andare via.~♡

La vicenda si concentra su questi due personaggi femminili che, per volere del destino e non per scelta propria, si sono incontrati. Da una parte c’è Caterina, una donna sulla sessantina che ha vissuto gli ultimi anni in completa solitudine, focalizzandosi su un grande progetto. Lei è un’artista e la sua anima e il suo comportamento mettono subito in chiaro questo suo aspetto. Caterina con il tempo è però diventata molto brusca e dura con gli altri, costretta dal sentirsi denigrare in qualsiasi occasione. E proprio per questo, quando la piccola Adele, l’altra protagonista della Fornasier, viene a bussare alla sua porta, non subito riesce a donarle il suo amore, perché è proprio l’amore che Caterina aveva perduto molti anni prima.

La narrazione è al presente. Non condivido appieno questa scelta stilistica, non perché non si possa narrare al presente una storia come un romanzo, ma perché ci sono degli sbalzi temporali di mesi che inducono il lettore a pensare che sia passato solo un giorno. Solitamente infatti una narrazione al presente dovrebbe durare come o poco più del tempo reale, come ad esempio nei gialli. In questo caso ho davvero fatto fatica ad immaginare un salto di stagione così repentino, nonché un cambiamento altrettanto veloce nel rapporto tra le due figure femminili.

Adele cerca suo padre, di lui ricorda solo la sua voce, nient’altro. I ricordi riemergono poco alla volta, come gocce preziose dall’immensità del mare.

Adele riconosce in Caterina una figura materna, anche se lei inizialmente non sa nemmeno il significato della parola mamma. Adele è davvero una bambina fuori dal mondo, si stupisce davanti ad una televisione, davanti a delle semplici azioni quotidiane e davanti a nomi che per lei non dicono nulla.

Quando pensi di aver chiuso tutte le porte,

È proprio allora che l’amore viene a cercarti.

Consiglio questa lettura a tutti coloro che per una volta vogliono chiudere gli occhi e sognare, immedesimarsi chi in Caterina, forte e con un grande passato doloroso alle spalle, chi in Adele, una gracile e dolce bambina di dieci anni che non vuole altro che il suo papà.

A presto!

P.S. Elena Canepa devi leggerlo, sono sicura che lo apprezzerai!

Pubblicato in: Senza categoria

Sulla strada verso la patente…

Ciao amici lettori!

Dopo tre lezioni di scuola guida, in media faccio 10 errori a test. Non avendo ancora seguito la lezione sulle precedenze e sui limiti di velocità (che sono tra le domande più frequenti) non posso lamentarmi. Pensate che sto elemosinando lezioni da chiunque, mio padre, mio nonno (ex-istruttore di pratica) e un mio compagno di classe, nonché tante altre persone.

Ho bisogno di prendere subito la patente per liberarmi di questo ulteriore impegno, ma sopratutto per raggiungere un altro traguardo della mia indipendenza.

E voi? Siete dei bravi guidatori?

Ora vado che ho scuola!

Laura

Pubblicato in: Senza categoria

ETERNA BELLEZZA

A te che mi cullavi mille volte al giorno.

A te che mi portavi in giro Tenendomi per mano.

A te che sorreggevi i miei piedini le prime volte in bicicletta.

A te che sei importante, adesso mischierò le carte!

Voglio prendere il tuo posto ed insegnarti ad amare;
A non fermarti se prima non si ferma il cuore;
A riconoscerne nel tuo specchio un’anima pura;
A rimbalzare nell’ignoto senza avere più paura.

Io ti porterò con me in questa spiaggia ancora oscura.

Liberati del senso di osservazione terreno
E apri la porta del tuo petto,
che batte, batte, batte ancora…

Senti il profumo di questa Primavera?

Qui siamo insieme, Accompagnate da un nuovo ricordo

Stai attenta però!

Scatta una foto e mettila nell’oro,
il cassetto del tuo io.

Abbiamo ormai le chiavi per l’eterna bellezza.

Laura

Pubblicato in: Senza categoria

“Un sogno tutto al femminile” (terza e ultima parte) di Elena Canepa e Laura Canepa

Hai perso le prime puntate? Clicca qui 👇

“Un sogno tutto al femminile” (prima parte) di Elena Canepa e Laura Canepa

“Un sogno tutto al femminile” (seconda parte) di Elena Canepa e Laura Canepa

Quando furono nella camera di Maggie, Emily iniziò a parlare. «Mio fratello sta male e non potrà giocare, ma in campo ci sarà comunque…»

Maggie la guardò senza capire.

«Giocherò io al suo posto» concluse Emily.

La ragazza rimase in silenzio per un attimo, poi scosse la testa. «No, non si può fare.»

«È troppo importante, non puoi non capire!» cercò di convincerla Emily.

L’amica ci pensò su, poi cedette. «Ok, hai vinto. Adesso bisogna trasformarti in Brian.»

Maggie si occupò subito dei capelli. «Ne sei proprio sicura? È un gran peccato, sono bellissimi!»

«Ricresceranno, tagliali» e così, una ciocca dopo l’altra, i lunghi riccioli della ragazza caddero a terra.

«Guarda qui!» esclamò Maggie reggendo uno specchio.

Emily alzò lo sguardo: chiunque avrebbe visto Brian in lei.

«Ottimo lavoro, Maggie» si complimentò con l’amica.

«Ma non abbiamo ancora finito, adesso dobbiamo fare ancora qualcosa per quelle» disse indicando il seno di Emily.

Maggie uscì di corsa dalla stanza e tornò con delle bende elastiche. «È tutto quello che sono riuscita a trovare» fece spallucce.

Emily indosso la divisa della squadra e si specchiò.

«Perfetto!» annuì Maggie.

In quel momento suonarono alla porta. Maggie si precipitò ad aprire. «È sicuramente Violet, facciamole uno scherzo!»

«Brian, cosa diavolo ci fai qui?!» chiese Violet preoccupata.

Emily e Maggie scoppiarono in una fragorosa risata e rivelarono l’inganno all’amica.

Rise anche Violet. «Ci sono cascata in pieno! Ma… hai tagliato i capelli! Sei impazzita!»

In breve Emily spiegò la situazione a Violet che, però, sollevò alcuni dubbi. «Ma se aprirai la bocca l’inganno sarà svelato, le vostre voci non si assomigliano per niente!»

«Hai ragione, cercherò di parlare il meno possibile ma adesso andiamo, altrimenti si farà tardi…» fece per incamminarsi, ma Maggie l’afferrò per un braccio. «Aspetta, ho un’idea. Dovrai arrivare in ritardo, giusto un attimo prima del fischio d’inizio. In questo modo nessuno dei “tuoi” compagni avrà modo di parlarti.»

«Buona idea, Maggie!»

Dagli spalti proveniva un brusio assordante mentre i giocatori erano già in campo, pronti per il fischio d’inizio.

Emily assieme alle due fidate amiche aspettava nascosta dietro un cartellone pubblicitario, osservando il mister che si chiedeva, palesemente alterato, dove si fosse cacciato Brian. Mentre stava decidendo chi mandare in campo al posto del ragazzo, Emily si diresse verso la squadra e fece un fischio per attirare l’attenzione dell’uomo che le rivolse uno sguardo accigliato.

Anche i compagni di squadra le si stavano avvicinando per fare le ultime chiacchiere prima dell’inizio, ma fortunatamente l’arbitro la salvò richiamandoli tutti per dare il via alla partita.

Al fischio l’inizio la palla venne prontamente calciata. Il gioco era in mano agli avversari che puntarono dritti verso la porta ospite, ma la difesa era compatta: non lasciò passare gli attaccanti. Presero la palla che con velocità venne spinta nell’altra metà del campo.

