Il sogno di Charlotte (parte 4)

La bambina fu trovata sdraiata sul prato e portata subito a casa per farla riposare. Charlotte non oppose resistenza quando sentì suo padre prenderla in braccio e nemmeno quando percepì i suoi occhi fissarla intensamente. In quei pochi istanti che seguirono la “grande rivelazione”, Charlotte non voleva pensare. Si lasciò trasportare e si abbandonò a quello che per la prima volta sembrava affettò paterno.

Così Mark adagiò la figlia sul suo letto e, rischiando un’eventuale reazione di respinta, le diede un bacio sulla fronte. Charlotte però, ancora una volta, gli permise di compiere quel gesto spontaneo. Dal momento che finalmente si trovava sola e nel suo comodo e familiare letto si addormentò.

«Mark» Helena scandì accuratamente quel nome dopo ben dieci anni.

«Tesoro, sei bellissima» marito e moglie accolsero con il più sincero e fedele amore l’altro tra le braccia. Le prime lacrime cominciarono a rigare il volto di Helena, poi Mark le poggiò delicatamente le mani sul viso, la guardò notando che era piuttosto dimagrita dall’ultima volta, ma sempre e comunque stupenda ai suoi occhi. Si era innamorato di lei diciassette anni prima e ora provava nuovamente quell’attrazione verso di lei. Si chiese come non era morto tutto quel tempo trascorso senza la sua Helena. «Non avrei mai voluto lasciarti sola con i bambini, soprattutto perché ti eri appena ammalata. Ho pregato ogni giorno per te e per la nostra famiglia, il mio primo e ultimo pensiero della giornata andava a te e mai, dico mai, ho perso la speranza perché avevo qualcuno per cui lottare. Ora sono qui e non ti lascerò più» Le labbra di Mark cercarono quelle della moglie, il loro bacio non avrebbe voluto mai finire. I due non sapevano che di lì a poco qualcosa li avrebbe di nuovo separati e questa volta per sempre.

Intanto arrivarono Noah e James che, alla vista del padre, credettero di essere tornati indietro nel tempo. Noah corse subito ad abbracciarlo, interrompendo il contatto tra moglie e marito, mentre James si limitò a fare un cenno di saluto con la testa. A suo tempo non aveva accettato la partenza del padre. La considerava come un tradimento nei confronti dei figli e della moglie. Sua madre non meritava di rimanere sola e loro di cominciare a lavorare duramente fin dalla tenera età. Nonostante la rabbia e il disprezzo, anche James gli voleva bene ed era felice che fosse tornato.

I genitori concordarono di far riposare la bambina e aspettare che fosse lei a decidere di uscire. All’interno della sua stanza Charlotte non piangeva perchè non aveva nessun motivo per farlo, dato che il padre era uno sconosciuto. Anche se le lacrime non avevano trovato il loro spazio, qualcos’altro si impossessò della piccola e questa nuova sensazione la spaventò. Sentiva che la sua vita sarebbe stata sconvolta di lì a poco e che presto avrebbe dovuto dire addio alle cose a lei più care. Non sapeva dire da dove le arrivavano quei pensieri, di solito cercava di scacciare via dalla sua mente ogni sorta di negatività. Ma quella volta era diverso, perchè sentiva il destino in persona bussare alla porta.

Per due giorni Charlotte non parlò. Il padre dopo due tentativi di avvicinamento, decise di lasciarle il tempo per assimilare tutto quanto. In realtà Charlotte non proferiva parola nemmeno con la madre e i fratelli. Non ce l’aveva con nessuno, anzi si sentiva lei stessa in colpa per la situazione. Più volte aveva pensato che il dramma della famiglia e la partenza di Mark (ancora faticava a vederlo come papà) fossero derivati dalla sua nascita. Il suo mutismo non era quindi dovuto alla rabbia, ma alla paura di dover affrontare quella nuova situazione. E poi ogni parola trattenuta si portava via l’altra e così sarebbe andata avanti per sempre. Ma tre giorni dopo l’arrivo del padre, Charlotte parlò. In realtà non furono parole per pronunciare una frase, ma la piccola aprì la sua tenera bocca per intonare un delicato canto. Mark era un musicista e Charlotte aveva una debolezza: appena percepiva della musica non riusciva a resistere, iniziava a muoversi per la stanza e a canticchiare con una voce che difficilmente qualcuno avrebbe potuto dimenticare. Helena rimase stupita dal potere che la musica aveva su di lei e fu in quel momento che capì che la musica stessa doveva diventare l’arma prediletta di Charlotte.

«Papà, scusa se per due giorni non ho voluto parlarti. Sei molto bravo a suonare, proprio come Will»

«Lo so, è stato proprio Will, tuo nonno, a insegnarmelo. Prima che io nascessi era un grande musicista.»

«E ora lo sei diventato tu? È per questo che sei andato via, che ci hai lasciati qui da soli per tutti questi anni?»

«Sì, ho girato il mondo con il mio strumento, ma non ho mai smesso di pensare voi e ad immaginarmi come cresceva la mia piccola Charlotte. Capisco se sei arrabbiata con me e capisco anche se lo siete voi due» disse Mark guardando i due figli maggiori.

«No papà, non sono arrabbiata, perchè hai deciso di tornare e di restare con noi per sempre!»

«Già…» Mark, mentre veniva abbracciato da Charlotte, guardò Helena negli occhi nella speranza che la sua presenza lo potesse confortare.

Pubblicato da dia43

Sono una diciassettenne liceale e detta in breve amo scrivere, leggere e viaggiare. Adoro tutto ciò che stimola la mia curiosità. In questo blog cercherò di mettere a frutto la mia passione per la scrittura, condividerò con i miei lettori le recensioni di libri che mi hanno maggiormente appassionata (ma non per forza) e sarò felice di confrontarmi e mettermi continuamente alla prova. A presto!!!

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