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Il quaderno dell’amore perduto, di Valérie Perrin

Ciao a tutti,

Ho appena finito di leggere il romanzo di esordio di Valérie Perrin, Il quaderno dell’amore perduto. Devo dire che non conoscevo questa scrittrice, ma il giorno del mio diciottesimo compleanno, il 12 agosto, mi sono ritrovata nell’immensa libreria Mondadori in piazza Duomo a Milano e sono stata letteralmente catturata dal titolo e dalla copertina di questo libro. Una ragazza con in mano una valigia blu su una spiaggia deserta e un gabbiano che vola libero in cielo.

Riporto qui la trama.

La vita di Justine è un libro le cui pagine sono l’una uguale all’altra. Segnata dalla morte dei genitori, ha scelto di vivere a Milly – un paesino di cinquecento anime nel cuore della Francia – e di rifugiarsi in un lavoro sicuro come assistente in una casa di riposo. Ed è proprio lì, alle Ortensie, che Justine conosce Hélène. Arrivata al capitolo conclusivo di un’esistenza affrontata con passione e coraggio, Hélène racconta a Justine la storia del suo grande amore, un amore spezzato dalla furia della guerra e nutrito dalla forza della speranza. Per Justine, salvare quei ricordi – quell’amore – dalle nebbie del tempo diventa quasi una missione. Così compra un quaderno azzurro in cui riporta ogni parola di Hélène e, mentre le pagine si riempiono del passato, Justine inizia a guardare al presente con occhi diversi. Forse il tempo di ascoltare i racconti degli altri è finito, ed è ora di sperimentare l’amore sulla propria pelle. Ma troverà il coraggio d’impugnare la penna per scrivere il proprio destino?

Una storia delicata e commovente, un’autrice capace di descrivere con efficacia e tenerezza ogni sfaccettatura dei sentimenti: sono questi gli elementi che hanno conquistato la critica e che rendono Il quaderno dell’amore perduto un romanzo destinato a restare a lungo nel cuore di tutti i lettori che credono nel potere dei ricordi e dell’amore.

La storia è costruita su due binari paralleli. Una è raccontata dalla protagonista Justine, una ragazza di 21 anni che vive in un paesino della Francia insieme al cugino/fratello Jules e i nonni paterni. L’altra è la storia della sua paziente Hélène della casa di cura in cui lavora.

Hélène ha avuto un passato difficile, ma allo stesso tempo ha vissuto un amore preziosissimo con l’unico uomo che abbia mai amato, Lucien Perrin. (Qui mi soffermo con una nota, si tratta dello stesso cognome dell’autrice, è una coincidenza?)

Justine riporta nelle pagine di un quaderno azzurro l’intera vita della paziente della stanza 19, Hélène.

Nel frattempo alcuni segreti sul suo passato, sulle circostanze della morte dei genitori nell’incidente d’auto, che hanno reso Justine orfana a soli quattro anni, la portano a parlare prima con il nonno e poi con la nonna.

Mi ha colpito molto un pensiero di Helene, quello che ad ognuno di noi appartiene un uccello e che quell’uccello continuerà a volare sopra di te finché ci sarai.

Ho avuto quasi la sensazione che l’autrice coincidesse con la protagonista. È vero, la narrazione al presente e in prima persona spinge a pensarla così, ma davvero credetemi, mi è sembrato di scorgere delle tracce personali in alcuni dettagli della storia.

Consiglio questo libro un po’ a tutti. Non sono sicura che tutti lo possano apprezzare perché lo stile è particolare e la vicenda è scarsa di colpi di scena, ma sicuramente la storia, seppur lineare, cattura l’attenzione del lettore.

Buona domenica sera!

Laura

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