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Niente di nuovo sul fronte occidentale, di Erich Maria Remarque

Cari lettori, ciao! Eccomi di nuovo tornata dopo oltre un mese di assenza. La mia incostanza sul blog è un segno evidente della mia incostanza nella vita. Alterno mesi di grande attività, pensieri positivi e progetti, a intere settimane di inattività, pessimismo e scarsa fiducia in me stessa. Per fortuna adesso mi trovo nel polo positivo.

Oggi andrò a recensire una delle ultime mie letture, Niente di nuovo sul fronte occidentale, di Erich Maria Remarque. Questo breve romanzo autobiografico mi ha letteralmente travolto e sconvolto l’anima. Mi capita ogni volta che affronto una lettura che tratta di argomenti di un certo peso.

Riporto qui la trama.

~Kantorek è il professore di Bäumer, Kropp, Müller e Leer, diciottenni tedeschi quando la voce dei cannoni della Grande Guerra tuona già da un capo all’altro dell’Europa. Ometto severo, vestito di grigio, con un muso da topo, dovrebbe essere una guida all’età virile, al mondo del lavoro, alla cultura e al progresso. Nelle ore di ginnastica, invece, fulmina i ragazzi con lo sguardo e tiene così tanti discorsi sulla patria in pericolo e sulla grandezza del servire lo Stato che l’intera classe, sotto la sua guida, si reca compatta al comando di presidio ad arruolarsi come volontari. Una volta al fronte, gli allievi di Kantorek – da Albert Kropp, il più intelligente della scuola a Paul Bäumer, il poeta che vorrebbe scrivere drammi – non tardano a capire di non essere affatto “la gioventù di ferro” chiamata a difendere la Germania in pericolo. La scoperta che il terrore della morte è più forte della grandezza del servire lo Stato li sorprende il giorno in cui, durante un assalto, Josef Behm – un ragazzotto grasso e tranquillo della scuola, arruolatosi per non rendersi ridicolo -, viene colpito agli occhi e, impazzito dal dolore, vaga tra le trincee prima di essere abbattuto a fucilate. Nel breve volgere di qualche mese, i ragazzi di Kantorek si sentiranno “gente vecchia”, spettri, privati non soltanto della gioventù ma di ogni radice, sogno, speranza.~

~Questo libro non vuol essere né un atto d’accusa né una confessione. Esso non è che il tentativo di raffigurare una generazione la quale -anche se sfuggì alle granate-venne distrutta dalla guerra.~

Solitamente sottolineo i libri che mi vengono assegnati dalla scuola in modo tale da ritrovare nel testo passaggi fondamentali nel caso il professore ci chieda di fare un lavoro aggiuntivo di analisi. Questa volta la tentazione alla sottolineatura è nata per un altro motivo. Ogni singola parola di Remarque è degna di essere letta e riletta. Dalla sua scrittura traspare l’animo di poeta che è in lui.

«Abbiamo ricevuto il cambio ieri e ora siamo a riposo, nove chilometri dietro il fronte.» Così inizia. L’autore ci pone a diretto contatto con la vita di trincea. Apre uno scorcio a quei nitidi ricordi che la Guerra gli ha lasciato.

La narrazione è al presente e questa immediatezza aumenta il senso drammatico e crudo della guerra in trincea.

«Improvvisamente, spaventosamente, ci sentimmo soli, e da soli dovevamo sbrigarcela.» (pag. 16)

Il protagonista del romanzo è Paul Baümer, un ragazzo che, insieme ad altri suoi compagni di classe, viene convinto dal suo professore di tedesco ad arruolarsi come soldato allo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Fin dai primi capitoli si accenna alla logica propagandistica che ingannevolmente convince gli studenti appena diciottenni a sottoporsi alla dura disciplina dell’esercito. La convinzione, non solo di Paul, ma anche di tutti i suoi compagni, è quella di essere stati spinti alla guerra da un sentimento nazionalistico, da una volontà di difendere la loro patria dal nemico comune. Con il passare dei mesi sul fronte, le stagioni cambiano e con esse anche la prospettiva di Paul sulla guerra muta definitivamente.

Al fronte Paul conosce un soldato un po’ più grande di lui, Stanislaus Katczinsky, soprannominato Kat, che diventa fin da subito una figura di riferimento per Paul. La loro amicizia si consoliderà sotto un cielo di bombe a mano, baionette, gas e tanto sangue.

«Ma importante fu che fra noi venne in tal modo sviluppandosi un forte sentimento di solidarietà, il quale poi al fronte si innalzò a ciò che di più bello abbia prodotto la guerra: il cameratismo.» (pag. 25)

Dopo poco tempo le prospettive del futuro cadono nella nebbia. L’importante sul fronte è pensare all’oggi, a sopravvivere, ad adottare la giusta tattica, ad individuare il nemico stando in ascolto dei rumori. Avere la mente fredda senza farsi sopraffare dal sentimentalismo.

Se non fai tutto questo – dice Remarque – per te non resta che invocare una morte indolore.

Il silenzio. Sul fronte il silenzio è assente. I rumori delle armi da fuoco si sovrappongono incessanti bombardando la testa del soldato.

«Il silenzio diventa lungo e vasto. lo mi metto a parlare, debbo parlare. Mi rivolgo al morto e gli dico: «Compagno, io non ti volevo uccidere. Se tu saltassi un’altra volta qua dentro, io non ti ucciderei, purché anche tu fossi ragionevole. Ma prima tu eri per me solo un’idea, una formula di concetti nel mio cervello, che determinava quella risoluzione. Io ho pugnalato codesta formula. Soltanto ora vedo che sei un uomo come me. Allora pensai alle tue bombe a mano, alla tua baionetta, alle tue armi; ora vedo la tua donna, il tuo volto e quanto ci somigliamo. Perdonami, compagno! Noi vediamo queste cose sempre troppo tardi. Perché non ci hanno mai detto che voi siete poveri cani al par di noi, che le vostre mamme sono in angoscia per voi, come per noi le nostre, e che abbiamo lo stesso terrore, e la stessa morte e lo stesso patire … Perdonami, compagno, come potevi tu essere mio nemico? Se gettiamo via queste armi e queste uniformi, potresti essere mio fratello, come Kat, come Alberto.» (pag. 160-161)

Questo libro è famosissimo e sono sicura che la maggior parte di voi lo avrà letto in passato, probabilmente quando eravate ancora più giovani di me. Io comunque mi sento di consigliarlo a tutti coloro che desiderano immergersi in una lettura piacevole, profonda, commovente e soprattutto, per quando terribile sia, vera!

♡~Laura~♡

8 pensieri riguardo “Niente di nuovo sul fronte occidentale, di Erich Maria Remarque

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