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La nostra lingua: madre della nostra nazione

L’Italiano è la nostra lingua. All’estero siamo conosciuti come italiani, nient’altro. Allo stesso modo i francesi e gli inglesi, ma noi portiamo all’interno del nostro bagaglio di storia un’infinità di contenuti letterari e culturali che hanno contribuito e segnato la nostra lingua, rendendola immortale. Come si potrebbe anche solo pensare ad un tramonto di Dante, ad esempio, colui che ha coniato l’italiano, il nostro Italiano, e che tutt’oggi parliamo e scriviamo? Come potremmo abbandonare una lingua che è stata madreadei più grandi scrittori? Pensiamo a Manzoni, a Foscolo, a Petrarca, a Tasso, ad Ariosto, a  Calvino e ancora a moltissimi altri autori, esempi illustri che hanno attraversato le ultime ere della nostra storia. Semplicemente non si può. Quando qualcosa viene trasmesso ad un altro e ad un altro ancora, in modo tale da creare una catena che potrebbe continuare all’infinito, allora il segno della lingua non ha orizzonti, non ha un punto in cui si ferma, non è destinata a svanire dalle bocche di inchiostro di tutti. Siamo fieri di essere italiani, il solo pronunciare queste poche sillabe ci contraddistingue e ci trasmette un senso patriottico non da poco. Parliamo sempre di italiani quando dobbiamo tirare in ballo la nostra nazione, parliamo di Italiano per quanto riguarda la materia che studiamo a scuola, e parliamo ancora di italiano quando dobbiamo parlare con qualcuno che è straniero. Insomma, abbiamo creato un marchio di fabbrica quando, secoli fa, i primi scribi traducevano i testi in lingua italiana, magari dal greco o dal latino, o da altre lingue che stavano nascendo. Perchè è vero, una lingua nasce, non esiste dal principio, in compenso molte volte, non sempre ovviamente, non tramonta. Possiamo dire che segua la scia, il carro trainante dell’intero popolo. Se il popolo scompare, allora la lingua scompare con esso, ma, se il popolo rimane e sopravvive attraverso lo specchio degli anni, dei secoli e dei millenni, allora la lingua resta, seppur con piccole variazioni dovute all’influenza della moda contemporanea. 

Bisogna pensare appunto alla lingua come la voce della propria anima, un segno che dichiara apertamente ad uno straniero chi sei e da dove vieni, un distintivo che permetta a chiunque di riconoscerti. Quindi è importante saper parlare bene, sapersi esprimere, concordare con se stessi un discorso che abbia un inizio e una fine, una testa e una coda. Perciò bisogna studiare l’italiano, ed è infatti la materia essenziale che si studia fin da piccini tra i banchi di scuola. 

Personalmente credo che l’italiano sia la materia della vita, se non la si sa, non solo la lingua ma anche la letteratura, allora non si sarà né pronti né portati per alcun tipo di mestiere. A differenza di materie come la filosofia e la matematica, o la scienza e la tecnologia, se non sai l’italiano, come anche la storia del tuo passato, allora non riuscirai mai nell’intento di affermarti in una società che non richiede altro che tu sappia parlare in maniera completa ed accettabile la tua lingua, se non qualcuna in più. Sarebbe banale dirlo, ma anche in una relazione sentimentale, se il proprio partner dovesse al primo appuntamento impappinarsi per dire una frase di senso compiuto o sbagliare il congiuntivo di un verbo o usare un gergo improprio date le circostanze, allora la storia tra i nostri due individui presi da esempio non avrebbe nemmeno il terreno su cui piantare i primi semi. Prima di tutto bisogna costruire le proprie radici e questo con lo studio della grammatica, poi bisogna confrontarsi con i grandi venuti prima di noi, ovvero gli autori emblema della letteratura italiana, infine, se si vuole imaprare a parlare bene, allora toccherà parlare tanto e, se si vuole scrivere bene, allora bisognerà scrivere molto. Anche la lettura è essenziale e rientra nello studio degli autori, ovvero nel secondo step. Ovviamente questi tre punti possono essere sviluppati in contemporanea, alternando e talvolta mischiando le cose. 