«Johnson, è tua!» urlò un ragazzo al fianco di Emily che, con l’adrenalina a mille, diede il primo calcio al pallone. Si guardò attorno: ai lati gli avversari le si stavano facendo vicini. Veloce, scattò in avanti cercando con lo sguardo un compagno a cui passare la palla per liberarsi dalla stretta dei difensori. Aveva poco tempo per pensare: non doveva finire in fuori gioco. Appena individuato il momento giusto, calciò il pallone con decisione e questo arrivò dritto tra i piedi del compagno: un passaggio perfetto.

Erano già vicini alla porta, ma l’azione non andò a buon fine: un difensore avversario prese possesso della palla e veloce filò nell’altra metà del campo. Il mister urlava suggerimenti correndo su e giù per la panchina, ma nonostante i giocatori fossero in forma, il primo tempo si concluse con un nulla di fatto.

Durante l’intervallo, negli spogliatoi, il mister fece il punto della situazione: le due squadre si equivalevano per capacità e strategie, l’unico modo per vincere era sbalordire gli avversari con qualcosa di nuovo; chiese ai giovani di improvvisare.

Emily stette in disparte tutto il tempo per evitare di dover parlare con qualcuno. Mentre tornavano in campo, un ragazzo le si parò davanti. «Ehi, Johnson, tutto ok?»

Emily lo guardò negli occhi e vide un lampo. Temette di essere stata scoperta, quindi filò via con un cenno della mano.

La partita riprese ma, come nel primo tempo, non accadde nulla. Il mister era rosso in volto e i minuti scorrevano veloci. Anche sugli spalti il nervosismo cresceva.

A tre minuti dalla fine Emily, che per tutta la partita aveva favorito i compagni con passaggi perfetti, si ritrovò il pallone davanti: un rapido sguardo attorno e decise che quello sarebbe stato il suo momento. La strada verso la porta era libera, quindi iniziò a correre. Gli avversari le si fecero vicini, ma girando su se stessa riuscì a liberarsene. Si trovava però in diagonale rispetto alla porta e calciare da lì sarebbe stato un rischio. In una frazione di secondo prese coraggio e tentò il tiro. Il pubblico, silenzioso, era col fiato sospeso. Il pallone superò le teste dei difensori avversari e puntò dritto alla rete. Il portiere si lanciò nella traiettoria della palla, troppo veloce, che finì in porta.

Mentre la rete ondeggiava, si levò un boato dalla folla e i compagni sollevarono Emily da terra felici.

In quel momento, la ragazza non pensò al rischio di essere scoperta, non le importava, urlò di gioia. Avevano vinto la partita ed era tutto merito suo.

Immagine di Мария Ткачук da Pixabay

Un sogno tutto al femminile: Copyright © Elena Canepa e Laura Canepa – Tutti i diritti riservati

Esprimete il vostro parere nei commenti. È importante per me capire sopratuttto se questo racconto è adatto ad un target inferiore ai 12 anni, anche se non ne dubito. Elena e Laura sono (e saranno) delle ragazze fantastiche, con cui è piacevolissimo condividere qualsiasi cosa. Vi ringrazio pubblicamente per avermi fatto ripostare questo racconto sviluppato in tre parti. Ho scelto di iniziare da questo perché il messaggio contenuto è proprio quello che mi voglio sentir dire in questi giorni. Ieri al TG1 con mia madre abbiamo sentito due scienziate parlare di DNA e di come avevano trovato un enzima che consentisse di tagliare e poi estrarre il gene da mutare dalla doppia elica del DNA. Un po’ come il restriction enzyme con i plasmidi.

Io da grande, tra le tante cose, vorrei diventare un medico legale e raggiungere il livello di donna per cui ogni donna sogna e combatte tutta la vita.

Laura

Pubblicato in: Senza categoria

De volpe et uva, di Fedro

Fame coacta vulpes alta in vinea
Uvam appetebat summis saliens viribus;
Quam tangere ut non potuit, discedens ait:
«Nondum matura est; nolo acerbam sumere».

Qui facere quae non possunt verbis elevant,
Ascribere hoc debebunt exemplum sibi.

La volpe e l’uva

Una volpe affamata arrivò 
davanti a una pergola carica di uva.
Fece molti tentativi con balzi e rincorse
ma l’uva era troppo in alto e non riuscì a mangiarne:
<< Non è matura. >> borbottò << Acerba non mi va. >>
E se ne andò.

Chi minimizza ciò che non sa fare
ripensi a questa favola, è per lui.

Fedro, 15 a.C.-55 d.C

In evidenza
Pubblicato in: danza, Senza categoria

Il potere della danza: una forza a 360°

Questo è un vecchio articolo scritto a dicembre dell’anno scorso. Ho deciso di ripubblicarlo perché all’epoca non mi conoscevate ancora. Buona lettura!

Finalmente è giunto il momento di dedicare una sezione del mio blog ad una mia grande passione, la Danza.

Ballo fin da sempre, anche quando nuotavo nell’utero materno, anche quando muovevo i miei primi passi, da quando ho iniziato a camminare sulle punte per sentirmi grande, da quando, per fare una giravolta troppo brusca, sono caduta e mi sono sbucciata il ginocchio.

Ballo anche quando sto male, soprattutto in quei momenti, la danza crea in me quella scia luminosa che mi riavvicina al sentiero smarrito, che, dall’oscurità della foresta, mi fa ritrovare la mia dimora.

Ballo quando sono incazzata, con me o con gli altri, do sfogo ai miei pensieri, li materializzo, li trasformo in gesti e comunico tutta la mia rabbia attraverso il mio corpo.

Ballo quando sono con mio padre e, per strappargli un sorriso e ricevere qualche coccola da lui, sono costretta ad esibirmi in una danza approfittatrice e mostrare tutto il mio amore nei suoi confronti, solo per ricevere una qualche sua attenzione (gli dedicherò presto una pagina solo per lui).

Ballo anche con mia madre, quando in cucina, l’ambiente delle nostre confessioni, ci completiamo a vicenda, io prevedo i suoi passi e lei i miei. Camminiamo ad un metro di distanza senza toccarci, ma in modo che, se dovessimo cedere improvvisamente, ci saremmo l’una per l’altra. Io e mia madre siamo due lune opposte o due lune che si rivolgono la stessa faccia, a volte brilliamo della luce riflessa dell’altra. Ci sono volte, quando la luna ti rivolge la schiena, che stare insieme, a contatto, non ha più senso. Alimentiamo solo il nostro fuoco interiore e lo sputiamo una contro l’altra rovinando i momenti che in un futuro ci potrebbero far soffrire. Dico sempre che, citando le parole di Ultimo, lei è:

la cosa più bella che indosso, è risorsa, è il cielo, è il mondo. È la strada che porta alla vita. È una donna instabile e senza paura. È la piccola stella che porto nei momenti in cui non ho luce!

Ma torniamo di nuovo alla danza. Io ballo con i professori, quando tentenno durante un’interrogazione.

Ma l’unico luogo in cui io posso ballare a 360° non è la sala di danza, ma la mia camera.

Da sola io ballo per me stessa e rifletto la mia anima attraverso le forme sinusoidali che, passo dopo passo, il mio corpo assume a seconda della scansione che la musica in quel momento mi dà. Ed è solo nella solitudine della mia stanza, il mio porto sicuro, è da quel piccolo angolo buio, che io ben presto spiccherò il mio primo volo.

La danza è passione.

La danza è emozione.

La danza è sacrificio.

La danza è ragione e istinto insieme.

La danza è il mio cibo, la mia idea di sazietà.

La danza è riposo, ma anche rinascita, rigenerazione, crescita e maturità.

