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Il sogno di Charlotte (parte 11)

La sera in cui Charlotte aveva fatto compagnia al nonno, aveva deciso di dormire con lui. Aveva riscoperto, mentre veniva cullata dalla musica di Will, che le mancavano quei momenti. Nonostante avesse riscontrato un discreto successo a Parigi e avesse migliorto la sua capacità tecnica di esecuzione, non provava la sensazione di libertà e immaginazione che aveva con il nonno. Quel pomeriggio era tornata la vecchia bambina che, otto anni prima, trascorreva ore e ore con il vecchio del villaggio Will, quando ancora non sapeva che fosse suo nonno.

In quel momento Charlotte si trovava su una sedia a dondolo nella veranda dietro la casetta del nonno. Stava fissando gli astri che brillavano, secondo diversi colori, nel cielo notturno. A Parigi questo non poteva goderselo e solo ora si rendeva conto di quanto le fossero mancate quelle semplici ma intense esperienze in natura. Lei era nata in montagna, nel verde dei prati e nel bianco della neve, nell’azzurro del cielo e nel giallo dei campi. Era lì che voleva restare. Solo allora le tornò in mente la vera ragione del suo ritorno, Lisa, la sua parente Lisa Durant. Quando il nonno si presentò all’uscio, dopo averlo aiutato a oltrepassare il gradino che era di intralcio per la sedia a rotelle, gli fece una domanda secca. «Nonno, tu sai chi è Lisa Durant?»

A quelle parole Will, anche se mezzo paralizzato per via dell’artrite, subì una scossa «Perchè vuoi saperlo?»

«La conosci quindi?»

«Aspetta Charlotte, è una lunga storia, più di quanto tu possa immaginare. È una storia che attraversa le generazioni e non so se tu sia pronta a sentirla. Pensaci, ok? E se domani vorrai davvero sapere chi è Lisa te lo dirò, ma sappi che c’è anche del brutto in quello che dovrò dirti».

Charlotte, non sapeva nemmeno lei per quale ragione, non riuscì a chiedere altro. Forse non si aspettava che il nonno la conoscesse? Forse la sua domanda era sorta così, senza nemmeno la speranza di ricevere un risposta positiva. In ogni caso, Charlotte andò a dormire con l’animo pensante, gli occhi rivolti al soffitto della stanza, e il cuore alla sera in cui, per la prima volta dopo mesi, aveva dedicato la sua canzone di apertura in un locale a sua madre, Elena, la donna che ha plasmato la sua vita e che ne ha fatte rinascere tante altre con il suo affetto sincero.

Il Mattino seguente Charlotte si alzò all’alba. Decise così di preparare qualcosa di speciale per il nonno. Optò per le crêpes. Trovò un po’ di marmellata artigianale ai frutti di bosco nella credenza e gli altri ingredienti sparsi per la casa. Il nonno non aveva proprio la minima concezione dell’ordine. Charlotte, ancora incredula, aveva trovato il sale nel cassetto delle posate e i bicchieri in quello per le conserve. Quella casa aveva bisogno di una ripulita, perciò Charlotte, terminato l’impasto e lasciato sul davanzale al freddo per un po’, prese scopa, straccio e piumino e iniziò a pulire fino a fondo.

Will entrò trascinando la sedia a rotelle e attraversò l’intera stanza fino a prendere posto a tavola. Ma Charlotte gli fece segno di uscire in veranda perché c’era una sorpresa per lui.

Gli arredi della veranda erano perfettamente in ordine come anche i vasi sul davanzale e altri piccoli dettagli che misero il vecchio di buon umore. Al centro del tavolino di legno c’era un piccolo vaso di vetro allungato con dentro dei gigli e tutte impilate una sopra l’altra, delle crêpes dorate pronte per essere riscaldate e farcite.

Will si sentì travolto da un’ondata di gioia immensa, non tanto per la colazione concreta, quanto per la contentezza di avere lì accanto a sé la sua nipotina, che inspiegabilmente, mostrava un affetto sincero per il nonno mezzo decrepito.

«Serviti pure nonno, per oggi potrai fare un’eccezione. Ho anche preparato una buonissima cioccolata calda»

«Alla gianduia?» chiese il nonno con gli occhi a cerbiatto di un bambino.

«Proprio così nonno, alla gianduia» rispose Charlotte ricordando perfettamente i gusti di Will. «Vado a prenderla, è ancora sul fuoco, tu intanto accomodati»

Prima che Charlotte potesse varcare la porta di ingresso, il nonno la costrinse a fermarsi «Charlotte…»

«Si nonno….».

«Perchè sei tornata, non è solo per Lisa vero?».

«Perchè mi mancava semplicemente casa mia. A Parigi avevo molte più comodità, ma non ero assolutamente felice».

«Penserai di restare?».

«Non ho ancora avuto modo di pensarci» rispose Charlotte al nonno senza in realtà fargli capire il suo grande desiderio di rimanere.

«Va bene nipotina, vai a recuperare la cioccolata ora prima che si inizi a sentire puzza di bruciato».

Così Charlotte si avviò verso la cucina e, dopo qualche minuto, tornò sulla veranda con due tazze fumanti di cioccolata sulle quali spruzzò un po’ di panna montata e una punta di cacao.

«Dovrebbe essere migliore di quella che facevamo tempo fa perchè a Parigi ho seguito un corso di pasticceria l’estate scorsa. Ho anche visitato la fabbrica del cioccolato e persino un museo a tema».

«C’era anche la vasca di cioccolato in cui fare il bagno?».

«No nonno, no» disse Charlotte contagiata da una spontanea risata.

Will si girò verso la nipote e ammirò la sua splendida bellezza. In quegli anni era cresciuta diventando una donna. Era proprio vero, Charlotte era una meravigliosa e bellissima. Peccato che avrebbe potuto godere di sua nipote solo ancora per qualche giorno.

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