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Il potere della danza: una forza a 360°

Questo è un vecchio articolo scritto a dicembre dell’anno scorso. Ho deciso di ripubblicarlo perché all’epoca non mi conoscevate ancora. Buona lettura!

Finalmente è giunto il momento di dedicare una sezione del mio blog ad una mia grande passione, la Danza.

Ballo fin da sempre, anche quando nuotavo nell’utero materno, anche quando muovevo i miei primi passi, da quando ho iniziato a camminare sulle punte per sentirmi grande, da quando, per fare una giravolta troppo brusca, sono caduta e mi sono sbucciata il ginocchio.

Ballo anche quando sto male, soprattutto in quei momenti, la danza crea in me quella scia luminosa che mi riavvicina al sentiero smarrito, che, dall’oscurità della foresta, mi fa ritrovare la mia dimora.

Ballo quando sono incazzata, con me o con gli altri, do sfogo ai miei pensieri, li materializzo, li trasformo in gesti e comunico tutta la mia rabbia attraverso il mio corpo.

Ballo quando sono con mio padre e, per strappargli un sorriso e ricevere qualche coccola da lui, sono costretta ad esibirmi in una danza approfittatrice e mostrare tutto il mio amore nei suoi confronti, solo per ricevere una qualche sua attenzione (gli dedicherò presto una pagina solo per lui).

Ballo anche con mia madre, quando in cucina, l’ambiente delle nostre confessioni, ci completiamo a vicenda, io prevedo i suoi passi e lei i miei. Camminiamo ad un metro di distanza senza toccarci, ma in modo che, se dovessimo cedere improvvisamente, ci saremmo l’una per l’altra. Io e mia madre siamo due lune opposte o due lune che si rivolgono la stessa faccia, a volte brilliamo della luce riflessa dell’altra. Ci sono volte, quando la luna ti rivolge la schiena, che stare insieme, a contatto, non ha più senso. Alimentiamo solo il nostro fuoco interiore e lo sputiamo una contro l’altra rovinando i momenti che in un futuro ci potrebbero far soffrire. Dico sempre che, citando le parole di Ultimo, lei è:

la cosa più bella che indosso, è risorsa, è il cielo, è il mondo. È la strada che porta alla vita. È una donna instabile e senza paura. È la piccola stella che porto nei momenti in cui non ho luce!

Ma torniamo di nuovo alla danza. Io ballo con i professori, quando tentenno durante un’interrogazione.

Ma l’unico luogo in cui io posso ballare a 360° non è la sala di danza, ma la mia camera.

Da sola io ballo per me stessa e rifletto la mia anima attraverso le forme sinusoidali che, passo dopo passo, il mio corpo assume a seconda della scansione che la musica in quel momento mi dà. Ed è solo nella solitudine della mia stanza, il mio porto sicuro, è da quel piccolo angolo buio, che io ben presto spiccherò il mio primo volo.

La danza è passione.

La danza è emozione.

La danza è sacrificio.

La danza è ragione e istinto insieme.

La danza è il mio cibo, la mia idea di sazietà.

La danza è riposo, ma anche rinascita, rigenerazione, crescita e maturità.

La danza mi dà pace, mi affida il suo coraggio,

la sicurezza,

i pianti e i sorrisi,

il nero e il bianco,

nonchè tutte le sfumature di colore nascoste nella luce, fin quando l’Arcobaleno svela così il loro segreto.

Io ho inziato a frequentare corsi di danza moderna, non molto presto, avevo 12 anni e questo è il mio settimo anno di danza.

Il mio maestro, che è rimasto sempre lo stesso, non è stato e non è ancora adesso solo il mio maestro di danza, ma ho scoperto proprio ieri, che Lino è il mio maestro di vita.

Lo dicevo a mia madre prorpio ieri sera (queste giornate sono particolari, intense ma stancanti emotivamente), le ho detto queste parole:

“Mamma, non te la prendere, ma ultimamente, non solo oggi che stai male e hai la febbre alta, che Io e Te, per quanto ci sforziamo di stare vicine, una forza ci allontana. Fisicamente ci siamo sempre l’una per l’altra, ma sento che non puoi arrivare a capire tutto quello che provo, se continuo con ostinazione a farti vivere la mia vita indirettamente.

Non dico che rinuncio alle nostre confessioni al calar del sole, agli abbracci, ai baci della buonanotte. Non rinuncio alle passeggiate fatte con te sul lungomare mediterraneo, dalla cui prospettiva indichiamo con entrambi i nostri indici prima Panarea, poi Stromboli e anche Vulcano. Non dico questo, sarebbe una rinuncia troppo dolorosa. Dico solo che è meglio comunicare più a gesti e non a parole. I gesti sono veritieri, le parole sfuggono. Come diceva Omero “le parole sono alate”. Piuttosto, ecco, per entrare in comunicazione, potresti leggere direttamente i miei scritti, fare come tutti i miei lettori sul blog. In fondo ho aperto un blog per aprire anche me stessa e farmi conoscere.

Ti dedico quest’ultima parte.

Ma dato che il titolo è la danza (ne farò altri su questo tema), vorrei dedicarlo al mio maestro, Lino. Che ieri mi ha insegnato a chiudere gli occhi e a riaprirli per vedere finalmente le stelle, quei puntini luminosi che da lassù mi indicano la strada e mai più mi faranno sentire sola in un Mondo che non sempre ti dà le chiavi di accesso.

A presto,

Buona giornata.

Laura,

La ragazza dalla penna doro