La danza mi dà pace, mi affida il suo coraggio,

la sicurezza,

i pianti e i sorrisi,

il nero e il bianco,

nonchè tutte le sfumature di colore nascoste nella luce, fin quando l’Arcobaleno svela così il loro segreto.

Io ho inziato a frequentare corsi di danza moderna, non molto presto, avevo 12 anni e questo è il mio settimo anno di danza.

Il mio maestro, che è rimasto sempre lo stesso, non è stato e non è ancora adesso solo il mio maestro di danza, ma ho scoperto proprio ieri, che Lino è il mio maestro di vita.

Lo dicevo a mia madre prorpio ieri sera (queste giornate sono particolari, intense ma stancanti emotivamente), le ho detto queste parole:

“Mamma, non te la prendere, ma ultimamente, non solo oggi che stai male e hai la febbre alta, che Io e Te, per quanto ci sforziamo di stare vicine, una forza ci allontana. Fisicamente ci siamo sempre l’una per l’altra, ma sento che non puoi arrivare a capire tutto quello che provo, se continuo con ostinazione a farti vivere la mia vita indirettamente.

Non dico che rinuncio alle nostre confessioni al calar del sole, agli abbracci, ai baci della buonanotte. Non rinuncio alle passeggiate fatte con te sul lungomare mediterraneo, dalla cui prospettiva indichiamo con entrambi i nostri indici prima Panarea, poi Stromboli e anche Vulcano. Non dico questo, sarebbe una rinuncia troppo dolorosa. Dico solo che è meglio comunicare più a gesti e non a parole. I gesti sono veritieri, le parole sfuggono. Come diceva Omero “le parole sono alate”. Piuttosto, ecco, per entrare in comunicazione, potresti leggere direttamente i miei scritti, fare come tutti i miei lettori sul blog. In fondo ho aperto un blog per aprire anche me stessa e farmi conoscere.

Ti dedico quest’ultima parte.

Ma dato che il titolo è la danza (ne farò altri su questo tema), vorrei dedicarlo al mio maestro, Lino. Che ieri mi ha insegnato a chiudere gli occhi e a riaprirli per vedere finalmente le stelle, quei puntini luminosi che da lassù mi indicano la strada e mai più mi faranno sentire sola in un Mondo che non sempre ti dà le chiavi di accesso.

A presto,

Buona giornata.

Laura,

La ragazza dalla penna doro

Pubblicato in: Senza categoria

La stazione dei Ricordi

“Per stare in pace con te stesso e con il Mondo devi aver sognato almeno per un secondo”

Il ballo delle incertezze


Trovo questa frase perfetta per descrivere la situazione che sto vivendo nell’ultimo periodo. Credo che se non scrivessi, se non imprigionassi i miei sogni nelle pagine bianche del mio libro, oggi non sarei felice e non vivrei ogni giorno come se fosse l’ultimo. Basta un secondo tra le nuvole per trovare la porta della felicità. E io per fortuna l’ho trovata. Ma la chiave non sarà sempre la stessa ed è per questo che non bisogna mai smettere di sognare, bisogna continuare ad inseguire il nostro futuro, perché non si smette mai di crescere.

“A me va bene anche distanti, tanto ti porto con me”


Ipocondria

Ogni volta che ascolto Ipocondria vengo catturata da questa frase. Mi ricorda sempre la stessa persona. E anche se provo a negare i miei sentimenti, quel ricordo riaffiora sempre. Io ho accettato di rimanere distanti per il suo bene, ma anche per il mio, ma, nonostante ciò, non mancano i momenti in cui io riesco a portarlo con me nel mio Mondo. Non è semplice allontanarsi da una persona, quando poi scopri che la sua fragilità rappresenta la tua forza. Ma come spesso si dice, per amore bisogna essere disposti a rinunciare a tutto, a seguire la direzione opposta al tuo cuore.

Ho ripreso queste due frasi di Ultimo perché mi sono ritrovata ad ascoltare queste due canzoni per strada. Ma la verità è che in ogni sua canzone riesco a trovare riferimenti a me stessa e, ultimamente, ogni parola mi ricorda Lui, lui che quando mi sorride mi fa capire che c’è, che ci sarà sempre, che nel suo silenzio mi fa sentire la sua voce. Non ho paura di negare a me stessa i miei sentimenti e nemmeno di dirlo agli altri. Voglio essere trasparente come le acque di un oceano. Vedi, ma non fino in fondo!

Pubblicato in: Senza categoria

“Un sogno tutto al femminile” (seconda parte) di Elena Canepa e Laura Canepa

Hai perso la prima puntata? Clicca qui 👇

“Un sogno tutto al femminile” (prima parte) di Elena Canepa e Laura Canepa

«Maggie, dai! Sei ancora in accappatoio? Non farai mai in tempo!» si lamentò Emily.

«Non iniziare, eh! Tanto lo sai che Violet è sempre in ritardo. Piuttosto vieni a darmi una mano con la piastra, non riesco mai a stirare bene le ciocche dietro» e così dicendo prese l’amica per un braccio e la trascinò in bagno.

Dopo circa mezz’ora arrivò Violet. Maggie si diede gli ultimi ritocchi e si preparò a uscire.

«Ehm, ehm» fece Violet. Le due amiche si voltarono a guardarla. «Maggie…» continuò «non possiamo permettere che Emily se ne vada in giro così».

Lo sguardo atterrito di Emily si spostò tra le due amiche: «No!» esclamò, ma sapeva già che sarebbe stato inutile.

Le due ragazze iniziarono a truccarla e a sistemarle i capelli. «Certo che se usassi un balsamo avresti dei riccioli morbidi e lucenti!» si lamentò Maggie.

Dopo diversi attimi di tortura le due amiche contemplarono soddisfatte il loro operato.

«Ora ci siamo!» dissero in coro.

Il rumore al campo era assordante, tra urla e cori di incoraggiamento: la squadra vincitrice si sarebbe assicurata la partecipazione alle semifinali. In caso di pareggio ci sarebbe stata ancora una partita per accumulare punteggio. Le cose, però, non andarono bene per nessuno: la partita si concluse con un nulla di fatto, 0-0. Le squadre si eguagliavano e nessuna era riuscita a prevalere.

Mentre Maggie e Violet si attardavano sugli spalti, Emily corse fuori dagli spogliatoi e, attraverso la porta, ascoltò le parole del mister.

«Ragazzi, non ci siamo» urlò brusco «non giocate come una squadra, vi pavoneggiate come delle scimmie!» fece una pausa ed Emily immaginò che il suo sguardo si posasse sul fratello e l’amico Tom. Aveva infatti notato anche lei che i due, giocando, non avevano minimamente considerato i compagni.

Il mister riprese a parlare. «Nella prossima partita mi aspetto molto di più da voi, altrimenti sarò costretto a cacciarvi dal campo per vedere giocare una squadra!» mise molta enfasi sulla parola squadra.

Improvvisamente la porta si spalancò ed Emily non ebbe il tempo di nascondersi. Il mister la guardò torvo e se ne andò senza dirle nulla.

Passarono i giorni e presto arrivò anche quello della partita decisiva.

«Oggi non verrò a scuola, coprimi con la mamma» fece Brian alla sorella mentre camminavano verso l’edificio.

Emily lo guardò senza capire. «Come non vieni?»

«Tom e gli altri hanno deciso di fare un giro in centro a mangiar schifezze» rispose lui con un’alzata di spalle.

«Ma c’è la partita!» insistette lei.

«Non preoccuparti, torneremo in tempo» e così dicendo cambiò strada. Emily rimase a guardarlo allontanarsi, poi riprese a camminare.

Brian mantenne la parola e all’orario di uscita si fece trovare davanti alla scuola.