Ovviamente con tutte le premesse elencate nei paragrafi precedenti, inevitabilmente una lingua come l’italiano è minacciata da alcune contaminazioni. In epoca odierna la digitalizzazione e l’uso di termini abbreviati emoticon, di recente si sono aggiunti gli stickers, insomma tutte queste cosa che i vecchi di oggi rimproverano ai figli dei figli, un domani potrebbero estinguersi o passare allo stadio ulteriore della loro contaminazione. La possibilità di parlare e di parlare bene, è un lusso che non tutti possono purtroppo permettersi. Anche se per noi è normale, siamo l’unica specie in grado di proferire parola e di usare i propri arti superiori, ovvero le mani, per produrre un testo scritto, disegnare, o suonare musica. Il resto del creato non può. Allora avrà una sua importanza la lingua, insieme a nostro cervello, se ci ha permesso di dominare il mondo e la natura. La ragione c’è. Solo quando si oggettiva un pensiero, un’emozione o un’idea, quando la si traduce in parola, si può davvero comprenderne il significato e lo scopo a livello pratico e teorico.

Inoltre, in un’epoca dove i droni, gli automi e i robot stanno prendendo il sopravvento e quasi certamente, tra non molto, avranno preso definitivamente il nostro posto, allora sì che a quel punto la nostra lingua sarà in pericolo. Che bisogno c’è di conservare una lingua, una tradizione, se tra organismi meccanici si può comunicare con suoni e simbologie invece di una lingua propria complessa e difficile? Temo che in queste circostanze, in un futuro prossimo, la lingua sarà in pericolo, ed è allora che il mondo subirà una forte frattura, una guerra tra i conservatori di identità e i rivoluzionari robotici.

Ma allora cosa si può fare per salvare la nostra lingua? Come si fanno delle campagne per la salvaguardia dell’ecosistema, così si dovrebbero fare delle campagne per la salvaguardia della lingua, nonché della nostra stessa identità. Ebbene sì, una lingua scompare, anche tu come persona scompari, diventi una macchia anonima insignificante e invisibile agli occhi altrui. 

Quotidianamente usiamo l’italiano nelle nostre vite. Primo tra tutti, lo impieghiamo a scuola o in ambito lavorativo, per scrivere email, articoli, storie o semplicemente per parlare con gli amici o dedicare una poesia alla propria ragazza. Ma non è tutto qui. Durante la nostra giornata, vediamo e riconosciamo l’italiano anche nei cartelli stradali, nelle confezioni dei biscotti, negli annunci pubblicitari, nei film, nelle canzoni, nei libri, insomma la nostra lingua ci circonda senza nemmeno lasciare altro spazio per qualcosa di diverso. E’ vero, l’Italiano ultimamente sta venendo influenzato dall’inglese, tanto che per dire “ un mio seguace mi ha messo un mi piace”, diciamo che “un mio follower mi ha messo un like, perciò sono diventata un’ influencer.”

E’ essenziale ed importante apprezzare la propria lingua e conoscerla a fondo. Solo conoscendo bene qualcosa, la si può usare. Solo se conosci il fuoco, allora non rischi più di bruciarti, ma lo puoi usare come un’arma. Il riferimento al fuoco non è casuale. Le parole sono taglienti, sono un’arma letale se serve. Quanto possono ferire un insieme di parole ben costruite ma altrettanto dirette e cruciali? Moltissimo. E quanto può far emozionale una poesia scritta bene o quando può far venire la pelle d’oca uno scritto pieno di errori lessicali, formali e grammaticali? Sempre moltissimo. Questo per dire che la lingua è la nostra arma che ci permette di progredire, vincere, e continuare il nostro cammino secolare lungo la via tortuosa e irregolare, che è la nostra storia, il nostro presente, il nostro passato, nonché cosa più importante, il nostro futuro. 

Personalmente credo sia bellissimo vedere una parola che subisce una piccolissima variazione, o che, cambiando una sillaba o a volte semplicemente una vocale, allora la parola da noi pronunciata o scritta, a seconda della circostanza, assume un significato completamente diverso. Altrettanto bello è vedere una nuova parola nascere e prendere forma sulle bocche di tutti. Come ogni nuova creatura che viene al mondo, ha bisogno di essere battezzata, accudita e poi consegnata al vento in modo da finire come una farfalla che vola libera nel cielo nei cuori o tra le pagine di un libro. 

Una parola, una frase, un intero discorso sono la prova diretta della nostra esistenza, del nostro essere imperfetti e umani, della nostra poesia e magnifica e indiscussa arte.

Spero che l’articolo vi sia piaciuto.

Laura

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6 pensieri riguardo “La nostra lingua: madre della nostra nazione

  1. Bellissimo articolo.
    L’italiano (ma presumo accada anche nelle altre lingue) viene martoriato continuamente dall’ignoranza e dal nuovo modo istantaneo di comunicare.
    Sarà difficile preservarlo in un ambiente di massa: rimarrà relegato in piccoli contesti “culturali” quali, per esempio, alcuni blog.

    Piace a 1 persona

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