«Hai un aspetto orribile!» esclamò Emily non appena gli si avvicinò.

«Ti sei vista?» rispose con una smorfia Brian.

In effetti il colorito di Brian suggeriva che il ragazzo non fosse in ottima forma.

Arrivati a casa il suo malessere peggiorò, tanto che fu costretto a confessare di non essere andato a scuola e di aver mangiato troppo.

«Ti sei comportato da vero irresponsabile, bevi questo» disse la madre «ti farà digerire, ma scordati la partita!»

«Mamma no!» gridarono i ragazzi all’unisono «è troppo importante!»

La madre non volle sentire ragioni. «Che ti serva di lezione!»

Emily, arrabbiata, mise alcune cose dentro una borsa, salutò la madre e andò a casa di Maggie.

«Che ci fai già qui?» chiese l’amica, «l’appuntamento è fra due ore!»

«Ho bisogno del tuo aiuto» disse a bassa voce Emily, «fammi entrare e ti spiegherò tutto»

CONTINUA…

“Un sogno tutto al femminile” (terza e ultima parte) di Elena Canepa e Laura Canepa

Immagine di Daniel Kirsch da Pixabay

Un sogno tutto al femminile: Copyright © Elena Canepa e Laura Canepa – Tutti i diritti riservati

Pubblicato in: Senza categoria

Caro diario… 05/10/2020

O5/10/2020

Caro diario,

Ieri è stata una giornata di pace. La mattina sono andata a celebrare la messa nell’oratorio del mio paese. Non è stata una messa normale, però. Era all’aperto, con il dovuto distanziamento sociale e vari settori in cui erano distribuiti tutti i bambini dai primi anni delle elementari fino a noi adolescenti, nonché gli adulti. In tutta la mia vita non ho mai provato così tanto piacere nell’ascoltare le parole di un prete. Don Marco, racconta la messa come si narra una storia per bambini. Ho sempre la sensazione che scelga appositamente qualcosa solo per me, per quello che sto vivendo e per come mi sento. Apprezzo molto il fatto che sceglie passi del Vangelo molto corti e poi spende un po’ di tempo in più nel commentare quel versetto. Ieri si parlava di quando Gesù dice “tu sei un servo inutile” e tutti se la prendono a male. Ma in realtà quello che Gesù intende è che nella vita bisogna essere “servi inutili”, ovvero dare senza pretendere nulla in cambio. Poi ha raccontato una breve fiaba.

Un giorno un re invita tutti gli abitanti del villaggio ad un grande ricevimento nel suo bellissimo castello. C’è solo una cosa che si aspetta da ogni invitato, un po’ d’acqua per riempire la sua cisterna. Così, alcuni contadini portano appena un bicchiere d’acqua, altri intere brocche, altri ancora un secchio e qualcuno persino una botte. Il pensiero di ognuno di loro è che il re ha già tutto ciò di cui ha bisogno e che loro, poveri e costretti a lavorare duro giorno e notte, non dovrebbero portare qualcosa di gratis al re.

Quando però l’intero villaggio arriva al ballo, scopre che il re ha preparato un preziosissimo regalo per tutti. Chi ha portato solo un bicchiere d’acqua, riceve un mucchietto di monete doro, chi invece ha portato un’intera botte ne riceve tante quanto la sua capienza.

Nella vita bisogna solo seminare, i frutti li raccoglieremo man mano lungo il nostro cammino verso la speranza.

“Occhi aperti e cuore caldo” fu questo il motto che gridammo ieri mentre da una mano sorreggevamo un rametto di ulivo, in segno di pace, e dall’altra lasciavamo volare via verso il cielo un palloncino colorato. Vedere tutti quei bambini gioire di fronte ad uno spettacolo sprizzante di colore è stato immensamente emozionante.

Prima però abbiamo salutato il nostro educatore con un regalo di arrivederci. Non posso nascondere che, durante la messa, mi sono emozionata più volte.

A pranzo sono andata dai miei nonni e anche lì ho ricevuto una fantastica sorpresa. Ho trovato tutta la mia famiglia unita dopo tanto tempo. Con il covid eravamo stati costretti a tenerci lontani per un po’. Io ero seduta al tavolo con i bambini, anche se ero io la più bambina nel gruppo.

Nel pomeriggio poi, sono tornata per organizzare dei piccoli giochi con i bambini. Io ne conoscevo molti e ho notato che tutti, dai più piccoli ai più grandi, dia bambini alle bambine, impazzivano per me. Questo mi ha dato la forza in più per proseguire nella scelta del volontariato in ospedale con i piccoli.

Amo la vita e non voglio perderla. Semino amore e il vento me ne consegna altrettanto.

Ti aggiornerò nei prossimi giorni.

Laura

Pubblicato in: Senza categoria

“Un sogno tutto al femminile” (prima parte) di Elena Canepa e Laura Canepa

«Emily Johnson trattenuta, la Johnson si gira, c’è confusione in area di rigore; sinistro della Johnson… ed è goooal!!! Incredibile goal della favolosa Emily Johnson!» urlò la ragazza ridendo dopo aver segnato.

«Lo stadio esplode, i tifosi sono in visibilio!» continuò la telecronaca imitando il boato dei sostenitori.

«Si ok, va bene, adesso piantala e facciamo cambio: odio stare in porta» sbuffò il fratello, evidentemente infastidito, per aver subito un goal dalla gemella.

Erano proprio due gocce d’acqua, tranne che per i capelli: lunghi e folti quelli di lei; corti con qualche ciuffo sugli occhi quelli di lui. L’adolescenza stava cominciando a formare delle curve in Emily che rendevano il suo fisico più femminile.

«Sei solo invidioso perché sono una ragazza e ti sto battendo, vero Brian?» rise lei dandogli uno spintone e facendogli il solletico.

karate-2578819_1920

Il fratello scoppiò a ridere, ma poi tornò serio. La sorella iniziò a palleggiare e a fare piccoli passaggi, poi si posizionò in porta. Brian segnò alcuni goal e ne sbagliò altri. Si fece buio e la madre sbucò sulla porta per chiamarli affinché entrassero a cenare.

«Non è giusto che il calcio sia considerato solo uno sport maschile! Ci sono un sacco di ragazze che sanno giocare benissimo eppure hanno poche possibilità di andare avanti, perché nessuno crede in loro!» bofonchiò Emily a tavola mentre si ingozzava con pollo e patate.

«Santo cielo, Emily! Sembra che tu sia a digiuno da giorni!» esclamò la madre osservando la figlia infilzare ciò che aveva nel piatto alla velocità della luce.

«L’allenamento stanca, mamma, e mette appetito!» sorrise Emily.

«Allora papà, che ne pensi?» domandò al padre.

«Che ne penso di cosa?» domandò lui a sua volta continuando a guardare la tv.

«Di quello che ho appena detto sul calcio femminile, ovviamente! Ma lo vedi che nemmeno mi ascolti?» Emily si mise le mani fra i capelli.

«Lo ripeti ogni santo giorno. Rassegnati, fatti una squadra con le tue amichette e smettila di renderti ridicola arrivando ogni volta ai miei allenamenti per chiedere al mister di farti giocare. Non esiste!» esclamò il fratello.

«Brian, lo sai benissimo che alle mie amiche il calcio non piace! Mi trasferirò, vedrete! Andrò in una scuola in cui anche le femmine potranno giocare!» urlò decisa la ragazza.

«Tieni i piedi per terra, figliola. Sai che voglio che tu ottenga una borsa di studio per iscriverti a legge» intervenne pacatamente il padre.

Emily fece per aprire la bocca e dire qualcosa, ma la richiuse e pensò fosse meglio lasciar perdere e non creare ulteriori tensioni. Andò in camera sua e dopo essersi chiusa la porta alle spalle, affondò la testa nel cuscino.

Il giorno seguente, a scuola, si susseguirono le solite lezioni stancanti e noiose. Emily aveva lo sguardo perso fuori dalla finestra pensando alla partita che si sarebbe giocata nel pomeriggio: purtroppo avrebbe potuto soltanto assistere dagli spalti.

«Ehi, ragazze!» fece Emily alle due amiche Maggie e Violet. «Oggi c’è la partita!».

Le due la guardarono annoiate.

«Lo sappiamo, lo sappiamo, ce lo ripeti da giorni!» disse Maggie.

«Come se tutti i manifesti che tappezzano i corridoi della scuola non fossero sufficienti a ricordarci questa seccatura» aggiunse Violet.

Emily scoppiò a ridere e subito anche le due amiche si unirono alle risate.

«Dai, non rompete!» esclamò la ragazza «lo so che non vedete l’ora tanto quanto me!»

Maggie arrossì vistosamente e Violet emise un urletto frivolo. «Ma per altri motivi» diede una gomitata all’amica. «I ragazzi sportivi sono così sexy!»

«Quando avrete finito di fare le oche fatemi sapere a che ora ci vedremo» disse scherzosamente Emily e se ne andò a passo spedito lungo il corridoio.

Tornò a casa immersa nei pensieri. Arrivò un messaggio di Violet: «Alle 4 da M.».

Decise che nell’attesa avrebbe fatto due tiri con il pallone.

Dieci minuti prima delle quattro era già di fronte alla casa di Maggie, bussò forte alla porta e dopo poco l’amica le aprì e la fece entrare.

CONTINUA…

“Un sogno tutto al femminile” (seconda parte) di Elena Canepa e Laura Canepa

Immagine di klimkin da Pixabay

Un sogno tutto al femminile: Copyright © Elena Canepa e Laura Canepa – Tutti i diritti riservati

Avatar di elenaelaura◦ ღ ☼ Elena e Laura ☼ ღ ◦

«Emily Johnson trattenuta, la Johnson si gira, c’è confusione in area di rigore; sinistro della Johnson… ed è goooal!!! Incredibile goal della favolosa Emily Johnson!» urlò la ragazza ridendo dopo aver segnato.

«Lo stadio esplode, i tifosi sono in visibilio!» continuò la telecronaca imitando il boato dei sostenitori.

«Si ok, va bene, adesso piantala e facciamo cambio: odio stare in porta» sbuffò il fratello, evidentemente infastidito, per aver subito un goal dalla gemella.

Erano proprio due gocce d’acqua, tranne che per i capelli: lunghi e folti quelli di lei; corti con qualche ciuffo sugli occhi quelli di lui. L’adolescenza stava cominciando a formare delle curve in Emily che rendevano il suo fisico più femminile.

«Sei solo invidioso perché sono una ragazza e ti sto battendo, vero Brian?» rise lei dandogli uno spintone e facendogli il solletico.

karate-2578819_1920

Il fratello scoppiò a ridere, ma poi tornò serio. La sorella iniziò a palleggiare…

View original post 545 altre parole

Pubblicato in: Senza categoria

Intervista ad un appassionato di videogiochi

Qual è stato il primo approccio ai videogiochi?

Ero veramente piccolo, probabilmente andavo alla scuola materna. Ho i ricordi di quegli anni un po’ confusi, so solo che a un certo punto una ps2 ha iniziato a fare parte della vita mia e di mio fratello.
Non ricordo proprio come la abbiamo ottenuta🤦.
Mio fratello era molto più grande di me, e sapeva giocare meglio, perciò inizialmente era di più il tempo che passavo a guardarlo giocare, ma non mi dispiaceva affatto, io lo consideravo come un mentore😅, quindi era un modo per imparare.
Alla fine i momenti migliori erano quando giocavamo insieme a un gioco di Dragonball, lui mi batteva sempre tranne le volte in cui gli facevo pena e perdeva di proposito.

Qual è stata la tua prima console? E in seguito? 

La mia prima console è stata appunto la ps2, poi in seguito ad un viaggio in Germania da dei parenti mi è stato regalato un Gameboy usato, ed è così che ho giocato per la prima volta a super Mario.
Un mio cugino invece mi ha venduto a poco una PSP.
Queste tre dispositivi li usavo più o meno contemporaneamente, ma le cose sono cambiate quando i miei genitori regalarono a me e mio fratello l’ Xbox 360, che ha segnato un po’ la fine delle altre tre, anche con il seguente arrivo del Nintendo 3DS.
Dopo parecchi anni, con i miei risparmi, comprai l’ Xbox One, ma ormai mio fratello non era più parte della nostra casa, quindi giocavo quasi sempre da solo.
Negli ultimi anni, spinto dal desiderio di giocare con i miei amici, sono riuscito a comprare una ps4 ricondizionata, è grazie a lei ho conosciuto moltissime persone che sono diventati amici stretti.

I titoli che più hanno definito la tua vita da videogamer?

La maggior parte dei giochi che mi hanno definito penso siano quelli legati alla mia infanzia, come crash bandicoot, dragonball budokai tenkaichi 3, mortal kombat, ma uno dei miei preferiti è stato Scooby Doo Unmasked, ci passavo ore e ore, una volta giocandoci sono addirittura caduto dalla sedia saltando insieme a Scooby 😂.
Invece per quanto riguarda il periodo dopo la partenza di mio fratello ricordo benissimo gta4 e Assassin’s Creed 3, dato che sono regali che mi ha fatto lui e quando ci giocavo mi rendevano felice.

Come ti schieri nella console war? Nintendo o Sega? PlayStation o Xbox? O guardi dall’alto verso il basso tutti questi e giochi con il PC? 

Non ho mai avuto una console della Sega, quindi non posso dire nulla riguardo al primo confronto, invece sono molto familiare con il secondo, dato che ho avuto due console sia della Sony che della Microsoft.
Fino a qualche anno fa molti ritenevano Sony migliore perché sulla PS3 si poteva giocare online gratis, a differenza della 360.
Ormai non c’è più questa differenza, in quanto con le ultime console il servizio online è a pagamento, poi per quanto riguarda le prestazioni siamo lì, fino ad oggi l’Xbox ha avuto la console migliore, ma ora devono uscire quelle di nuova generazione ed entrambe promettono molto bene.
Tutto sommato è un tira e molla, l’unica vera differenza tra le console sono le esclusive, ovvero i giochi disponibili solo per una delle due, e questo ti spinge a scegliere una o l’altra a seconda di cosa vuoi giocare.
Io ora preferisco play solo perché posso giocare con i miei amici.
Vorrei dire che questa “guerra” sia insensata, ma pensandoci la maggior parte delle invenzioni e migliorie nella storia sono nate con fini bellici.

Il tuo livello preferito di un gioco? Che sia una boss fight, un livello o un ambientazione in particolare che ti è rimasta impressa.

Non penso di avere un livello o un boss preferiti, ma devo ammettere che in uno degli Assassin’s Creed, ovvero Origins quello ambientato in Egitto l’ ambientazione mi lasciava a bocca aperta.
I tramonti visti dalle piramidi, deserti infiniti pieni di illusioni, tombe inesplorate e addirittura l’aldilà.
Tutto ciò mi ha fatt sentire minuscolo in confronto alla storia, alla cultura la religione e i segreti dell’ antico Egitto(non troppo antico😅, più o meno ai tempi di Cleopatra)

Quel gioco che ti ha proprio deluso?

Non penso di aver giocato qualcosa che mi avesse deluso, o al massimo non me lo ricordo.
C’è giusto un gioco su king Cong, che più che deludermi mi è dispiaciuto non finire perché mi faceva troppa paura.

Quale gioco ritieni sottovalutato e pensi meriterebbe più fama? 


Non saprei, specialmente negli ultimi anni non ho giocato a molte cose, e tutto quello a cui ho giocato è stato criticato abbastanza bene.

Il genere che proprio non ti piace o non fa per te?

Ci sono due generi, che non è che non mi piacciano, ma non mi piace giocarli da solo, ovvero gli sparatutto tipo CoD e quelli sportivi, specialmente di questo ultimo genere non capisco il senso di comprarne uno nuovo ogni anno.

Il titolo che hai rivalutato.

Penso Fortnite, ma in negativo.
Non so veramente il perché, ma se all’inizio ci giocavo molto con i miei amici, con il passare del tempo mi ha annoiato sempre di più, probabilmente a causa del fatto che la gente ha iniziato a giocare in modo troppo competitivo e a costruire torri(non so proprio come spiegarlo a chi non è familiare con il gioco), e non mi divertivo più.
Devo ammettere però che non è una risposta molto coerente con la domanda, in quanto non è colpa del gioco in se, ma dell’ utente medio.

Quale gioco secondo te meriterebbe un remake? 

Ora che mi è tornato in mente, il gioco su Scooby Doo, degli altri bene o male, i remake li hanno fatti, ma mi manca molto giocare a quel gioco, e gli sono molto legato soprattutto perché mi ricorda appunto gli anni passati insieme a mio fratello, prima che tornasse in Romania. Sono sicuro che un remake piacerebbe a molta gente, sia giovani e quelli più grandi, ma a me farebbe addirittura piangere.

Pubblicato in: Senza categoria

Caro diario – 03/10/2020

03/10/2020

Caro diario,

Come spiegarti la sensazione che provi nel momento in cui ti ritrovi da sola, senza supporto e senza aiuto, ma in qualche modo riesci comunque a fregartene e, in meno di mezza giornata, celi tutto dietro la tenda dei tuoi ricordi. Ovvio, certi atteggiamenti non li posso dimenticare, alcuni nemmeno ignorare, dato che li vivo quotidianamente, ma con il tempo, te lo giuro, sto imparando a concentrarmi di più sulla mia felicità in relazione agli altri e meno sulla felicità altrui in relazione a me. Non so se mi sono spiegata, quest’ultima frase era abbastanza contorta. Quel che voglio dire è che ho capito che non vale minimamente la pena di stare male per riuscire a dare una buona impressione di sé agli altri. Piuttosto, è meglio rivolgersi direttamente a qualcuno capace di ascoltarti e che crede in te. I primi però in cui dobbiamo credere siamo proprio noi stessi. In fondo la vita è nostra, ogni istante regalato, il futuro ci è concesso in conseguenza al presente.

Io sono attraversata da un turbine di felicità, diciamo che sono un polo positivo attratto, ahimé, solo da cariche negative. Non posso far altro che preoccuparmi per tutti e dannarmi per trovare una soluzione.

Te che mi conosci, saprai benissimo che, per dato fisiologico, sono condatnbata ad un calo dell’umore ciclico. Non è una malattia il disturbo dell’umore o la depressione da stress come lo si voglia chiamare, ma come tale, se incurabile, può essere alleviata. Io sto lavorando molto sul mio corpo, sulle mie reazioni fisiche e mentali e sul mio orologio psicologico che non smette mai di battere l’ora della condanna. Sento suonare un allarme quando si avvicina la “fase no”, riconosco i “sintomi” e, se cado, l’unica cosa che posso fare è cercare di rialzarmi il prima possibile.

Dopo tutto questo sfogo di negatività, c’è una cosa importante che vorrei dirti, amico mio, ovvero che sono tre volte che sento il mio cosiddetto “campanello di allarme” che poi si da il caso essere un “falso allarme”.

A febbraio faccio un anno che non sto male, ma a maggio faccio due anni che non sto davvero male male.

Cosa farò oggi ti chiederai? Apparte sognare ad occhi aperti ma con la testa sulle spalle, andrò a scuola (e ne sono contentissima), farò il compito di latino (versione di Cicerone) e poi tornerò a casa con un mio amico per studiare insieme scienze (DNA in inglese, ma tanto è ciò che più mi piace della materia), analisi con ripasso delle funzioni e infine una carrellata di check in siti e simulazioni di alpha test di Medicina.

Tutto qui!

Ora vado a prepararmi.

Grazie per ascoltarmi sempre nel tuo silenzio.

Laura

Pubblicato in: Senza categoria

Game over, la tag dei videogiochi

Buongiorno lettori, non sono stata nominata da nessuno, ma ho accettato l’invito di Elena e Laura del blog omonimo a partecipare ad una breve intervista sui videogiochi. Colgo l’occasione per esprimere la mia stima nei confronti delle due sorelle. https://elenaelaura.home.blog/2020/10/01/game-over-la-tag-dei-videogiochi/ È inutile dirvi quanto sono brave e talentuose perché le conoscete già. Io non mi perdo un loro articolo o nuovo post sulla pagina Instagram. Poi io e Elena abbiamo gli stessi gusti letterari e tutte e tre vogliamo vedere concretizzato il nostro sogno di scrittrice con la pubblicazione del nostro romanzo. A loro manca poco, io invece non mi sento ancora pronta abbastanza per lanciarmi allo scoperto. Detto questo, vi avverto non gioco ad un videogioco da secoli!

Qual è stato il tuo primo approccio ai videogiochi? 

Ero molto piccola e vidi mio padre che giocava con il Nintendo. Fino a quel momento avevo solo giocato con i miei pupazzi e i miei amici immaginari protagonisti di tutte le mie storie, ma qualcosa mi diceva che quel “coso” che mio padre teneva tra le mani aveva un che di mitico. Poi quel Nintendo passò a mio fratello e d’estate ci divertivamo a giocare a Mario Cart o Mario Bross, ma il mio preferito era un gioco il cui scopo era accudire un elefante del circo😅🐘.

Qual è stata la tua prima console? E in seguito? 

Come ho detto nella risposta precendente, ho iniziato con il Nintendo ma poi, visto che mio fratello e mio padre sono drogati di videogiochi, avevamo la possibilità di scegliere tra Nintendo (ben due), PS3 e anche Wii. Ora invece abbiamo l’Xbox ma non mi è consentito accedere senza l’autorizzazione del mio fratellino.

I titoli che più hanno definito la tua vita da videogamer? 

Uncharted sicuramente. Mio fratello era il braccio e io la mente. Mi ricordo che eravamo una squadra imbattibile e, appena arrivava il nuovo gioco, rimanevamo ore a scervellarci per risolvere enigmi e a sbloccare meccanismi, oltre ad ammazzare chiunque intaccasse il nostro cammino. Altri due giochi favolosi sono stati Il padrino e Sherlock Holmes della Wii. Ah, e poi io sono stata imbattibile all’NBA finché mio fratello non ha sviluppato i suoi pollici, quindi è durato per poco questo mio primato.

Come ti schieri nella console war? Nintendo o Sega? PlayStation o Xbox? O guardi dall’alto verso il basso tutti questi e giochi con il PC? 

Attualmente non gioco ad alcun videogioco se non per stare con mio fratello e assistere mentre gioca a Tomb Rider, Call of Duty o ad altri giochi del genere. Ogni tanto ci sfidiamo ancora a basket ma non c’è storia: vince sempre lui. In compenso io mi faccio una cultura di giocatori NBA sia di oggi che di ieri.

Il tuo livello preferito di un gioco? Che sia una boss fight, un livello o un ambientazione in particolare che ti è rimasta impressa. 

Certamente il livello di Uncharted dove mi ritrovai nel bel mezzo di una stanza enorme e dovetti risolvere un enigma spinoso facendo ruotare in un certo ordine delle grandi torri. Mi ricordo che poco prima bisognava risalire un pozzo e nascondersi dai nemici.

Quel gioco che ti ha proprio deluso.

Non lo so, come ho detto non ho una grande cultura a riguardo e penso che, se ci fosse mai stato un videogioco che non ho apprezzato, non lo ricorderei proprio per questo motivo.

Quale gioco ritieni sottovalutato e pensi meriterebbe più fama? 

Non so quanta fama abbia Uncharted, ma credo sia fatto molto bene. Diventerei euforica nel sapere dell’uscita di una nuova missione.

Il genere che proprio non ti piace o non fa per te? 

Quelli sugli sport come il calcio, oppure quelli dove non devi far altro che premere il grilletto e spargere sangue.

Il titolo che hai rivalutato. 

Non saprei🤔, scusate!!🙃

Quale gioco secondo te meriterebbe un remake? 

Sarò ripetitiva ma suppongo proprio Uncarthed, non solo perché ha saputo coinvolgere me, ma perché mi ha permesso di passare estati intere con mio fratello, quando era ancora piccolino e prepotente e ci volevano imprese per farmi entrare nelle sue corde. Ho dovuto subire molto, ma non me ne pento, assolutamente. Dico sempre che noi siamo alleati e che insieme facciamo la forza. Lui sta a me come il mascarpone sta al caffè nel tiramisù.

Ho finito! Ho cercato di non limitarmi a risposte secche solo per far sembrare che io sia esperta di videogiochi quando non è vero, ma se mio fratello vorrà riporterò qui la sua intervista, anche mio padre magari.

Come Elena e Laura lascio a voi la scelta di partecipare o meno.

Buona giornata a tutti!

Vi penso sempre,

Laura

Pubblicato in: Senza categoria

Risvegli

Buongiorno!

Oggi il mio risveglio è stato abbastanza tormentato, perciò piuttosto che dannarmi per riprendere sonno, mi sono portata avanti con alcune questioni scolastiche. Mentre ero seduta sul divano, come in questo istante, il mio occhio è stato catturato dal fascicolo sul tavolo alla mia destra. Quel malloppo di fogli è l’ennesima stampa del mio racconto Il sogno di Charlotte. Inizialmente volevo pubblicarlo, ma poi una mia saggia prof delle medie mi ha consigliato di aspettare prima di mostrarmi pubblicamente. Perciò ho deciso di contattare il comune del mio paese tramite la bibliotecaria e loro hanno subito accettato la mia proposta di lasciare una serie di miei racconti, compreso questo, a disposizione di tutte le bambine e le ragazze che si recheranno lì per prendere in prestito un libro. Sono molto emozionata, proprio oggi devo andare in biblioteca. Sono anche molto fiduciosa però, perché pian piano sto imparando a credere di più nel mio talento e ad essere meno permalosa. Mi lascio scivolare addosso tutta la cattiveria e assorbo come una spugna ogni sorgente di amore e positività.

Laura

Pubblicato in: Senza categoria

Emily e il ciondolo perduto – incipit

È un freddo giorno di pieno inverno e l’aria che si respira è tremendamente cupa e triste. Emily alza il suo visino e non riesce e distinguere nulla tra la folla, se non una serie di sagome tutte vestite in abito nero. Basta, non ne può più, ha bisogno di respirare e lì non ci riesce. Perciò, si volta di scatto e inizia a correre più veloce che può. Nessuno si accorge di lei, o meglio nessuno si rende conto della sua improvvisa assenza. In questi minuti che seguono la piccola Emily inizia a sentire dentro la sua testa un sovrapporsi di voci, riconosce subito quella della madre. – Mamma – dice poi lei con un filo di voce. È in quel momento che il fratello maggiore, Brian, la raggiunge. Lui le fa segno di avvicinarsi ed Emily d’istinto si tuffa tra le braccia del fratello, che sono il doppio delle sue. Con quel tocco, come per magia, Emily dimentica per un secondo gli eventi dell’ultima settimana, ma le lacrime, quelle no, non si arrestano e, per la prima volta dalla tragedia, il pianto sgorga impetuoso dai suoi occhi blu.

Ciao! Questo è l’inizio di una nuova storia, nata giusto 15 minuti fa. Non so nemmeno io di cosa parla, ma era da un po’ che mi frullava in testa un qualcosa che c’entrasse con una bambina e un ciondolo, perciò ho semplicemente unito le due cose ed è venuto fuori questo titolo. Speriamo che arrivi piano piano alla fine di questa storia, che già il mio cervello sta elaborando e devo dire che lo sta facendo con una certa rapidità.

Se il racconto avrà quel minimo di successo sperato, lo manderò ad ABIO.

Per ora non posso iniziare il corso come volontaria a causa del covid, ma un giorno sarò anche io tra quei bambini con le facce spaventate ma un cuore che vive di battiti colorati. Sarò sempre io che leggerò ai piccoli le mie storie.

Buona serata a tutti,

A presto,

Laura

Pubblicato in: Senza categoria

Prison break

Ciao a tutti lettori,

Quasi un anno fa ho aperto il mio blog e mai avrei pensato che un giorno la mia assenza si sarebbe sentita così tanto. Perciò, prima di tutto vorrei ringraziarvi. Posso solo dirvi che per ora sono tornata e continuerò a scrivere giornalmente.

In questo articolo recensirò una serie TV di Netflix, Prison break, di Paul Scheuring. Partendo dal presupposto che si tratta della quarta, forse quinta, serie di tutta la mia vita, chi mi ha convinto è stato mio fratello. Inizialmente ero molto dubbiosa, ma per una volta ho deciso di fidarmi di lui. E ho fatto proprio bene!

La serie è composta da cinque stagioni e a breve uscirà la sesta. Io per ora sono all’inizio della quarta, il che è meglio per una recensione che non richieda troppi spoiler, anzi cercherò proprio di non farli.

Il titolo Prison break è dovuto al fatto che i protagonisti della serie escogitano continuamente piani per evadere di prigione e, anche una volta fuggiti, devono cercare il modo di non farsi trovare. In realtà la mente di tutta la banda è Michael Scofield, un ingegnere che volutamente finge una rapina in banca per finire a Fox River, la prigione in cui il fratello Lincoln Burrows subirà la pena di morte da lì a poco.

Michael dimostra che l’unico suo obiettivo è salvare il fratello, nient’altro. Prima che tutto questo avvenga, Michael si fa tatuare sulla schiena l’intera planimetria della prigione che lui stesso ha progettato anni prima.

Dentro le sbarre conosce il suo compagno di cella Fernando Sucre e tra di loro si consolida subito un legame di fiducia reciproca.

Con il passare dei giorni gli evasori non sono più due ma aumentano fino ad arrivare a sette: Scoffiled, Barrow, Sucre, Abruzzi, Tibek, Franklin e il vecchio Westmoreland.

La trama è davvero complessa e mi sono accorta, scrivendo, che è impossibile raccontarla senza specificare alcuni dettagli. Perciò ho deciso di passare direttamente alla descrizione dell’eroe della serie, Michael. Lui oltre ad essere un genio capace di inventare un piano sul momento, è anche una persona di buon cuore, di fiducia, che non lascia mai un conto in sospeso.

Una cosa sola non aveva previsto, di innamorarsi. Sara Tancredi, l’infermiera dei detenuti, colmerà con il tempo il vuoto che regnava da anni nel cuore di Michael e insieme, si aiuteranno per superare i mille ostacoli che si presenteranno lungo il loro cammino verso l’impossibile.

Ho appena notato che recensire una serie è molto difficile perché alla fine ogni nuova stagione è come se fosse un nuovo capitolo della storia. Quindi sicuramente chi conosce Prison Break impallidirà durante la lettura dell’articolo.

Quel che apprezzo di più di questa serie è l’ignegnosità dei piani escogitati da Michael, il senso costante di ansia di essere scoperti e risbattuti in prigione (tu con il tuo personaggio), i legami che si rafforzano sempre di più, il passaggio da nemico ad amico da una stagione all’altra… Insomma, ci sono diverse ragioni che mi spingono a stare incollata ore e ore di fronte allo schermo.

Spero che questa mia recensione un po’ improvvisata vi abbia leggermente incuriosito. Io vi consiglio la visione, altrimenti volendo esiste anche il film. La serie è del 2005 perciò il film sarà di qualche anno prima.

Fatemi comunque sapere se già la conoscevate o se avete intenzione di guardarla.

Per ora vi saluto e a breve, forse anche domani, tornerò con una nuova recensione, ma questa volta di un libro.

A presto!

Laura

Pubblicato in: Senza categoria

Frammenti di vita

Distesa su un telo ancora umido,

Mi godo la ricchezza del momento.

Accarezzata dal filo del mare,

Il suono melodico delle onde

Accompagna il vuoto del mio silenzio.

Io sono dispersa completamente,

Incantata da questa oasi dorata.

E pesco dai miei ricordi lontani,

L’ultimo pezzo della mia storia.

Riverso nella bottiglia vetrata

Questo frammento unico di vita.

Uno, due, tre respiri profondi,

Cedo il posto all’immensità del mare

E poi un giorno il vento stabilirà

In quale remota spiaggia approderà.

Anche se i pezzi non combaceranno

Quel che conta è che ognuno custodirà

La piccola e segreta parte di me,

La mia incomprensibile fantasia,

Mischiata ad una dose di follia.

Laura

Pubblicato in: Senza categoria

In cerca dei miei ricordi

https://emozionifeed.it/

In angoli remoti del passato

Rivedo la mia immagine sfocata

Dolce, piccola e innocente

Cospargevo le galassie di amore,

Sognavo alla cieca,

dove il mio istinto mi spingeva.

Vorrei riappropriarmi di quell’esile corpicino

E non pensare più a niente,

Con il cuore tra le nuvole

E la mente assente

Fa male, fa male crescere.

Diventi così grande che poi temi di scoppiare,

Di non essere più all’altezza di questo mondo

Che non è in grado di seminare amore.

Ed io ora sto così, con una penna in mano e i battiti a mille.

Annebbiata dall’odio e da gocce cadenti.

Se potessi, esprimerei un desiderio:

Iniziare a volare,

senza smettere di battere le ali,

correre senza mai voltarmi indietro.

Ignara dell’amaro giudizio altrui

Laura💘

Pubblicato in: Senza categoria

Caro diario…

Caro diario

Mi sento sull’orlo di un precipizio, ma non uno di quelli bui e tristi dove ti ritrovi faccia a faccia con la morte. No no, anzi. Questa mia sensazione mi sta liberando l’anima da tutte le mie preoccupazioni, dei mie dubbi sugli altri e sopratutto su me stessa. Negli ultimi soli ho capito che io sono una ragazza in gamba e talentuosa per il semplice fatto che sono sempre stata determinata a raggiungere i miei obiettivi.

C’è solo un piccolo problema, cambio idea spesso sul mio futuro. Però, ora che ci penso bene, alla fine è una bella cosa. Significa che mi interesso un po’ di tutto e che sono portata per diverse cose.

Ieri una mia amica mi ha dato un’idea bellissima. Io voglio studiare sia architettura che medicina. Quello che è saltato fuori è questo: mi prenderò due lauree, ovviamente la seconda dovrà essere qualcosa di più soft rispetto a medicina per questione di tempo, quindi opterei per ricerca scientifica.

Dopodiché partirò per il Sudamerica (che amo tanto e proprio per questo sto imparando lo spagnolo da autodidatta) e progetterò una struttura di cura e accoglienza per bambini poveri e malati. In questo modo avrò conciliato le mie due grandi passioni.

Ma non finisce qui. Nel tempo che mi resta continuerò a coltivare la passione per la danza e per la musica e anche quella per la cucina. Sento già che sarò una madre fantastica e accoglierò tutti come se fossero figli miei. Quindi vorrò anche fare l’architetto pasticcere e creare edifici in miniatura o anche piccole città in pasta frolla.

Amico mio, per quanto riguarda la mia vita sentimentale sto facendo passi da gigante, ma credo che sia perché solo adesso i ragazzi si sono accorti della mia esistenza e parecchi fanno di tutto per entrare nel mio mondo. Ma io non ci sto! Ci si innamora dell’interiorità di una persona e non del suo aspetto fisico. Io mi sto dando da fare con lo sport e con la ginnastica. La mattina corro spesso e faccio camminate che arrivano anche ai 10 km.

Per il resto tutto a posto. Ora mi trovo spaparanzata sul divano e sto aspettando l’arrivo dei miei parenti siciliani, venuti apposta per il mio compleanno. Vi avviso già che durante la mia vacanza in Sicilia non toccherò il telefono se non quando mi alzo e quando vado a dormire per controllare le notifiche più importanti. Ho già però in serbo una sorpresa per voi, per ringraziarvi del sostegno che mi avete dato dal primo momento qui su wordpress. Avevo già detto che per me wordpress è una grande famiglia virtuale e qui ho trovato diversi amici. In modo particolare Yle, Elena e Laura, Ele, Ale, Sara, Sabry, Cate. Ce ne sono molti altri ma loro sono già da tempo nel mio cuore.

Caro diario ora ti lascio che vado ad allenarmi.

La tua confidente segreta

Pubblicato in: Senza categoria

E così…

Questa è la poesia di un amico che frequenta il liceo linguistico della mia stessa scuola.

(https://instagram.com/robert_baltatu?igshid=1t39738uyxe7q)

La poesia in questione è stata portata ad un concorso di scrittura poetica e attende un responso.

E così vieni strappato dalla tua fantasia.

L’eternità non è poi eterna.

E pensi :” È l’istinto animale? “

E così scopri che la realtà ti ha riso in faccia.

Dietro quel sorriso si nascondeva il tuo subconscio.

Dietro quel tocco, pelle in fiamme,null’altro che l’assaggio del tangibile, del vero.

E così lasci andare, il tuo corpo segue la corrente, sudi, tremi, trascendi.

E così impazzisci, la tua mente non ti appartiene più.

Non ti è mai appartenuta.

E così, la consapevolezza che tutto ha una fine ti consuma.

Non c’è fiamma nella terra ma carne marcia, non c’è convinzione ma illusione.

E così l’essenza, imperitura, idilliaca,

diventa una gabbia dalla quale evadere.

Ma non c’è evasione, ahimé, il vuoto ti aspetta al capolinea.

E così lo percepisci.

Era lì da sempre, come hai fatto a non vederlo?

E così, al pari di un automa,ti rifugi nella monotonia della quotidianità.

Uno due, uno due.

Non a caso i numeri sono infiniti.

E così ti chiedi se quest’infinito sia calcolabile.

Lo sai, ma ormai sei un rifugiato.

E così ti disperi, ti rinnovi, cambi.

Non senti più, il freddo ti avvolge.

E così esali il tuo primordiale respiro.

Uno due, uno due.

E così,occhi aperti,aria nel polmoni,

vivi.

.

…come mai?

Che ne pensate? Avete ragione, è molto bravo e sapete perché? Perché lui è come me, è già da tempo che ha iniziato a lottare e a distinguersi per cambiare le cose nel mondo e, come me, poco alla volta ci riuscirà.

Laura